CATANIA – Cantine di Nessuno nasce dentro un tempo lungo e dentro un luogo che, più di altri, ha saputo cambiare pelle senza perdere identità: l’Etna.
Un territorio che negli ultimi trent’anni, e soprattutto negli ultimi quindici, si è trasformato profondamente: “Attribuisco l’inizio di questa rivoluzione a Giuseppe Benanti – racconta Seby Costanzo – è stato il primo a vedere lontano e a decidere che il vino dell’Etna dovesse andare in bottiglia”.
Rivoluzione del vino Etna: qualità media sempre più alta
Da lì in avanti, un movimento lento, ma inarrestabile, ha portato sull’Etna imprenditori, professionisti, persone con storie diverse alle spalle ma una visione comune, portare metodo, consapevolezza e responsabilità: “Oggi la media dei vini etnei è alta – spiega Costanzo – non ci sono più pochi eccellenti e molti scadenti: ci sono molti vini eccellenti e moltissimi buoni”.
Un salto qualitativo figlio del controllo dei processi, dell’attenzione alle uve, della sostenibilità, della costruzione di una reputazione. Seby Costanzo arriva al vino nel 2012, dopo una vita intensa da imprenditore e professionista: interior designer, pioniere dell’efficienza energetica, protagonista del mondo associativo e industriale siciliano: “Avevo cinquant’anni, ero maturo, ma ancora sul pezzo. Cercavo un progetto che parlasse di futuro”.
Produzione e filosofia di Cantine di Nessuno: boutique del vino Etna
L’incontro con l’amico e imprenditore Giuseppe Brancatelli e l’innamoramento per una terra vissuta fin dall’adolescenza – tra Nicolosi e Trecastagni – fanno il resto. Cantine di Nessuno (che oggi produce circa 25.000 bottiglie) non nasce per fare numeri: “Non volevo fare l’industria del vino – chiarisce Costanzo che è stato anche vice presidente del Consorzio Doc Etna – volevo una piccola boutique orientata alla qualità, non alla quantità”.
Un progetto costruito in modo quasi artigianale, dal vino al brand, dalle etichette alla filosofia produttiva. Il primo vino è Nuddu, recupero consapevole di una storia precedente: “Mi serviva per dire da dove venivamo, rispettare quel lavoro e allo stesso tempo segnare un passaggio”. Poi arrivano le scelte più radicali, come lo spumante Apum o la distinzione netta tra i rossi: Nuddu e Milice: “Ho capito che per rispettare davvero il territorio dovevo lasciarlo parlare, non sovraccaricarlo. In cantina si produce il vino, non si inventa”.
Filosofia del “Nessuno”: custodire il territorio dell’Etna
Il concetto di “Nessuno” è il cuore filosofico del progetto: “Noi non siamo nessuno. La terra è qui da secoli, passa di mano in mano. Io mi sento solo un custode”. Un’idea che rompe l’ego, rifiuta il confronto sterile e restituisce centralità al luogo: “Il mio compito è mantenerla, possibilmente migliorarla un po’, e darle valore”. Oggi Cantine di Nessuno racconta un’Etna autentica, fatta di equilibrio, ascolto e scelte non scontate: “Rappresentare il territorio significa lavorarlo come vuole lui, non stravolgerlo”. I vini di Seby Costanzo sono vini che nascono dalla pazienza, dall’esperienza e da una visione limpida: quella di chi ha fatto molto e che sa cosa fare.

