Il Tar del Lazio respinge le domande cautelari sui ricorsi presentanti nell’ambito del semestre aperto di medicina: nelle scorse ore le prime ordinanze.
Semestre aperto medicina, la decisione del Tar del Lazio sui ricorsi
Secondo il Tar, il nuovo sistema per l’accesso a medicina – con il famoso semestre “filtro” e l’accesso alle fasi successive della formazione previo superamento di alcuni esami universitari – non presenterebbe irregolarità. Nella decisione si legge che non può ritenersi “manifestamente irragionevole la strutturazione di una fase di accesso basata sul superamento, con la mera sufficienza, di taluni esami universitari”.
Il Tribunale, inoltre, ha riconosciuto che al termine del semestre aperto gli studenti non hanno affrontato un semplice test di ammissione ma dei veri esami universitari. Esami che incidono sulla carriera dello studente come in qualsiasi altro percorso di studi. Il Tar del Lazio, infine, non ha condiviso le contestazioni dei ricorrenti su presunti “disagi sociali” e “compressione del diritto allo studio” con il nuovo sistema di accesso agli studi in medicina. Anche la denuncia di violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata ritenuta “del tutto generica”.
Il ricorso
I ricorsi sul semestre aperto di medicina arrivati al Tar del Lazio sono basati principalmente su tre punti:
- i criteri di formazione delle graduatorie in base al decreto ministeriale n. 1115/2025, che prevede il superamento con la sufficienza delle tre materie del semestre filtro e la possibilità agli studenti che non l’hanno ottenuta di accedere alla formazione successiva attraverso esami di recupero specifici;
- la norma sulla decadenza dell’immatricolazione secondo cui lo studente che non si immatricola nella sede assegnata perde il posto, per la quale il Tar ha escluso la supposta irragionevolezza;
- presunte violazioni dell’anonimato durante le prove d’esame, basate sul fatto che le etichette con i codici sarebbero state applicate direttamente al banco e poi ritirate dal personale dall’aula, con il rischio che si potesse collegare il compito al candidato. Su quest’ultimo punto, il Tar specifica che “non risulta in alcun modo che al termine delle prove i compiti siano consegnati nelle mani della commissione e non chiuse negli appositi contenitori”.
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