Sul versante nord dell’Etna, in Contrada Santo Spirito a Passopisciaro, c’è Palmento Costanzo, una realtà giovane (fondata nel 2009) che cammina di pari passo con l’evoluzione del territorio etneo. A rappresentarne oggi la seconda generazione è Serena Costanzo, 30 anni, agronoma ed enologa, anima operativa dell’azienda insieme alla madre Valeria Agosta. Un percorso che intreccia studio, esperienza internazionale e un legame profondo con la terra vulcanica.
Da Economia ad Agraria: la vocazione per la vigna nata per caso
“L’azienda nasce per pura passione con i miei genitori e io, in un modo o nell’altro, mi sono ritrovata dentro questo mondo”, racconta la giovane produttrice. Un avvicinamento quasi casuale, iniziato all’università: iscritta inizialmente a Economia, Serena cambia strada dopo aver scoperto la Biologia Vegetale: “Sono andata a seguire una lezione per caso e me ne sono innamorata. Da lì ho deciso di iscrivermi ad Agraria”. Mentre la cantina muoveva i primi passi, cresceva anche la sua vocazione per il vino. Dopo la laurea triennale, Serena prosegue con la magistrale in Enologia e Viticoltura ad Asti, per poi completare la formazione in Francia, all’Institut SupAgro di Montpellier, con un master dedicato a vigna ed enologia e un tirocinio di otto mesi a Château d’Armailhac, nel cuore dell’Haute-Médoc.
“È stato un percorso fondamentale, che mi ha dato metodo, visione e confronto – spiega – Poi sono tornata in azienda, dove ho potuto applicare tutto questo”. Il suo primo amore resta la vigna: “Mi sono dedicata al cento per cento alla vigna, che è la mia passione assoluta, forse ancora più della cantina”.
Nerello Mascalese, Carricante e selezione massale: il progetto identitario di Palmento Costanzo
Oggi Serena segue la gestione dei vigneti aziendali sui tre versanti dell’Etna – nord, sud-est e sud-ovest – oltre a un piccolo appezzamento sperimentale a Trecastagni. Palmento Costanzo conta circa 25 ettari coltivati e 120.000 bottiglie prodotte esclusivamente a varietà autoctone: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante: “Sono le nostre varietà del cuore”, sottolinea. Tra i progetti più importanti c’è quello della selezione massale. “Vogliamo avere un nostro vivaio in vigna, continuare a impiantare con materiale vegetale selezionato dalle vigne vecchie. È un progetto identitario”.
L’Etna come territorio estremo e romantico: il vino come magia legata alla natura
Centrale è anche l’accoglienza: “Far conoscere la nostra filosofia produttiva e soprattutto il territorio è fondamentale”. Per Serena, il vino è molto più di un prodotto. “Per me il vino è tutto. È magia pura, perché è completamente legato alla natura. Non c’è una costante, ogni annata è un punto interrogativo”. Un ciclo che affascina, dalla dormienza al pianto della vite, fino al racconto nel calice. E sull’Etna questa magia si amplifica: “È un territorio estremo, artigianale, impegnativo ma romanticissimo. È un onore poterlo raccontare, con i suoi punti di forza e le sue fragilità”. Guardando al futuro, Serena crede nella comunicazione diretta e nell’esperienza: “Per avvicinare i giovani al vino bisogna portarli in vigna, far vedere come funziona davvero. Raccontarlo in modo semplice, senza eccessiva formalità”. Perché, come l’Etna insegna, è il contatto con la terra a fare la differenza.

