CATANIA – Un colpo di scena che in molti, fino a qualche settimana fa, avrebbero dato per inverosimile e che invece è arrivato. E una volta tanto è una buona notizia. Si tratta della decisione del ministero delle Infrastrutture di archiviare il procedimento di revoca, avviato alla fine dello scorso anno, del finanziamento da circa 17 milioni di euro di cui è beneficiaria la Sie, la società mista pubblico-privata che in provincia di Catania è il gestore unico del servizio idrico. Un ruolo, quello di gestore in tutti i 58 Comuni, che è stato riconosciuto dal Consiglio di giustizia amministrativa negli anni scorsi ma che, a distanza di venti mesi dalla stipula della convenzione con l’Assemblea territoriale idrica (Ati), ancora deve concretizzarsi.
Rapporti tesi tra Ati e Sie sul servizio idrico nel Catanese
Tra l’Ati e la Sie – per il 51 per cento di proprietà di ex Provincia e Comuni e per il restante 49 per cento di Hydro Catania, impresa quest’ultima di cui sono soci diversi privati, tra cui le ditte delle famiglie Cassar, Zappalà e Virlinzi – da tempo non corre buon sangue. Le frizioni riguardano la mancata approvazione del piano d’ambito aggiornato e del piano economico-finanziario, che dovrà includere l’ammontare delle risorse che Sie potrà utilizzare nei 29 anni di convenzione senza indire gare d’appalto.
Piano d’ambito e Pef: il nodo degli investimenti idrici
Per Sie, non avere un piano d’ambito e un Pef rappresenta un tallone d’Achille non da poco. Con riflessi anche sulla possibilità di effettuare gli investimenti necessari per migliorare le infrastrutture idriche in provincia. Tra gli esempi portati all’attenzione dalla società c’è stato il bando del ministero che ha assegnato fondi Pnrr: per Sie il finanziamento sarebbe stato a rischio revoca per la mancanza di prerequisiti necessari, come i già citati piani d’ambito e Pef; per l’Ati, invece, tale rischio non si sarebbe corso mentre a pregiudicare la possibilità di spesa dei 17 milioni da destinare alla riduzione delle perdite d’acqua erano i tempi di conclusione dei lavori previsti dal ministero per fine marzo.
La procedura di revoca avviata dal ministero
Il ministero nei mesi scorsi aveva da un lato confermato i timori di Sie, circa la necessità di possedere “i requisiti di ammissibilità” per accedere al finanziamento, dall’altro preso atto dei ritardi attestati dall’Ati e, sulla scorta di ciò, comunicato di avere avviato la procedura per revocare il finanziamento.
Archiviazione della revoca: il finanziamento resta utilizzabile
Il 7 gennaio scorso, però, lo stesso ministero ha fatto sapere di avere archiviato l’iter. Tradotto: il finanziamento può essere ancora utilizzato. La notizia è stata comunicata dall’Ati con una nota a firma del presidente Fabio Mancuso indirizzata sia a Sie che ai sindaci.
“Il Mit ha comunicato l’archiviazione del procedimento di revoca del finanziamento concesso. Ciò consente di proseguire con l’attività di progettazione e successiva esecuzione dei lavori, nel pubblico interesse alla realizzazione dell’opera. La copertura finanziaria dell’intera opera è garantita, oltre che dal finanziamento pubblico, per la quota residua da questa Ati che ha stanziato in bilancio il relativo importo, che può da subito essere impiegato”, si legge nella missiva di Mancuso.
Tariffe, quota Ati e posizione della Sie
Il presidente dell’Ati e sindaco di Adrano fa riferimento ai circa 169 mila euro relativi alla quota parte dell’intervento da finanziare tramite l’applicazione della tariffa agli utenti. Un tema quello del mancato aggiornamento del sistema tariffario che Sie ha più volte sollevato inserendolo tra i motivi che finora hanno impedito alla società di procedere con la speditezza necessaria per prendere in mano il servizio in tutta la provincia.
Dal canto proprio, la società amministrata da Sergio Cassar ha nei mesi scorsi sottolineato che il mancato avvio degli interventi finanziati con il Pnrr non dipendeva dall’avere certezza dei 169 mila euro legati alla tariffa, bensì dall’assenza a oggi del piano d’ambito e del Pef.
L’invito dell’Ati a procedere rapidamente
Per Mancuso, tuttavia, dopo la nota del ministero, non ci sarebbero più motivi ostativi per non utilizzare i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
“Questa Ati invita codesta società a procedere con la massima sollecitudine al completamento della progettazione al fine di poterla approvare in tempi rapidissimi e quindi realizzare i lavori”, si legge nella lettera inviata a Sie.
Il presidente dell’Ati afferma inoltre che “la nota del Mit fa anche ben sperare circa la possibilità che i termini di ultimazione dei lavori possano essere prorogati” e che l’Assemblea territoriale idrica “dispone della prima tranche di finanziamento che potrà essere immediatamente impiegata non appena Sie avrà provveduto agli adempimenti”.
L’appello ai sindaci e le attese sulla risposta di Sie
La comunicazione di Mancuso si conclude con un richiamo ai primi cittadini dei 58 Comuni. “Ai sindaci si chiede di adottare i provvedimenti più opportuni al fine di garantire da parte della Sie, di cui detengono il 51 per cento delle quote, l’avvio delle attività”. Adesso bisognerà capire come risponderanno i vertici di Sie. Se anche loro si sentiranno rassicurati dalle notizie arrivate da Roma.

