Una sala gremita, di lavoratori desiderosi di sapere cosa riserverà loro il futuro ma anche di amministratori locali e onorevoli regionali, ha fatto da contorno oggi all’incontro organizzato dalla Ugl per discutere di servizio idrico.
Servizio idrico a Catania, distanze tra politica e privati
Oltre la facciata da tavola rotonda, l’occasione è servita per accorgersi – attraverso le parole, la mimica dei volti e gli sguardi – di quanto siano profonde le distanze che separano la politica dai privati. Ovvero i due volti di Sie, società che dovrà prendere in mano per tre decenni reti, impianti e depuratori.
Il percorso formalmente è iniziato nell’estate del 2024 – con la stipula della convenzione a cui si è arrivati due anni dopo dalla sentenza del Cga che stabilì la validità della gara di metà anni Duemila indetta per individuare il socio privato della società mista che avrebbe assunto il ruolo di gestore unico – ma è ancora lontano dall’essere concluso.
Scontro tra privati e sindaci
I tasselli che mancano sono tanti e a renderne più irta la ricerca sono le frizioni che intercorrono le parti: i privati, guidati dall’imprenditore Sergio Cassar, amministratore delegato di Sie ma anche del socio di maggioranza interno a Hydro Catania, società titolare del 49 per cento delle quote di Sie, e i sindaci che in varia misura – Città Metropolitana e Comune etneo più di tutti – detengono il 51 per cento.
All’origine dei dissapori c’è la diversa interpretazione della natura mista di Sie. Cassar accusa la politica di tentare di invadere un campo che invece ormai sarebbe cristallizzato dalle pronunce della giustizia amministrativa.
“Penso che non sia più il momento di parlare di politica, ma di gestione amministrativa. Spesso i politici si arrogano la possibilità di cambiare le regole, come se tutto fosse costantemente contrattabile. Chi partecipa a una gara lo fa sapendo quali saranno gli obblighi e i rischi che ci si assumerà, e questi non possono essere aumentati a piacimento”.
Piano gestionale non aggiornato
Da mesi Cassar rimanda al mittente ogni accusa di ritardo, addebitando le responsabilità alla mancata approvazione di un piano d’ambito aggiornato, comprensivo di piano economico finanziario, nonché della nuova tariffa. Tutti elementi ritenuti imprescindibili per consentire di fare investimenti senza compiere salti nel buio.
“Il modello gestionale è stato voluto dalla parte pubblica. L’Ati si è rivolta al privato che ha le proprie regole e che il pubblico deve rispettare. Abbiamo una convenzione che stabilisce che di eventuali perdite, fino al fallimento, risponde il socio privato”, ha detto Cassar, replicando a chi – come il presidente dell’Ati Fabio Mancuso, ieri assente dal tavolo così come il sindaco di Catania Enrico Trantino – di recente ha ricordato che, dopo tutto, la maggioranza delle quote di Sie sta in mano a soggetti pubblici.
Il tema ha trovato spazio, come raccontato nei giorni scorsi dal Quotidiano di Sicilia, anche nella relazione annuale del Consiglio di sorveglianza di Sie, contenente diversi riferimenti alla posizione assunta da Cassar – e con lui dagli altri soci privati – secondo cui la società non sarebbe sottoposta a controllo pubblico. Con i conseguenti effetti su ciò che riguarda le assunzioni di personale, gli affidamenti di servizi e forniture a terzi e gli obblighi in materia di trasparenza.
Servizio idrico, gestione inadeguata nei Comuni
“La magistratura è stata chiamata a intervenire perché qualcuno aveva fatto qualcosa che non doveva fare. C’è un soggetto che creditore in questa storia ed è Hydro, il pubblico ha tentato di fermare un processo iniziato nel ’94 con la legge Galli”, è andato avanti Cassar. Nel suo lungo intervento, l’imprenditore ha rimarcato l’inadeguatezza delle condizioni trovate nei Comuni in cui Sie ha già effettuato il subentro: “Abbiamo cambiato il cronoprogramma dei subentri su richiesta dell’Ati, e comunque non è facile subentrare in gestioni che sono state in mano a Comuni nei quali non era mai stata fatta una ricognizione delle perdite o mancano le anagrafiche degli utenti. Così come è impossibile subentrare a Comuni che non hanno mai avuto l’autorizzazione alla captazione delle acque”.
Non sono mancate le stoccate all’Ati, accusata di avere riservato trattamenti diversi in merito all’aggiornamento delle tariffe. “Dal 2008 al 2023, Sie (che prima di diventare gestore unico operava nel Calatino, nda) ha avuto la stessa tariffa poi aggiornata con un aumento del sette per cento, mentre altri hanno ottenuto con facilità aumenti del 40 o 60 per cento”, ha detto Cassar.
