PALERMO – Una minoranza di imprese che però genera una quota rilevante di valore. È questa la fotografia che emerge dal report “Controvento: focus Sicilia”, elaborato da Nomisma e basato su dati Cribis D&B aggiornati al 2025, uno studio che analizza ogni anno oltre 80 mila aziende manifatturiere italiane individuando circa 6 mila realtà capaci di crescere anche in contesti economici difficili. All’interno di questo universo, la Sicilia mostra un sistema produttivo ambivalente: fragile nella struttura, ma con punte di eccellenza molto performanti.
169 imprese trainano ricavi e valore aggiunto in Sicilia
Nel dettaglio, le imprese “Controvento” nell’isola sono 169, pari all’8,6% del totale manifatturiero regionale. Un dato apparentemente contenuto che però cambia prospettiva se si guarda al contributo economico: queste aziende generano 976 milioni di euro di ricavi, pari al 9,4% del totale, ma soprattutto producono 363 milioni di euro di valore aggiunto, cioè la ricchezza effettivamente creata al netto dei costi intermedi, raggiungendo il 13,8% del sistema regionale. Ancora più rilevante è il dato sull’Ebitda, che rappresenta il margine operativo lordo, ovvero il profitto prima di tasse, interessi e ammortamenti: le imprese “Controvento” arrivano a sfiorare il 20% del totale regionale, segno di una redditività significativamente superiore alla media.
Crescita Ebitda e divario competitivo tra imprese
Questo divario emerge chiaramente anche nel tempo. Tra il 2019 e il 2024, il margine Ebitda delle imprese più performanti cresce dal 17 al 25%, mentre quello delle aziende non “Controvento” resta stabilmente molto più basso, oscillando tra il 6 e il 10% . In termini semplici, significa che le imprese migliori non solo guadagnano di più, ma continuano a migliorare la propria efficienza, ampliando il gap rispetto al resto del sistema produttivo.
Limiti strutturali: PMI e assenza di grandi aziende
Tuttavia, accanto a questi segnali positivi emergono limiti strutturali evidenti. Il più rilevante riguarda la dimensione delle imprese. Nel campione siciliano non compare nessuna grande azienda tra quelle “Controvento”: il sistema è trainato quasi esclusivamente da piccole e medie imprese, ovvero realtà con meno di 250 dipendenti. Questo elemento è cruciale perché la dimensione aziendale incide direttamente sulla capacità di investire in innovazione, internazionalizzazione e ricerca. Senza grandi player, il rischio è quello di restare competitivi solo in nicchie di mercato, senza riuscire a scalare sui mercati globali.
Distribuzione territoriale: Catania polo industriale
Anche la distribuzione territoriale evidenzia forti squilibri. La provincia di Catania si conferma il principale polo industriale dell’Isola con 52 imprese “Controvento” e 364 milioni di euro di ricavi, distanziando nettamente le altre aree come Messina e Palermo, entrambe ferme a 23 imprese. Questo dato suggerisce che fattori locali come infrastrutture, capitale umano e reti imprenditoriali giocano un ruolo determinante nella capacità di crescita delle aziende.
Settori trainanti: agroalimentare e industria
Dal punto di vista settoriale, il peso maggiore resta quello dell’agroalimentare, che rappresenta circa il 20% dei ricavi delle imprese “Controvento”, seguito da metallo, chimica e materiali non metalliferi. Si tratta di comparti tradizionali, che confermano la vocazione produttiva della regione ma allo stesso tempo evidenziano una limitata presenza di settori ad alta tecnologia, generalmente associati a maggiore crescita e produttività.
Economia a due velocità: divario strutturale in Sicilia
Nel confronto con il resto del Paese, la Sicilia presenta una minore incidenza di imprese performanti rispetto al Sud e all’Italia nel complesso, sia in termini di numero sia di ricavi. Questo indica che, pur esistendo eccellenze locali, il sistema economico regionale fatica a diffondere modelli di successo su larga scala. In sintesi, il quadro che emerge è quello di un’economia “a due velocità”: da un lato un nucleo ristretto di imprese solide, innovative e altamente redditizie, dall’altro un tessuto produttivo più ampio che fatica a tenere il passo. La sfida, secondo l’impostazione del report, non è tanto creare nuove eccellenze, quanto permettere a quelle esistenti di crescere di dimensione e trasferire competenze e modelli organizzativi al resto del sistema, riducendo così il divario strutturale che ancora caratterizza la manifattura siciliana.

