ROMA – La Legge di Bilancio per il 2026, dopo la consueta maratona parlamentare, è stata approvata agli sgoccioli dell’anno appena trascorso e adesso si attende che le misure in essa contenute possano avere la loro piena applicazione. Più facile a dirsi che a farsi, vista la particolare complessità dell’iter legislativo vigente nel nostro ordinamento e un “malvezzo” tutto italiano di cui, questo giornale, si è più volte occupato per evidenziare una tra le tante zavorre che bloccano lo sviluppo del Paese. Ma facciamo chiarezza e definiamo l’oggetto della nostra analisi: i decreti attuativi. Con questo termine si indicano i provvedimenti necessari per definire i dettagli tecnici indispensabili per l’applicazione e l’implementazione di una legge. La redazione e l’emanazione di questi atti è compito dei Ministeri competenti per materia e di altri soggetti istituzionali.
Ma, troppo spesso, quest’ultimo passaggio viene meno e i decreti attuativi restano chiusi “al sicuro” dentro questo o quel cassetto istituzionale. Così facendo vengono azzoppate anche leggi afferenti a settori di assoluta importanza come salute, istruzione, welfare ed economia.
Leggi di Bilancio e provvedimenti “fantasma”
In questo scenario le Leggi di Bilancio, praticamente da sempre, rappresentano il “luogo del delitto” per eccellenza. Una considerazione che assume fondatezza spulciando i dati contenuti nel portale ufficiale della Presidenza del Consiglio che – come vi abbiamo raccontato nell’inchiesta pubblicata il 6 settembre 2025 – dà contezza dei decreti attuativi mancanti relativamente agli ultimi quattro Governi (Conte I, Conte II, Draghi e Meloni). Il computo totale, alla data di ieri, è di 594 atti mancanti. Una percentuale non indifferente, pari a circa un terzo, è afferente proprio alle varie “finanziarie”. A tal proposito, però, è giusto sottolineare che un centinaio di essi è legato alla Legge di Bilancio 2026, ancora “fisiologicamente” in sospeso.
Nei giorni scorsi, inoltre, è stata pubblicata, proprio dal Dipartimento per il Programma di Governo, la tredicesima relazione sul monitoraggio dei provvedimenti legislativi e attuativi dell’Esecutivo Meloni. Si tratta di documenti trimestrali che analizzano nel dettaglio l’operato in materia dei vari Governi. Secondo questi dati, come vi spieghiamo nell’approfondimento in calce a questo articolo, il Governo attualmente in carica si sta distinguendo per un ricorso sempre meno frequente al meccanismo dei decreti attuativi.
A tal proposito si evidenzia che la Relazione esclude dal computo totale dei Decreti attuativi “in ghiaccio” quelli legati alla Legge di Bilancio 2026 vale a dire la 199 del 2025, la L. 190/2025 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025) nonché i Decreti legislativi 184/2025 (Codice degli incentivi) e 194/2025 (regolamentazione delle criptoattività). Proprio in tale contesto emerge, forse, ancora con più forza il peso delle Leggi di Bilancio sui provvedimenti “fantasma”.
Propaganda politica e leggi inapplicate
Si tratta di numeri, dati di fatto che determinano una considerazione di carattere prettamente politico sul perché questo malvezzo si ripeta costantemente e non si riesca ad arginare. Al netto delle ataviche mostruosità burocratiche italiane e del fatto che, spesso, il ceto dirigenziale degli uffici chiamati a redigere tali atti sia composto sempre dagli stessi soggetti che “mettono radici” e sopravvivono all’alternarsi dei Governi, pare evidente come, proprio le norme contenute nelle Leggi di Bilancio e che restano inapplicate, siano quelle su cui i vari Governi puntano per la loro propaganda.
Un concetto, questo, che il professore Agatino Cariola, ordinario di Diritto costituzionale dell’Università degli Studi di Catania, aveva espresso così al QdS: “Gli elettori reclamano interventi diretti nei rispettivi territori e per la soddisfazione dei loro interessi e il ceto politico risponde con norme di legge. Ma quando, poi, si tratta di applicarle, a cominciare dal fatto di adottare i regolamenti attuativi, l’amministrazione si blocca. Essa rimane disinteressata e inerte. Insomma, alle disfunzioni dell’amministrazione si tenta di opporre rimedio non con regole di carattere generale, ma attraverso leggi provvedimento. Solo che tali leggi vanno poi attuate e allora molto si blocca in sede di applicazione”.
Il docente, poi, aveva ancora più espressamente affermato: “Il fatto è che molte leggi sono solo manifesti, espressione di programmi: faremo, diremo, ecc… Utili a ingraziarsi l’elettorato. Posso essere più malizioso, e ricordare che l’elettorato va tenuto fedele: allora non c’è di meglio che promettere interventi e rimandare l’attuazione a tempi successivi, nel frattempo l’elettorato voterà ancora alle prossime elezioni per chi ora dovrà attuare le promesse”.
