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Sensori contro gli incendi, stop dalla Regione che revoca la gara: “Proposte inadeguate, verrà indetta nuovamente”

Sensori contro gli incendi, stop dalla Regione che revoca la gara: “Proposte inadeguate, verrà indetta nuovamente”
Regione Siciliana (Imagoeconomica)

All’origine della decisione di stoppare la procedura la valutazione di inadeguatezza dei prodotti proposti dalle due uniche partecipanti

Sono destinati ad allungarsi i tempi con cui verranno installati in Sicilia gli oltre settemila sensori capaci di segnalare l’avvenuto innesco dei roghi. Il motivo sta nell’annullamento della gara d’appalto che la Regione ha indetto a fine gennaio per selezionare da quale ditta acquisire la fornitura della strumentazione. All’origine della decisione, presa giovedì scorso, di stoppare la procedura c’è stata la valutazione di inadeguatezza dei prodotti proposti dalle due uniche partecipanti rispetto alle richieste contenute nel capitolato d’appalto. A presentare le buste erano state la Welding srl di San Giorgio Bigarello, in provincia di Mantova, e la Axians Italia di Milano.

Incompatibilità

“In data 23 marzo si è svolta in forma riservata la seconda seduta per la valutazione delle offerte tecniche e per l’assegnazione dei relativi punteggi. La commissione giudicatrice, nel corso della preliminare lettura della relazione tecnica presentata dall’operatore economico Axians Italia, ha riscontrato che il sensore proposto dal predetto operatore non risponde alle caratteristiche minimali relative alla rilevazione e misura del particolato”, si legge nel provvedimento di revoca preso da parte di Sicilia Digitale, la società in house della Regione che si occupa dell’innovazione tecnologica. Un giudizio che poco dopo è toccato anche alla Welding. “La commissione ha riscontrato che l’offerta tecnica non risulta appropriata alle esigenze descritte nella documentazione di gara e in particolare il sensore proposto dall’operatore economico presenta un grado di protezione inferiore a quanto richiesto come caratteristica minimale”. Da qui, l’inevitabile necessità di annullare la procedura di affidamento. “Che il mancato possesso dei requisiti essenziali dell’offerta tecnica possa determinare l’esclusione dell’operatore economico è in linea e coerente con l’orientamento consolidato della giurisprudenza”, viene ricordato nel provvedimento firmato dal Rup Francesco Barrile e dall’amministratore delegato di Sicilia Digitale Francesco Cascio. Cosa accadrà adesso? “Con successivi procedimenti si procederà a riformulare e approvare un nuovo esperimento di gara”, viene annunciato.

Il progetto

L’appalto del valore complessivo di circa due milioni di euro punta ad acquisire 7556 sensori Fed-IoT in grado di rilevare i parametri ambientali e di segnalare anomalie, tra le quali il rischio di incendio. A far parte della fornitura ci sono anche 503 gateway di raccolta dei dati e due hub manager, ovvero sistemi centrali in grado di archiviare e analizzare le informazioni acquisite e trasmesse. Nel documento di stima economica dell’appalto si legge che “l’hub manager deve essere attivo fino a fine progetto, ovvero dicembre 2026”. L’utilizzo dei sensori è uno dei sistemi con cui il governo Schifani punta a rendere la vita più dura ai piromani. L’obiettivo è quello di individuare in tempi più brevi l’innesco dei roghi sia nel tentativo di rintracciare gli autori dei gesti dolosi che di evitare la propagazione delle fiamme e così contenere i danni. Finanziato con risorse del Poc Legalità 2014-2010, il progetto si chiama Sicily Cyber Security e interessa, oltre alle aree naturali, anche alcune zone industriali. “Ha la finalità di rafforzare i presidi di legalità sia di aree a particolare vocazione produttiva sia di aree rurali di particolare rilevanza per lo sviluppo sostenibile in cui l’attrattività degli investimenti è minata dalla presenza di gravi reati perpetrati anche da parte della criminalità organizzata. Obiettivo specifico della Regione – si legge nella relazione illustrativa – è mettere in atto opportuni strumenti tecnologici e procedurali volti a realizzare le condizioni per un controllo diffuso e capillare del territorio con un’azione di rafforzamento delle attività di vigilanza di interesse degli attuali enti di competenza”. Per quanto riguarda le zone demaniali, il progetto prevede l’installazione dei sensori nelle seguenti aree: in provincia di Ragusa, il Parco Calaforno a Monterosso Almo; nell’Ennese la riserva Rossomanno-Grottascura-Bellia e i boschi dell’Elsa e Gatta; in provincia di Agrigento i centri di Palma di Montechiaro, Naro, Camastra e Licata; nel Trapanese la zona di Custonaci Balata di Baida, Monte Inici e la riserva dello Zingaro; nel Nisseno, la Sughereta di Niscemi e a Mazzarino i locali boschi e la zona Brigadieci Monte Muculufa; a Palermo le aree di Bellolampo, Baida, Boschi della Conca d’oro e la riserva di Monte Pellegrino; e infine in provincia di Catania l’Oasi del Simeto e nel Parco dell’Etna le zone Sciarrone a Randazzo e Guardiola a Castiglion. In totale si punta a coprire oltre 53mila ettari.

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