Home » Askanews » Si bene meno vino ma sono in crescita i consumi tra 18-24enni

Si bene meno vino ma sono in crescita i consumi tra 18-24enni

Si bene meno vino ma sono in crescita i consumi tra 18-24enni

Stabili le fasce più mature e in calo consumi tra Millennials

Roma, 26 mar. (askanews) – In Italia si beve meno, ma la platea dei consumatori di vino si amplia, con una crescita dei consumi tra i 18-24enni, mentre è scesa la quota di user quotidiani, specie di recente, tra le fasce più mature. I consumatori di vino in Italia oggi sono poco meno di 30 milioni di persone, il 55% della popolazione e i numeri negli ultimi cinque anni risultano stabili. E la riduzione nei consumi è frutto dell’effetto di due fattori: la saltuarietà dei consumi, che interessa oggi anche le generazioni più mature, e la sensibile riduzione dei quantitativi di vino consumati su base quotidiana a circa 2-3 bicchieri al giorno. E’ la fotografia scattata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly in occasione della presentazione della prossima edizione della manifestazione di Veronafiere di riferimento del vino italiano (12-15 aprile), tenutasi oggi a Roma alla Camera dei Deputati.

Lo studio ha analizzato i consumi negli ultimi due decenni: emerge un calo dela quota di user quotidiani, specie di recente, tra le fasce più mature. Oggi il 61% degli italiani consuma vino saltuariamente contro il 39% dei “quotidiani”: nel 2006 il rapporto era quasi inverso. Ad allargare la platea sono proprio i più giovani, che incidono meno sui consumi solo perché in termini numerici sono inferiori rispetto a 20 anni fa.

I pesi più marcati tra gli user si evidenziano tra le fasce mature/anziane, con una quota al 66% per gli over 45, ma è altrettanto vero che la pur piccola (vale il 7% dei consumatori) fascia 18-24 anni è l’unica ad aver visto crescere significativamente la propria quota: +8 punti percentuali (dal 39% al 47%), a fronte di una stabilità nelle fasce più mature, e una perdita tra i Millennials (29-44 anni).

Il responsabile dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Carlo Flamini, spiega che “guardando i movimenti generazionali, si può dire che il vino acquisti una certa centralità nelle abitudini di consumo man mano che si cresce: se i 18-24enni intervistati da Istat nel 2011 dichiaravano di consumare vino nel 39% dei casi, 13 anni dopo la quota era salita fino a sfiorare il 60%”.

A livello qualitativo sorprende l’approccio dei giovani. A fronte di generazioni mature più “stanche”, il rapporto dei giovani con il vino è motivato da curiosità ma soprattutto dal fatto che la bevanda piace. Nelle elaborazioni a base Iwsr “mi piace il gusto” è infatti il primo criterio di scelta per gli under 28 della GenZ (50%), mentre per i Boomers la principale motivazione è legata allo stare a tavola e quindi all’accompagnamento del cibo (70%). Altro fattore importante nella scelta del vino da parte degli “Zeta” è poi legato alla sfera dell’”io”: “ti rende sofisticato”, “è fashion” sommano infatti il 43% delle motivazioni al consumo, contro il 7% dei Boomers. Da qui la tendenza dei giovani a spendere mediamente di più (18 euro lo scontrino contro una media di 10 euro nel fuori casa) e soprattutto il vino diventa un must fuori dalle mure domestiche. Qui le percentuali di incidenza più alte si ritrovano, non a caso, tra la mini coorte dei giovani: 97% gli Z, 87% i Millennials, mentre i Boomers scendono al 64%. Tra i luoghi più gettonati, il ristorante sembra essere luogo preferito dai più giovani: 76% i Millennials, addirittura 86% gli Z, contro 60% circa per X e Boomers.