Senza comunicazione gli Ets non hanno voce - QdS

Senza comunicazione gli Ets non hanno voce

Carlo Alberto Tregua

Senza comunicazione gli Ets non hanno voce

sabato 21 Settembre 2019 - 08:12

I cittadini si sono abituati alla comunicazione, cioè quell’insieme di messaggi che gli pervengono attraverso i media sociali, radio, televisioni, giornali e ogni altro mezzo.
La conseguenza è che anche gli Enti del Terzo settore (Ets) e le associazioni, se non acquisiscono un minimo di notorietà mediante la comunicazione, non possono realizzare i loro programmi per intero o parzialmente.
Ecco perché c’è la rincorsa ai diversi mezzi per ottenere visibilità e notorietà. Per cui entrambe sono diventate strumenti economici, che hanno un costo e che producono ricavi.
Chi non capisce questi meccanismi dei nostri giorni si relega nel limbo degli sconosciuti e non riesce a trasmettere all’opinione pubblica le attività di servizio che qualche volta sono anche pregevoli.
Ets e associazioni di vario tipo, comprese quelle umanitarie e di servizio, sono del tutto ignorate dalla gente perché appunto le relative attività restano confinate al loro interno.


Chi si ferma è perduto, il movimento è vita. Tutto funziona in base a un dinamismo continuo, secondo il quale chi non fa non dovrebbe ricevere e chi opera, con pazienza e abnegazione, invece, otterrebbe risultati.
C’è gente che continua a recitare un peana: “Voglio una vita tranquilla”. Non comprendiamo questa necessità di tranquillità e vorremmo suggerire a costoro che la vera tranquillità si ottiene dopo che il corpo ha cessato la sua funzione: ci riferiamo alla tranquillità eterna.
Di fronte a questa eventualità conta essere attivi e fare, ma ancor più saper fare. Quindi acquisire competenze e capacità per sviluppare il proprio progetto di vita.
C’è qualcuno che si spinge più avanti. Si tratta dei cosiddetti creativi, cioè tutti coloro che inventano continuamente novità e innovazioni, con la conseguenza di creare valore, addizionato alle cose materiali o immateriali.
Sono i creativi che fanno marciare il progresso senza il quale l’uomo ancora vivrebbe dentro le caverne. La considerazione sembra banale, ma ha una sua ragione.

Tenuto conto che la comunicazione ha dei costi, sembrano fuori dalla realtà tutti coloro che agiscono nel Terzo settore, come le fondazioni e le associazioni, e si chiedono come mai l’opinione pubblica e i media non rilevino la bontà della loro azione.
Vi sono almeno due risposte: la prima riguarda l’effettiva valenza sociale dell’attività delle associazioni, cioè il servizio sul territorio; la seconda si riferisce alla capacità di comunicare quello che si è realizzato.
Per cui la risposta al quesito prima indicato è semplice: o non si è fatto alcunché di socialmente rilevante, oppure si è realizzato un servizio sul territorio, ma senza la capacità di comunicarlo.
In ambedue i casi, l’opinione pubblica ignora le attività delle associazioni, tanto che qualcuno si permette di osservare che se non ci fossero nessuno se ne accorgerebbe.
Quando poi ritengono di dovere portare all’esterno quanto fanno, pretenderebbero di ottenere i servizi gratuitamente, ovvero effettuarli in maniera dilettantesca e perciò inefficace.


Anche la Pubblica amministrazione non è esente da questa pecca. Non sentiamo sindaci, presidenti di Regione, presidenti del Consiglio e ministri che fanno la loro comunicazione su questioni concrete.
Usano sempre il futuro: faranno, diranno, provvederanno. Mai il passato, cioè un rendiconto di fatti e atti concreti. Con ciò dimostrano la coda di paglia, perché sanno che i fatti sono controllabili dai cittadini mentre le promesse si dimenticano.
Infatti gli elettori hanno memoria corta, per cui a distanza di anni dimenticano le promesse menzognere che non sono state ottemperate.
Nessuno dei vertici istituzionali indicati fa una comunicazione adeguata e precisa. Tutti si affidano a staff interni che fanno il possibile per abbellire le scarse e inefficienti attività dei loro leader. Non si affidano ai professionisti della comunicazione perché hanno un costo e perché non si presterebbero ad alterazioni e mistificazioni.
La comunicazione è una cosa seria, fatta da professionisti veri. Bisogna convincersi, affidandosi a loro.

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