Serve l’argine politico di partiti veri - QdS

Serve l’argine politico di partiti veri

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Serve l’argine politico di partiti veri

Salvo Fleres  |
mercoledì 14 Settembre 2022 - 08:57

L’attuale legge elettorale non permette agli elettori di scegliersi l’eletto

Le tristi vicende politiche alle quali assistiamo, soprattutto negli ultimi due o tre anni, mi fanno pensare che l’esigenza di permettere una democratica e rinnovata riformulazione dei partiti non sia solo necessaria, ma sia anche piuttosto urgente, così come è urgente una profonda revisione della legge elettorale che freni il devastante fenomeno del trasformismo e consenta ai cittadini di scegliere la persona alla quale attribuire la propria delega di rappresentanza.

Vero è che non si tratta di un fenomeno nuovo, dato che gran parte dei governi dell’Italia post unitaria, di volta in volta, ne sono stati vittime o protagonisti, ma vero è pure che, con una legge elettorale in cui sono i partiti ad indicare gli eletti e non gli elettori, assistere a vere e proprie transumanze da una posizione all’altra è davvero disgustoso, oltre che demotivante.

E qui non ci si riferisce alle semplici operazioni legate alla tecnica parlamentare, che talvolta suggerisce la nascita di gruppi strumentali alla formazione delle commissioni o alla distribuzione degli interventi in Aula, ecc. ma a veri e propri frequenti e ambivalenti spostamenti, singoli o di massa, tra schieramenti addirittura contrapposti, ignorando il fondamentale principio della rappresentanza.

Insomma, l’attuale legge elettorale per l’elezione di Camera e Senato non solo distribuisce maldestramente il numero dei seggi nelle varie regioni, alterando il criterio di corretto equilibrio territoriale, ad esempio, tra Sicilia e Trentino Alto Adige o tra Sardegna e Valle D’Aosta, ma non permette agli elettori di scegliersi l’eletto, riservando una tale prerogativa alle oligarchie dei partiti, anzi, a ciò che ne resta: invero assai poco.

In una tale assurda situazione accade sempre più frequentemente che si chieda e si ottenga il consenso per stare da una parte e poi, una volta giunti in Parlamento, si decida di stare dalla parte opposta, spesso non per nobili motivi ideali, ma per specifiche ragioni di comodo.

No, il problema non è di assenza o di presenza del vincolo di mandato, che essendo garantito dalla Costituzione costituisce una prerogativa fondamentale della libertà, ma di reale adesione a idee e programmi che, così stando le cose, appaiono del tutto inutili, anzi, addirittura fuorvianti.

Il necessario argine ad un simile fenomeno non può che essere costituito da una riforma della legge elettorale, promessa ma non realizzata, che riconsegni agli elettori il diritto di scelta, ma anche il rapido ritorno non agli attuali partiti del leader e dei relativi famigli, privi di strutture adeguate, ma a partiti che garantiscano democrazia e trasparenza interna.

Ciò che si auspica è che venga assicurata soprattutto la capacità di selezione una classe dirigente competente, esperta, onesta e lealmente legata agli ideali ed ai programmi per i quali viene chiesto il consenso, ma anche al territorio che la esprime e che pretende di essere ben rappresentato, soprattutto se ci si trova al Sud.

Il Mezzogiorno, infatti, proprio grazie alla legge elettorale in vigore, non solo è poco rappresentato, per via della ripartizione iniqua di cui si è detto, ma è stato anche colonizzato con candidature paracadutate dall’alto e, spesso, purtroppo, di nessuna qualità.
La colpa, però, in questi casi, non è solo delle oligarchie partitocratiche, ma anche dell’ascarismo meridionale.

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