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In Sicilia il 20 per cento dei profitti trainato da un’élite di 169 imprese

In Sicilia il 20 per cento dei profitti trainato da un’élite di 169 imprese

Il report di Nomisma fotografa le aziende controcorrente, ossia capaci di crescere in contesti difficili. L’8,6 per cento del totale manifatturiero regionale genera da solo 976 milioni di ricavi

PALERMO – Una minoranza di imprese che però genera una quota rilevante di valore. È questa la fotografia che emerge dal report “Controvento: focus Sicilia”, elaborato da Nomisma e basato su dati Cribis D&B aggiornati al 2025, uno studio che analizza ogni anno oltre 80 mila aziende manifatturiere italiane individuando circa 6 mila realtà capaci di crescere anche in contesti economici difficili. All’interno di questo universo, la Sicilia mostra un sistema produttivo ambivalente: fragile nella struttura, ma con punte di eccellenza molto performanti.

169 imprese trainano ricavi e valore aggiunto in Sicilia

Nel dettaglio, le imprese “Controvento” nell’isola sono 169, pari all’8,6% del totale manifatturiero regionale. Un dato apparentemente contenuto che però cambia prospettiva se si guarda al contributo economico: queste aziende generano 976 milioni di euro di ricavi, pari al 9,4% del totale, ma soprattutto producono 363 milioni di euro di valore aggiunto, cioè la ricchezza effettivamente creata al netto dei costi intermedi, raggiungendo il 13,8% del sistema regionale. Ancora più rilevante è il dato sull’Ebitda, che rappresenta il margine operativo lordo, ovvero il profitto prima di tasse, interessi e ammortamenti: le imprese “Controvento” arrivano a sfiorare il 20% del totale regionale, segno di una redditività significativamente superiore alla media.

Crescita Ebitda e divario competitivo tra imprese

Questo divario emerge chiaramente anche nel tempo. Tra il 2019 e il 2024, il margine Ebitda delle imprese più performanti cresce dal 17 al 25%, mentre quello delle aziende non “Controvento” resta stabilmente molto più basso, oscillando tra il 6 e il 10% . In termini semplici, significa che le imprese migliori non solo guadagnano di più, ma continuano a migliorare la propria efficienza, ampliando il gap rispetto al resto del sistema produttivo.

Limiti strutturali: PMI e assenza di grandi aziende

Tuttavia, accanto a questi segnali positivi emergono limiti strutturali evidenti. Il più rilevante riguarda la dimensione delle imprese. Nel campione siciliano non compare nessuna grande azienda tra quelle “Controvento”: il sistema è trainato quasi esclusivamente da piccole e medie imprese, ovvero realtà con meno di 250 dipendenti. Questo elemento è cruciale perché la dimensione aziendale incide direttamente sulla capacità di investire in innovazione, internazionalizzazione e ricerca. Senza grandi player, il rischio è quello di restare competitivi solo in nicchie di mercato, senza riuscire a scalare sui mercati globali.

Distribuzione territoriale: Catania polo industriale

Anche la distribuzione territoriale evidenzia forti squilibri. La provincia di Catania si conferma il principale polo industriale dell’Isola con 52 imprese “Controvento” e 364 milioni di euro di ricavi, distanziando nettamente le altre aree come Messina e Palermo, entrambe ferme a 23 imprese. Questo dato suggerisce che fattori locali come infrastrutture, capitale umano e reti imprenditoriali giocano un ruolo determinante nella capacità di crescita delle aziende.

Settori trainanti: agroalimentare e industria

Dal punto di vista settoriale, il peso maggiore resta quello dell’agroalimentare, che rappresenta circa il 20% dei ricavi delle imprese “Controvento”, seguito da metallo, chimica e materiali non metalliferi. Si tratta di comparti tradizionali, che confermano la vocazione produttiva della regione ma allo stesso tempo evidenziano una limitata presenza di settori ad alta tecnologia, generalmente associati a maggiore crescita e produttività.

Economia a due velocità: divario strutturale in Sicilia

Nel confronto con il resto del Paese, la Sicilia presenta una minore incidenza di imprese performanti rispetto al Sud e all’Italia nel complesso, sia in termini di numero sia di ricavi. Questo indica che, pur esistendo eccellenze locali, il sistema economico regionale fatica a diffondere modelli di successo su larga scala. In sintesi, il quadro che emerge è quello di un’economia “a due velocità”: da un lato un nucleo ristretto di imprese solide, innovative e altamente redditizie, dall’altro un tessuto produttivo più ampio che fatica a tenere il passo. La sfida, secondo l’impostazione del report, non è tanto creare nuove eccellenze, quanto permettere a quelle esistenti di crescere di dimensione e trasferire competenze e modelli organizzativi al resto del sistema, riducendo così il divario strutturale che ancora caratterizza la manifattura siciliana.