Servizi sociali, in Sicilia la spesa è tra le più basse di tutta Italia - QdS

Servizi sociali, in Sicilia la spesa è tra le più basse di tutta Italia

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Servizi sociali, in Sicilia la spesa è tra le più basse di tutta Italia

mercoledì 21 Settembre 2022 - 05:30

La fotografia nel report dell’Osservatorio nazionale del Cnel realizzato in collaborazione con Istat. Nell’Isola spesi circa 80 € pro capite, contro i 126 della media nazionale. Trend è in discesa

PALERMO – Nel 2019 la spesa per i servizi sociali in Italia è stata pari allo 0,42% del Pil arrivando a 0,7% con le compartecipazioni degli utenti e del servizio sanitario nazionale (Ssn). Il dato è soltanto un terzo di quanto impegnano i bilanci di altri Paesi europei (2,1-2,2% di media).

Grandi sono le differenze territoriali che non sembrano però seguire un pattern Nord-Sud: la spesa sociale provinciale per abitante dei Comuni singoli e associati al netto della compartecipazione degli utenti e del sistema sanitario nazionale (Ssn) è stata di 583 euro per Bolzano e solo 6 per Vibo Valentia. La regione più performante è la Sardegna con ben 4 province nelle prime 10 posizioni: Oristano (290), Cagliari (258), Sassari (254) e il Sud Sardegna (239). La peggiore è la Calabria con tutte le province nelle ultime 5 posizioni e una spesa pro-capite che non supera i 25 euro.

Guardando alla Sicilia, si nota una certa eterogeneità tra le diverse province. La spesa media pro capite è di circa 80 euro (contro i 126 della media nazionale). Nel dettaglio, nel 2019 la provincia che ha investito di più nel sociale è Agrigento con i suoi 118 euro pro capite, segue Trapani (103 euro), sul podio troviamo poi Siracusa ed Enna (88 euro). Seguono Catania (83 euro), Ragusa (71 euro), Palermo (64 euro), Caltanissetta (61 euro). La provincia che fa peggio è Messina, con circa 53 euro di spesa sociale pro capite.

Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto 1.2022 dal titolo “I servizi sociali territoriali: una analisi per territorio provinciale”, redatto dall’Osservatorio Nazionale sui Servizi Sociali Territoriali del Cnel realizzato in collaborazione con Istat sul database informativo 2018 e i trend di spesa 2019 dal gruppo di lavoro composto dai consiglieri Cnel Gianmaria Gazzi, Alessandro Geria (coordinatori), Giordana Pallone, Cecilia Tomassini ed Efisio Espa, da Emanuele Padovani dell’Università di Bologna coadiuvato da Matteo Bocchino di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Aziendali, e da Giulia Milan di Istat.

Le prime analisi relative al 2019 confermano un trend di spesa sociale positivo al netto delle compartecipazioni, pari a +0,48%, passando così da 7,472 mld di euro a 7,508 mld di euro (+35,9 milioni). Si tratta di un valore inferiore al tasso di inflazione. È una spesa peraltro che, pur crescente, resta analoga a quella reale di 10 anni prima, nonostante i fenomeni di incremento della domanda sociale, con persistenti marcate divergenze regionali ed anche infra-regionali.

Tale tendenza non è omogenea sul territorio italiano, anzi, ci sono territori che retrocedono. Queste differenze relative all’andamento della spesa non sembrano però seguire un pattern Nord-Sud, anche se si può affermare che in diverse regioni del Sud, principalmente Calabria, Puglia e Sicilia, gli incrementi, quando presenti, sono più contenuti rispetto alle altre aree. È proprio in Sicilia che si registrano i decrementi maggiori, in particolare nelle province di Caltanissetta, Ragusa e Trapani, tutte con diminuzioni comprese fra il -15% e il -17% .

Guardando ai dettagli, le aree di intervento che assorbono la maggior parte della spesa sociale sono tre: Famiglia e minori, Disabili e Anziani. Nel 2018 per la prima si spendono circa 2,8 mld euro, pari al 37,9% della spesa dei Comuni; per la seconda circa 2 mld di euro, pari al 26,8%; per la terza circa 1,3 mld di euro, pari al 17,2%. Le spese per l’assistenza domiciliare risultano modeste: meno della metà di quella complessiva investita per l’area anziani e meno di 1/6 per l’area disabili.

“Va portato a compimento con urgenza il processo di definizione normativa di tutti i livelli essenziali (Leps) previsto nelle due ultime Leggi di Bilancio, e definirne di ulteriori per minorenni e ragazzi. Le evidenze relative alla rete dei servizi socio-sanitari per gli anziani e tutti gli altri soggetti fragili e non autosufficienti che emergono dal Rapporto attestano la necessità di approvare la riforma organica di sistema dell’assistenza di lungo periodo, attesa da un ventennio e ora prevista dal Pnrr per la primavera 2023”, hanno detto i consiglieri del Cnel Alessandro Geria e Gianmaria Gazzi, coordinatori del Rapporto.

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