ROMA – In occasione della Giornata internazionale delle donne e ragazze nella scienza, celebrata lo scorso 11 febbraio, AlmaLaurea ha realizzato un focus su laureate e laureati nell’ambito Stem, dalle scelte formative ai loro esiti occupazionali, evidenziando anche l’evoluzione delle aspettative nei confronti del lavoro futuro e la mobilità territoriale per motivi di studio e di lavoro.
Segregazione di genere nei percorsi Stem: dati 2024
La segregazione di genere nei percorsi Stem risulta ormai strutturale. La presenza femminile in tali ambiti rimane contenuta e, tra i laureati del 2024, è pari al 41,1% (sul complesso dei laureati è pari a circa il 60%) ed è invariata dal 2015. Nella scelta di questi percorsi, l’influenza del livello di istruzione dei genitori – fattore che incide in generale sulle scelte formative dei giovani – assume un ruolo rilevante e risulta particolarmente marcata per le donne rispetto agli uomini. Le donne, più degli uomini, “raccolgono il testimone” dal genitore (indifferentemente da parte di madre o di padre) negli ambiti più improntati all’innovazione tecnologica (17,9%, +1,6 punti percentuali rispetto agli uomini, nel complesso dei laureati è il 19,4%, -2,4 punti percentuali rispetto agli uomini).
Donne e dottorati di ricerca Stem: presenza ancora limitata
Anche nel passaggio dalla laurea al dottorato di ricerca, la presenza femminile nell’ambito Stem rimane contenuta e nettamente inferiore rispetto agli altri ambiti disciplinari: le donne rappresentano il 36,7% dei dottori di ricerca Stem del 2024, mentre nelle altre aree disciplinari costituiscono oltre il 50% del collettivo.
Occupazione laureati Stem: tassi elevati ma differenze di genere
Alla prova del mercato del lavoro, i laureati dei percorsi Stem mostrano buone performance, sebbene permangano significative differenze di genere. Focalizzando l’attenzione sui laureati di secondo livello del 2019 a cinque anni dal titolo, il tasso di occupazione dei laureati Stem si conferma elevato, con un differenziale di genere pari a 3,7 punti percentuali a favore degli uomini, in linea con quanto osservato sul complesso dei laureati.
Le donne Stem svolgono attività in proprio più frequentemente degli uomini, con un differenziale pari a 3,9 punti percentuali, in controtendenza rispetto a quanto osservato sul complesso (-1,1 punti percentuali). Si conferma, invece, la maggior diffusione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato tra gli uomini, mentre il lavoro a tempo determinato caratterizza in maggior misura le donne.
Retribuzioni nelle discipline Stem: il gap salariale
Rispetto al totale dei laureati di secondo livello, quelli nelle discipline Stem possono contare su retribuzioni superiori. Inoltre, il differenziale retributivo di genere risulta più contenuto e pari al 15,4% a favore degli uomini, rispetto al 16,8% osservato sulla totalità dei laureati. Le donne Stem ritengono la propria laurea ‘efficace o molto efficace’ in misura maggiore rispetto agli uomini, con un differenziale di 3,3 punti percentuali (+1,8 punti sul complesso dei laureati).
Mobilità territoriale e lavoro all’estero dei laureati Stem
Per quanto riguarda la mobilità territoriale per motivi di studio e lavoro si evidenzia come i laureati italiani (ossia con cittadinanza italiana che hanno conseguito il diploma di Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea scuola secondaria di secondo grado in Italia) nei percorsi Stem mostrino una maggiore propensione a migrare rispetto al complesso dei laureati.
Tale propensione è confermata sia tra gli uomini sia tra le donne. In particolare, il flusso più consistente è quello che riguarda i diplomati del Mezzogiorno (la mobilità per studio e lavoro riguarda il 27,4% rispetto al 22,9% del complesso), prevalentemente verso il Nord. Inoltre, si evidenzia una più elevata mobilità internazionale per motivi di lavoro tra i laureati Stem rispetto al complesso (lavora all’estero il 7,6% rispetto al 4,6%, rispettivamente), che si conferma maggiormente diffusa tra gli uomini (8,3% rispetto al 6,7% delle donne). Tra i laureati dei percorsi Stem, la quota di laureati internazionali (laureati con cittadinanza estera che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado all’estero) che svolgono il percorso universitario in Italia è maggiore tra le donne rispetto a quanto osservato tra gli uomini.
Inoltre, nell’ambito Stem, una quota consistente di uomini che, dopo aver studiato al Nord, lavora all’estero (28,1%), a fronte di una percentuale più contenuta tra le donne (12,6%). Tale fenomeno conferma che le donne, una volta inserite nel contesto italiano, tendono in misura maggiore a stabilizzarsi nel Paese, come già osservato sul complesso dei laureati.
Aspettative retributive e mismatch tra studio e lavoro
Con riferimento al match e mismatch tra aspettative e realizzazioni nel tempo dei laureati di secondo livello, emergono risultati interessanti.
Negli ultimi nove anni, nelle discipline Stem l’aspettativa minima retributiva dei laureati dichiarata alla vigilia del conseguimento della laurea, in termini nominali, è cresciuta del 32,4%. L’aumento è stato maggiore per le donne (+37,0%) rispetto agli uomini (+29,4%). Dall’indagine più recente sulla condizione occupazionale, emerge come -in termini reali- tra i laureati Stem occupati a tempo pieno il divario tra le retribuzioni minime attese e le retribuzioni dichiarate a un anno dalla laurea sia più contenuto rispetto a quanto osservato sul complesso dei laureati: 2,3% per le donne e 1,1% per gli uomini (è pari, rispettivamente, al 5,9% e al 5,5% sul complesso dei laureati del 2023).
Se sul complesso dei laureati le donne hanno aspettative retributive minime inferiori rispetto agli uomini (1.580 euro, -7,5%), nell’area Stem il divario è maggiore (1.578 euro, -8,5%). A un anno dalla laurea, le retribuzioni percepite confermano il divario già evidenziato nelle aspettative (-9,6% nelle lauree Stem rispetto al -7,9% nel complesso con una retribuzione dichiarata pari a, rispettivamente, 1.542 euro e 1.487 euro per le donne).
Le donne Stem risultano, dunque, penalizzante sul piano retributivo sia in termini di aspettative sia in termini di realizzazione. Negli ultimi nove anni si è ridotta la quota di chi accetterebbe lavori non coerenti con gli studi, attestandosi nel 2024 al 16,8% tra le donne e al 23,4% tra gli uomini. A tre anni dalla laurea, sono le donne a dichiarare in maggior misura livelli elevati di efficacia della laurea nel lavoro svolto: 76,8% rispetto al 72,1% degli uomini.

