Roma, 5 mar. (askanews) – Il blocco dei transiti nello Stretto di Hormuz non riguarda soltanto il mercato energetico internazionale, ma rischia di avere ripercussioni anche sull’export agroalimentare italiano, a partire dal comparto ortofrutticolo. A porre l’attenzione sulle possibili conseguenze per la filiera agricola è il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), Mario Serpillo.
“Quando rotte commerciali strategiche come quella dello Stretto di Hormuz subiscono rallentamenti o blocchi, le ricadute non interessano solo petrolio e gas. È importante monitorare con attenzione anche gli effetti sull’export agricolo, in particolare sull’ortofrutta italiana che ha nei mercati internazionali uno sbocco fondamentale”, afferma Serpillo.
Il Medio Oriente rappresenta infatti un mercato rilevante per la frutta italiana, con esportazioni che superano i 150 milioni di euro l’anno. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti figurano tra le principali destinazioni dei prodotti ortofrutticoli europei e italiani. Il rallentamento dei traffici marittimi potrebbe quindi incidere sulla regolarità delle consegne, con merci ferme nei porti e maggiori difficoltà logistiche.
“L’ortofrutta è una filiera particolarmente sensibile alle tempistiche del trasporto. Parliamo di prodotti freschi e deperibili, che richiedono catene logistiche rapide ed efficienti. Per questo ogni criticità lungo le rotte commerciali internazionali va osservata con grande attenzione”, sottolinea il presidente dell’UCI. Alla situazione logistica si aggiunge inoltre la questione dei costi energetici e dei trasporti, che negli ultimi anni hanno già registrato incrementi significativi. I primi rialzi dei carburanti stanno infatti iniziando a incidere sulla filiera dell’autotrasporto, con inevitabili riflessi sui costi di movimentazione dei prodotti agricoli.
“Il comparto ortofrutticolo rappresenta uno dei pilastri dell’export agroalimentare italiano. È quindi fondamentale seguire con attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e mettere le imprese agricole nelle condizioni di continuare a competere sui mercati globali”, conclude Serpillo.

