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Un ampio terreno e un laghetto artificiale, così Etnaland sversava i suoi rifiuti

Un ampio terreno e un laghetto artificiale, così Etnaland sversava i suoi rifiuti
In foto: a sinistra l’immagine dei rilievi della Guardia Costiera, a destra il procuratore Francesco Curcio

Il procuratore: “Serviva prevenzione, parliamo di illeciti che – se confermati – vanno avanti da anni”.

Una svolta epocale, anche se in negativo, per Etnaland, uno dei parchi acquatici estivi più amati degli ultimi vent’anni in Sicilia e non solo: l’operazione condotta dai militari del nucleo operativo di polizia ambientale della Guardia Costiera di Catania, che hanno apposto i sigilli a una discarica abusiva realizzata in un ampio appezzamento di terreno nei pressi del parco acquatico di contrada Valle Allegra a Belpasso, nel Catanese, ha portato infatti al sequestro dell’intero parco acquatico.

Etnaland, la discarica e il laghetto artificiale per lo sversamento dei rifiuti

Durante la conferenza tenutasi al Tribunale di Catania in seguito al sequestro, alla presenza del procuratore del capoluogo etneo Francesco Curcio, sono stati svelati alcuni particolari riguardanti l’operazione, a partire dall’analisi dei terreni nei quali l’attività illecita veniva condotta. Pare che lo stesso laghetto artificiale ornamentale del parco acquatico, noto a tutti come l’epicentro dei momenti spensierati trascorsi a Etnaland, venisse utilizzato per lo sversamento dei rifiuti liquidi.

Scavi sospetti e l’attenzione sul fiume Simeto

Da un telerilevamento è stato accertato come fossero stati realizzati degli scavi sospetti, dove sono stati trovati residui di rifiuti bruciati. Una volta partita l’attività della Procura della Repubblica del capoluogo etneo, sono state sequestrate mille tonnellate di rifiuti accatastati e adesso si chiede la bonifica integrale dell’area, la regolarizzazione dell’attività, l’installazione di impianti di depurazione delle acque adeguati e la verifica degli impianti per il trattamento dei rifiuti pericolosi.

Il procedimento attivo è di tipo penale e non si escludono successive sanzioni amministrative. Al contempo, però, sarebbero stati completamente scongiurati danni all’ambiente nel vicino fiume Simeto. Secondo quanto ricostruito, le acque provenienti dai servizi igienici finivano in una fossa assorbente sulla carta, ma che di assorbente non aveva nulla proprio perché in essa i liquami potevano fermentare.

Il procuratore: “Serviva monitorare”

Al termine della conferenza il procuratore capo Francesco Curcio ha detto: “Se ci fosse un minimo di prevenzione… Parliamo di illeciti che, nel caso venissero ovviamente confermati nelle fasi successive del giudizio, vanno avanti da anni. Parliamo di uno strato di circa 9 metri di rifiuti illegalmente smaltiti nei pressi dell’azienda, di totale mancanza di depurazione delle acque che venivano smaltite in un laghetto artificiale e in definitiva di un’attività macroscopica, perché non è una piccola azienda: era l’azienda forse più importante del posto e che doveva essere monitorata in precedenza da chi ha funzioni amministrative”.

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