Sicilia, burocrazia regionale allo sbando - QdS

Sicilia, burocrazia regionale allo sbando

Patrizia Penna

Sicilia, burocrazia regionale allo sbando

mercoledì 20 Aprile 2022 - 06:30

Il malcostume dei premi a pioggia, produttività “oggetto misterioso”, legge regionale 7/19 sulla responsabilità di funzionari e dirigenti mai applicata. La “cura” è il Piano Organizzativo dei Servizi

Quando la macchina amministrativa non procede spedita e si inceppa per colpa della disorganizzazione e della mancanza di metodo, rallenta tutta l’economia perché i servizi prestati in tutti i settori sono senza qualità e, dunque, assorbono più risorse umane e finanziarie di quelle che sarebbero necessarie.
La Sicilia è tra le regioni italiane dove lo scollegamento tra spesa per il personale della Regione e servizi erogati è più marcato: nell’Isola il malfunzionamento della pubblica amministrazione non è un’opinione ma un dato certificato anche da indici europei.

Fare più cose e di migliore qualità nello stesso tempo e a parità di spesa: si chiama produttività e alla Regione siciliana continua ad essere una sorta di “oggetto misterioso”, qualcosa di cui tutti parlano ma che in pochi conoscono davvero.

E in effetti, un’organizzazione più efficiente dei servizi pubblici è stata l’ossessione di tutti i partiti che nel corso dei decenni si sono succeduti al governo ma puntualmente nessuna delle strategie messe in atto in questi anni ha determinato un aumento significativo della produttività.

Mancanza del Piano Organizzativo dei Servizi (Pos)

Una disfatta legata essenzialmente alla mancanza del Piano Organizzativo dei Servizi (Pos), ovvero lo strumento di pianificazione attraverso il quale si determina cosa si vuole realizzare, quali sono le risorse umane e finanziarie necessarie e quali strategie adottare per ottenere il migliore risultato.
Ad oggi, all’interno della pubblica amministrazione regionale è mancato il controllo e il confronto tra obiettivi e risultati: le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Occorrerebbe promuovere il valore del merito

Probabilmente la politica non ha avuto un interesse reale a cambiare lo status quo. Eppure, promuovere il valore del merito avrebbe avuto il vantaggio di innescare un meccanismo virtuoso, quasi di “selezione naturale” che avrebbe portato avanti i più bravi e i più.

Premiare indistintamente tutti, invece, è diventato un vero e proprio malcostume: pensate che, come scriveva il QdS nell’inchiesta pubblicata lo scorso 28 ottobre 2021, a fronte della diminuzione dei dirigenti, scesi sotto quota 900 principalmente per effetto dei pensionamenti, la cifra in bilancio per i premi di risultato dell’anno 2020 è rimasta pressoché la stessa – 8 milioni – e la si può rilevare nella sezione “Performance” presente sul sito istituzionale della Regione siciliana.
In un altro approfondimento pubblicato sul nostro Quotidiano il 2 ottobre 2020, avevamo visto come l’Oiv (Organismo Indipendente di valutazione) avesse certificato il raggiungimento da parte dei dirigenti del 100% degli obiettivi posti su riscossione, lotta alla povertà e mobilità sanitaria. Numeri in contrasto stridente con la realtà e che raccontano un’efficienza che non c’è.

Efficienza, produttività, merito. E, infine, responsabilità. Anche su questo fronte, la pubblica amministrazione regionale, al netto di eccezioni rappresentate da funzionari e dirigenti capaci e animati da spirito di sacrificio e abnegazione, fatica ancora a capire che se non fa il proprio dovere e non porta a compimento un procedimento, sta violando i diritti dei cittadini.
Quando il funzionario o il dirigente se ne infischia di dare conto e ragione del suo operato ai cittadini perché sa che tanto non ci saranno né sanzioni né conseguenze allora quei diritti vengono calpestati due volte.

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