Bilancio 2025 e decreti attuativi mancanti
Insomma, calando questa riflessione nello specifico ambito delle “Manovre” si nota quanto siano numerosi i provvedimenti bandiera, da ammannire e far garrire al vento all’atto del voto in Parlamento. E poi? E poi poco conta se tali atti rimarranno lettera morta e finiranno nel cestino. Un meccanismo che funziona alla perfezione anche perché, troppo spesso, i cittadini e l’opinione pubblica non chiedono conto di queste “magie” propagandistiche e non reclamano la scarpa destra di lauriana memoria… Ma, forse, questa è un’altra storia.
Tornando al tema cardine della nostra analisi vale la pena concentrarsi sulla Legge di Bilancio 2025 (207/2024) e sui decreti attuativi mancanti. Secondo il portale già menzionato, sempre alla data di ieri, sono in totale 46. Si va da quello per fissare i “Criteri per l’attribuzione delle risorse in favore delle regioni adempienti con le liste d’attesa” al “Regolamento riguardante i criteri organizzativi e qualitativi a cui devono ispirarsi le strutture ospedaliere”.
Altro tema cruciale quello dell’emergenza residenziale e del famoso “Piano Casa” di cui la premier Meloni ha più volte parlato e sulla cui mancata attuazione le opposizioni hanno attaccato a spron battuto: ecco, proprio nella Legge di Bilancio 2025 era prevista la sua applicazione ma non se n’è fatto nulla.
Anche la fondamentale questione dello sviluppo infrastrutturale era entrata nella scorsa manovra, ma il decreto attuativo relativo all’ “Assegnazione delle risorse del fondo istituito per assicurare il finanziamento degli interventi infrastrutturali del Paese, per la parte relativa alla Presidenza del Consiglio dei ministri” non ha visto la luce. E per quanto riguarda il welfare non si può non citare “l’esonero contributivo per le lavoratrici con due e più figli fino al decimo anno del figlio più piccolo” la cui disciplina delle modalità attuative non ha avuto seguito.
Spesa pubblica, consenso e responsabilità istituzionale
Sorge, dunque, spontanea una riflessione legata proprio al ricorso, da parte del legislatore, all’intricato meccanismo dei decreti attuativi. Che ci sia una precisa strategia volta a contenere la spesa pubblica e le uscite? Anche in questo caso tornano utili le affermazioni del professore Cariola: “Le leggi sono dichiarazioni di intenti, manifesti politici. Non si considera che ogni intervento esige risorse e richiede di affrontare costi. Si ritorna al punto di prima: intanto si fa una legge e poi si vede di rinvenire le risorse. Buoni di ogni genere, benefit, sconti e cose del genere sono quanto di più contrario vi sia al principio di eguaglianza. Si pensi solo a chi si è potuto ristrutturare casa con il Superbonus 110 e a chi non lo ha potuto fare. Ma nel frattempo servono a costruire e gestire consenso”.
Al di là dei singoli temi, che sono comunque di per sé importanti, può certamente essere indicativo il numero dei provvedimenti, tra quelli mancanti, i cui termini sono scaduti. Si precisa che, questi dati, sono tratti dalla già citata relazione che – come detto – fotografa la situazione allo scorso 31 dicembre. Dei 49 relativi alla finanziaria del 2025 appartengono a questa categoria 29, in quella del 2024 se ne contano cinque su dieci e in quella dell’anno precedente quattro su undici.
Chiarezza delle leggi e riforma del processo normativo
Anche da questi scarni ma efficaci numeri emerge come sia necessario invertire la rotta e imprimere una svolta qualitativa al processo di “produzione” delle leggi. Da questo punto di vista il primo, fondamentale, cambiamento anche se esula dal tema di questa analisi, è quello della chiarezza delle leggi. Come più volte ribadito anche dal Presidente della Repubblica, è doveroso produrre testi chiari e comprensibili ai cittadini e non dei cervellotici rimandi a questo o quel provvedimento, a questo o quel comma.
Doveroso anche evitare un eccessivo ricorso al meccanismo dei decreti attuativi, soprattutto per questioni dirimenti. Un percorso, questo, che secondo i dati riportati nella Relazione sarebbe stato intrapreso proprio dall’attuale Esecutivo. Però è necessario fare di più e soprattutto superare certe logiche “primorepubblicane” che concepiscono le Leggi di Bilancio come ripostigli dove stipare e affastellare di tutto, in nome della propaganda, del consenso e dei finanziamenti strategici, legati più a logiche partitiche o personalistiche che allo sviluppo e al futuro del Paese.
