Nella Scuola e nelle Università vi sono circa ottocentomila insegnanti, che dovrebbero far diventare cittadini circa otto milioni di studentesse e studenti. Cifre enormi, gestite da due ministeri: quello dell’Istruzione – il cui ministro è Giuseppe Valditara – e quello dell’Università – la cui ministra è Anna Maria Bernini.
In ambedue i settori non si tiene conto – ovvero si tiene poco conto – della didattica, della formazione e della comunicazione.
Conoscere la materia non basta: senza didattica l’insegnamento è monco
Non basta infatti che un docente conosca a fondo la propria materia (spesso non la conosce a fondo o non la conosce per niente); è necessario che la sappia trasmettere. Ed ecco perché tutti i docenti di Scuola e Università dovrebbero partecipare a corsi di didattica, formazione e comunicazione.
Mancando questi tre requisiti l’insegnamento è monco, perché la trasmissione delle informazioni non è efficace come, invece, potrebbe e dovrebbe essere.
Dalle indagini svolte da questo Giornale non risulta che i due Ministeri facciano appositi corsi di formazione dei docenti di tutti i livelli, per dotarli degli strumenti anzidetti.
La didattica, secondo il dizionario, è: Parte della pedagogia che tratta dell’insegnamento e del suo metodo e riguarda il processo, i fini, i tempi e i modi. Non ci risulta che il ministero dell’Istruzione e del Merito preveda che tutti gli insegnanti debbano avere partecipato a corsi di didattica, a metodi di formazione e a processi di comunicazione. Per cui, quando un docente arriva nella propria o nelle proprie classi, improvvisa il modo di comunicare basandosi sul contenuto del libro di testo.
Se l’insegnante è colto, amplia la sua comunicazione agli alunni aggiungendo fatti, questioni e situazioni rispetto a quelli del libro di testo.
Come deve parlare un insegnante: gesti, voce e sguardo per una comunicazione efficace
Da quanto precede non si abbia l’impressione che noi vogliamo insegnare qualcosa a qualcuno: Dio ce ne scansi. Abbiamo ancora tanto da imparare, per cui sarebbe difficile insegnare agli altri. Tuttavia, abbiamo fatto esperienza di insegnamento per un ventennio e quindi qualche cosa la mastichiamo.
Quello che si comunica deve interessare gli utenti, cioé gli allievi e le allieve. Il modo in cui si comunica fa aumentare o diminuire il loro interesse.
Come deve parlare un insegnante? In piedi o seduto, utilizzare gesti di braccia e mani, muovere le spalle, agire con la propria testa e il proprio sguardo per osservare gli interlocutori, usare un appropriato timbro e tono della voce, coordinare tutto questo in modo che la comunicazione sia efficace e resti impressa nella mente dei giovani.
Quanto descritto è ovviamente frutto di studio, di applicazione e di assimilazione di metodi, che altri ci devono insegnare. Prima, però, occorre la consapevolezza che per fare bene qualcosa bisogna apprendere come farla; solo dopo quel qualcosa si sa fare. Prima siamo ciechi e incapaci di trasmettere qualunque concetto o qualunque fatto.
La comunicazione non dev’essere fatta con enfasi, ma asciutta, secca, essenziale, fondata su concetti precisi e chiari. Per raggiungere questo modo, ripetiamo, ci vuole molto studio e olio di gomito.
Merito e produttività assenti nella Pa
Vi sono professoresse e professori universitari e professoresse e professori di Scuola dei diversi livelli che si pongono la questione di come fare e cosa fare per trasmettere meglio ai propri allievi. Ma costoro sono una minoranza: quella minoranza che è abituata a fare il lavoro perbene, impostato su studio profondo e continuo, tramite prove e ore passate lavorando.
Purtroppo la retribuzione degli insegnanti non è valorizzante. Inoltre, lo stipendio uguale per tutti, per i bravi e per gli ignavi, non consente la distinzione che precede per la semplice ragione che nell’insegnamento (come in altre branche della Pubblica amministrazione) non si applica il principio del merito, accompagnato da quello della produttività, che distingue, come nello sport, chi arriva primo e chi arriva ultimo.
La questione che poniamo è semplice, ma sembra irrisolvibile per il piattume che c’è in tutte le branche della Pa, ivi comprese Scuola e Università.

