In Sicilia, la disabilità non si vive come nel resto d’Italia. A testimoniare tutto questo, oltre ciò che vediamo ogni giorno nelle strade – e negli edifici, di qualunque sia il tipo – della regione, è l’ultimo allarmante lavoro redatto dall’associazione Luca Coscioni e che riguarda l’attuazione del Peba, cioè il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Questo, uno strumento di pianificazione obbligatorio per i Comuni italiani che ha lo scopo di censire, progettare e superare gli ostacoli fisici e sensoriali negli edifici e negli spazi pubblici d’Italia, nasce da una normativa ormai vecchia di 40 anni. Data alla luce nel 1986 infatti, nel ’92 è poi stata estesa a livello degli spazi urbani ma oggi, a quarant’anni dalla riforma di monitoraggio degli edifici e spazi pubblici, tutto ciò è diventato soltanto uno strumento di minore importanza per tutta Italia, Isola naturalmente compresa.
La situazione della Sicilia: tra Caltanissetta e Agrigento, del Peba si sono totalmente perse le tracce
Ma torniamo alla situazione della Sicilia, la più critica in Italia secondo la nuova indagine condotta dall’associazione Luca Coscioni. Per centrare subito l’emergenza dell’Isola, basta tracciare un bilancio generico: nessuno dei nove capoluoghi siciliani ha redatto il Peba, seppur sia una norma di 40 anni fa.
Come anticipato, si tratta di uno strumento di pianificazione obbligatorio per i comuni in Italia e che riveste (o meglio, rivestirebbe) un ruolo centrale nel supporto alla disabilità: quello di censire, progettare, superare gli ostacoli fisici e sensoriali sugli edifici e negli spazi pubblici. Una grande arma a disposizione di ogni comune del territorio che, se sfruttata a dovere, potrebbe potenzialmente accrescere la qualità del servizio cittadino e urbano per tutti i cittadini con disabilità della Penisola, una fetta di popolazione pari a 2,9 milioni.
Secondo quanto stabilito dall’indagine dell’associazione di riferimento per questa emergenza, in Sicilia sono quattro le città dove non si ha al momento alcuna informazione sullo stato della realizzazione del Peba. Si tratta di Trapani, Siracusa, Enna e Ragusa. Nel mistero è invece avvolta la situazione su Caltanissetta, dove l’iter burocratico è stato portato avanti nel 2021 con il via libera alla delibera dalla giunta, senza poi nessun passo in avanti a livello ufficiale. Un discorso parzialmente simile per Agrigento: anche in questo caso l’ok alla norma nel 2021, poi la nascita di un portale per le segnalazioni degli utenti e nessuna novità in tal senso, senza eventuali riscontri registrati dall’associazione sui risultati di questa piattaforma.
Passi avanti per Messina e Palermo, ma si attendono dei segnali dalle amministrazioni
Il via libera a Messina è arrivato nel 2024, ma ad oggi non esiste alcuna informazione in merito. A Palermo, qualche passo in avanti c’è invece stato da parte dell’amministrazione locale. Dopo l’approvazione della redazione della prima fase del Peba, sono state localizzate diverse aree e dei servizi considerati come prioritari nell’ottica del diritto all’accessibilità universale dei cittadini. L’ulteriore via libera era però stato stimato intorno al 2025 ma, come evidenziano gli esponenti dell’associazione di riferimento, ancora tutto appare fermo.
Il ricorso a Catania e l’affidamento al commissario
A Catania invece, la situazione più complessa dell’Isola. Nel 2025, il Tar – dopo un ricorso da parte dell’associazione Luca Coscioni – ha infatti condannato il Comune per non aver avviato la realizzazione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba, ndr), nominando un commissario apposito.
Un calo tutto italiano: solo il 38% ha approvato il Peba con una delibera del Comune
Un quadro drastico e lontano anni luce dalla visione europea, ma parzialmente in linea – seppur con dei riscontri peggiori – con la media italiana. Nella Penisola infatti, su 118 città capoluogo solo 45, ovvero il 38% del totale, hanno approvato il Peba con delibera comunale. Un dato allarmante, che limita il potenziale miglioramento delle strade e infrastrutture locali e nazionali dal punto di vista dell’accessibilità, smorzando i poteri di un piano che punta alla tutela delle categorie più fragili. Seppur qualche fortunata e rara eccezione, in Sicilia peggio che nel resto del territorio nazionale, rampe, marciapiedi e ascensori negli edifici e negli spazi pubblici restano un miraggio.
Il Quotidiano di Sicilia resta a disposizione per ulteriori chiarimenti in merito da parte delle amministrazioni comunali citate, nella speranza di un futuro maggiormente adatto e congeniale per le categorie più fragili all’interno delle nostre città, strade e spazi pubblici.
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