Il monitoraggio idrico della Regione Siciliana, curato dal dipartimento regionale dell’Autorità di bacino del distretto idrografico, delinea un quadro di straordinario recupero per le riserve d’acqua dell’isola nel corso del primo bimestre del 2026. Dopo un 2025 segnato da una siccità che aveva ridotto gli invasi a livelli di guardia, le precipitazioni invernali hanno impresso una svolta decisiva, portando i volumi complessivi a cifre che non si registravano da tempo. La metamorfosi del paesaggio idrico siciliano emerge con prepotenza analizzando i dati del monitoraggio giornaliero dei volumi invasati ad uso potabile, che mostrano un’impennata delle riserve proprio nel cuore di questo piovoso inverno.
L’accelerazione avvenuta nelle prime tre settimane di febbraio 2026 è il segnale più evidente di questo “boom” di acqua. Se si osserva la situazione al 1° febbraio 2026, il volume totale accumulato nei tredici invasi principali era di 157.695.188 metri cubi.
In meno di venti giorni, grazie al perdurare delle piogge, questa cifra è cresciuta in modo esponenziale, raggiungendo il 19 febbraio 2026 la quota di 217.740.473 metri cubi. Si tratta di un incremento netto di oltre 60 milioni di metri cubi in un lasso di tempo brevissimo, a testimonianza di un afflusso meteorico eccezionale che ha gonfiato i bacini artificiali siciliani. Anche il volume utile netto, ovvero l’acqua effettivamente destinata agli utilizzatori finali, ha subito una trasformazione radicale: dai 112.855.957 metri cubi di inizio mese si è passati ai 178.969.500 metri cubi rilevati il 19 febbraio.
Il confronto con un anno fa
Questo balzo in avanti è ancora più impressionante se messo a confronto con la situazione drammatica vissuta nello stesso periodo dell’anno precedente. Il 19 febbraio 2025, la Sicilia si trovava in una condizione di sofferenza idrica conclamata, con un volume totale invasato di appena 136.747.275 metri cubi. Il confronto tra il 19 febbraio 2025 e il 19 febbraio 2026 rivela che, in dodici mesi, le riserve complessive sono aumentate di oltre 81 milioni di metri cubi, segnando una crescita superiore al 59%. Il volume utile netto è quasi raddoppiato, passando dai 93.371.086 metri cubi del 2025 ai già citati 178,9 milioni del 2026, garantendo una sicurezza idrica per la stagione estiva che dodici mesi fa appariva come un miraggio.
Esaminando i singoli invasi, emergono casi di recupero che possono essere definiti storici. La Diga Rosamarina, uno dei pilastri del sistema idrico per la provincia di Palermo, è passata dai 17.667.883 metri cubi del 19 febbraio 2025 agli attuali 45.249.057 metri cubi, triplicando quasi la sua consistenza in un solo anno. Un andamento simile si riscontra per la Diga Poma, che dai 25,1 milioni di metri cubi del 2025 è balzata a quota 41,8 milioni. Notevole anche il caso del Fanaco, che un anno fa era ridotto a soli 3.077.220 metri cubi e che oggi vanta una riserva di 12.571.853 metri cubi, permettendo una gestione molto più serena delle reti collegate. Persino l’invaso di Santa Rosalia ha visto raddoppiare i propri volumi, passando da 11 milioni a oltre 21,2 milioni di metri cubi.
Anche i piccoli bacini si riempiono
La dinamica di questo primo scorcio del 2026 mostra una vitalità che non si limita ai grandi bacini. Piccoli invasi come lo Scanzano sono passati dai 6,7 milioni del 2025 ai 9,6 milioni attuali. Altri bacini, come quello di Prizzi, hanno raddoppiato le riserve passando da 3,6 milioni a 7,4 milioni di metri cubi. Va inoltre sottolineato che nel 2026 il monitoraggio include anche l’invaso Gammauta, gestito da Enel, che contribuisce con 1.824.372 metri cubi alla conta totale, risorsa che nel report del 2025 non veniva conteggiata.
Nonostante questo scenario di abbondanza, permangono alcune criticità tecniche che l’Autorità di Bacino continua a monitorare con attenzione. Il problema dell’interrimento, ovvero il deposito di sedimenti sul fondo dei bacini, sottrae ancora una capacità teorica complessiva di circa 19.571.472 metri cubi. Inoltre, per la Diga Garcia, i dati del volume del 19 febbraio 2026 non sono stati inseriti nel totale poiché la curva d’invaso è in corso di aggiornamento da parte del gestore, il che suggerisce che il volume reale complessivo della regione potrebbe essere ancora superiore a quello dichiarato.
E c’è pure chi ha superato i limiti di capienza
L’Ancipa, pur avendo volumi importanti (26,2 milioni di metri cubi), ha mostrato nell’ultima rilevazione del 19 febbraio 2026 una lieve flessione negativa giornaliera dell’1,09%. Tuttavia, confrontando il dato con i 24,5 milioni dello scorso anno, il saldo resta ampiamente positivo. La situazione di generale eccedenza rispetto al passato ha permesso di superare le quote autorizzate in alcuni casi, come a Santa Rosalia dove la quota rilevata di 378,60 metri sul livello del mare ha superato leggermente quella autorizzata di 378,05.
In conclusione, il mese di febbraio 2026 si configura come il periodo del grande riscatto idrico per la Sicilia. Se il 19 febbraio 2025 la variazione totale del volume rispetto al giorno precedente era appena dello 0,2% in positivo, la velocità di riempimento osservata tra il 1° e il 19 febbraio 2026 racconta di un sistema che ha saputo finalmente capitalizzare le piogge invernali. Con 178,9 milioni di metri cubi di acqua utile netta pronti per l’uso, la Sicilia affronta il resto dell’anno con una dotazione che mette al riparo da emergenze immediate, segnando un distacco netto e rassicurante dai minimi storici toccati solo dodici mesi fa.
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