I nodi da sciogliere
Tra i nodi più difficili da sciogliere c’è quello riguardante il ruolo che spetterà in futuro a Sidra, Acoset e Ama. Le tre società pubbliche non sono soltanto gestori uscenti in un oltre un terzo della provincia ma anche sono soci di minoranza di Hydro Catania. Ceduta la gestione a Sie, dovrebbero diventare soci d’opera di quest’ultima, prendendo in mano parte delle prestazioni su cui poggia il servizio idrico.
Sui diritti che spettano ai tre soggetti pubblici la partita è però apertissima
“Hydro Catania ha la possibilità di usare i propri soci, ma non l’obbligo. Intendiamoci: non c’è alcuna chiusura, ma servono assunzioni di responsabilità proporzionate. Serve la capacità di garantire risultati coerenti con i diritti che si reclamano”, ha commentato Cassar, che poi, rimarcando come le responsabilità siano in capo al socio di maggioranza di Hydro Catania (il Consorzio stabile generali infrastrutture, nda), ha lanciato una provocazione: “Se c’è qualcuno disposto a prendere la gestione al posto del socio maggioritario, sono disposto a cedere ma si deve anche prendere le responsabilità”.
Per l’ad di Sie, Sidra, Acoset e Ama dovrebbero tirarsi fuori dalla logica del controllo analogo – la forma di vigilanza che si ha in caso di società in house – ed “entrare nell’ottica di impresa”.
Parole che hanno fatto scuotere la testa ad Antonio Coniglio. Il direttore di Acoset oggi sedeva al tavolo, così come il presidente di Sidra Mario Di Mulo e il commissario per la depurazione Fabio Fatuzzo.
Importi da riconoscere ai gestori
“La gara del 2005 ha segnato il campo da gioco – ha detto Coniglio, intervenuto prima di Cassar – Serve rispettare quanto è stato cristallizzato in quell’offerta. Se è vero che Csgi è socio di maggioranza, è altrettanto vero che siamo qui grazie alle società pubbliche che vent’anni fa hanno dato i requisiti al raggruppamento temporaneo d’imprese, che va ricordato si chiamava Acoset Rti”.
Coniglio ha parlato della necessità di definire con attenzione gli importi dei valori dei subentri che dovranno essere riconosciuti ai gestori uscenti, compresi Acoset e Sidra. Cifre che complessivamente ammontano a diverse decine di milioni di euro e che risentono dei costi dell’energia schizzati alle stelle negli anni successivi allo scoppio del conflitto russo-ucraino.
“Avere il 51 per cento è una grande forza per il pubblico. Fuori dai conflitti ideologici, Hydro è chiamata a gestire il servizio nel rispetto della gara del 2005 e chi ha la maggioranza in Sie deve esercitare poteri di verifica”, ha affermato Coniglio.
Posizioni nette sono sono state assunte anche da Fabio Fatuzzo, parlando di ciò che interessa il settore della depurazione. Anch’esso rientra nelle competenze di Sie, ma il commissario unico nazionale ha fatto dei distinguo.
Catania ed i problemi con i privati
“Le società pubbliche non sono colpevoli di irregolarità o colpe, semmai sono passate indenni dal boom energetico. Questo va ricordato alla Sie quando tende a ridimensionare il pubblico – ha replicato Fatuzzo, in passato alla guida di Acoset che di Sidra – I gestori privati non esistono solo a Catania, ma solo qui ci sono i contenziosi. Quando mi sono insediato ho trovato 600 milioni da utilizzare per consentire all’Italia di superare le infrazioni comunitarie nella depurazione. Di quella cifra sono stati spesi 550 milioni, parte dei quali anche in Sicilia orientale, ma a Catania ci si è incartati”.
Il riferimento è alla questione relativa alla procedura per i lavori nel depuratore di Misterbianco, a servizio dell’area etnea. Nel 2022 una gara, indetta prima che il Cga dichiarasse Sie gestore unico, era stata affidata a un operatore terzo. L’aggiudicazione è stata poi revocata dal Tar su ricorso proprio di Sie.
“Sono disposto ad affidare i lavori a Sie, ma serve che dimostri di avere le capacità tecniche e finanziarie richieste e a mio avviso ciò non è stato fatto – ha dichiarato Fatuzzo – Finché ciò non avverrà, lo stallo non si supera. A meno che un giudice non disponga di affidare comunque le opere e per farlo nomini un amministratore ad acta che se ne assuma la responsabilità”.
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