Cambiare rotta, dunque, e compiere un fondamentale passo in avanti dal punto di vista dell’etica politica e istituzionale, soprattutto in un contesto come quello attuale dove le risorse scarseggiano sempre di più e dove i vincoli delle sovrastrutture europee la fanno da padrone.
Il tentativo del Governo Meloni di cambiare passo e invertire la tendenza
ROMA – è stata recentemente pubblicata la “Tredicesima Relazione sul monitoraggio dei provvedimenti legislativi e attuativi del Governo Meloni con aggiornamento al 31 dicembre 2025”. Dal Documento emerge che, alla data indicata, il Governo Meloni ha adottato complessivamente 1.077 decreti attuativi, di cui: 794 previsti da disposizioni di propria iniziativa e 283 riferiti a provvedimenti ereditati dalla precedente legislatura. Inoltre, si legge ancora, la percentuale di atti legislativi di iniziativa governativa entrati in vigore nel trimestre senza rinvio a successivi decreti attuativi, è pari all’82%. Un dato che viene letto come indicativo del progressivo impegno del Governo a rendere immediatamente efficaci le misure adottate.
Il tasso di adozione dei decreti attuativi sale al 68,7%, il valore più alto dall’inizio della legislatura. Lo stock complessivo dei decreti ancora da adottare scende a 490 unità (395 voluti dal Governo in carica e 95 da quelli della scorsa legislatura).
Atti legislativi e norme auto-applicative
Per quanto riguarda l’azione complessiva del Governo sin dal suo insediamento, il report evidenzia che: “Dei 342 atti legislativi di iniziativa del Governo in carica, pubblicati in Gazzetta Ufficiale dal 22 ottobre 2022 al 31 dicembre 2025, al netto degli 11 decreti-legge abrogati e confluiti in altro provvedimento e di 4 provvedimenti legislativi che entrano in vigore successivamente al 31 dicembre 2025, 178 (il 52%) sono “auto-applicativi”, 48 (il 14%) rinviano ciascuno a un solo decreto attuativo e 116 (il 34%) rinviano a più di un provvedimento.
Nel complesso, gli atti che prevedono nessuno o un solo provvedimento attuativo ammontano pertanto al 66% dei provvedimenti legislativi emanati, percentuale in crescita di 2 punti rispetto a quella registrata nella precedente relazione aggiornata al 30 settembre 2025 e di 3 punti percentuali rispetto a quella del 28 giugno 2025”.
Andamento trimestrale dei decreti attuativi
Nell’ultimo trimestre del 2025, inoltre, il numero complessivo dei decreti attuativi previsti dagli atti legislativi di iniziativa governativa è passato da 1.157 a 1.189, aumentando di solo 32 unità. Questo incremento su base trimestrale – si apprende dal documento – è il più basso dall’inizio della legisltaura.
Inoltre, considerando il numero dei decreti in ingresso di ogni anno, si evidenzia che nel 2025 si è registrato un numero di nuovi decreti pari a 299, il valore più basso registrato dall’inizio della legislatura, inferiore del 27,9% (116 unità in meno) rispetto al valore registrato nel 2023 (pari a 415) e del 34,8% (160 unità in meno) rispetto al 2024.
Un percorso, quello descritto nella relazione, volto a seguire le indicazioni previste dal Dpcm 30 ottobre 2024, che ha introdotto specifici criteri redazionali delle disposizioni legislative al fine di incentivare l’adozione di norme auto-applicative e di circoscrivere il rinvio a provvedimenti attuativi.
Decreti attuativi e risorse finanziarie
La relazione analizza, poi, anche l’aspetto relativo alle risorse. Dal dato relativo all’ultimo trimestre del 2025 emergerebbe una situazione confortante “Il tasso di attuazione dei decreti che sbloccano fondi pari o superiori a 10 milioni di euro – si legge – raggiunge il 79,1%, a fronte del 62,6% di quelli che non prevedono risorse finanziarie”.
Questi i principali provvedimenti attuativi adottati nel medesimo periodo: Ripartizione del fondo previsto per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, per (18,4 miliardi); Individuazione delle prestazioni di telemedicina per i grandi anziani; Ripartizione del fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo per il finanziamento del teatro urbano, del teatro sociale, di manifestazioni, rassegne e festival; Ripartizione del fondo per l’apertura di nuove librerie sul territorio da parte dei giovani fino a 35 anni di età.
Valori finanziari dei decreti attuativi
A proposito di risorse è interessante l’anilisi sui decreti attuativi, tra i 1.189 voluti dal Governo Meloni che prevedono valori finanziari. In totale sono 363. Tra i 157 che prevedono valori inferiori a 10 milioni quelli che la relazione definisce “smaltiti” (adottati o abrogati) sono 114, quelli non adottati 43. Sono invece 206 i decreti attuativi che prevedono valori superiori o uguali ai 10 milioni: 153 smaltiti e 43 non adottati.

