C’è un pezzetto di Sicilia, ma pregno di significati, nell’inchiesta Jerakarni da cui ieri è scaturito un maxi-blitz nella zona del Vibonese, in Calabria. L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha ricostruito gli affari, spesso portati avanti con la violenza, delle cosche riunite nel locale dell’Ariola e, nello specifico, della ‘ndrina Emanuele-Idà.
Il richiamo alla criminalità organizzata isolana riguarda la copertura offerta qualche anno fa da un gruppo di calabresi a Tony Trentuno, personaggio di spicco legato alla famiglia Santapaola-Ercolano e già coinvolto in diverse inchieste. In quel caso, il supporto alla latitanza era avvenuto dopo essere sfuggito all’arresto nell’operazione Quadrilatero in cui Trentuno era accusato di traffico di stupefacenti.
Sul suo conto negli ultimi anni si sono accumulate le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Per la giudice per le indagini preliminari Arianna Roccia, la disponibilità della ‘ndrina Emanuele-Idà nei confronti di Trentuno sarebbe dovuta alla volontà di rafforzare l’alleanza con i Santapaola-Ercolano.
Di ritorno dalla Grecia
La ‘ndrina Emanuele-Idà è attiva storicamente nei territori di Vazzano, Soriano Calabro, Sorianello e Gerocarne. Si tratta di uno dei territori a più altra densità criminale della provincia di Vibo Valentia. Il gruppo ndranghetista in passato è stato al centro di una faida che l’ha visto sopraffare i rivali della famiglia Loielo.
Nel corso delle indagini sono diverse le vicende che dimostrano come la ndrina entrasse in contatto con cosche operative in altre zone in occasione di affari legati al traffico di armi, di droga o all’attuazione di atti intimidatori. Le relazioni degli Emanuele-Idà arrivavano fino in Sicilia.
“Di rilievo poi appaiono i rapporti intessuti con la potente famiglia di Cosa Nostra di Catania Santapaola-Ercolano. In proposito, emerge come tale era la fiducia riposta dalla famiglia nei confronti degli Emanuele, che questa si affidava a loro per spostare un latitante della loro organizzazione”, si legge nell’ordinanza della gip Roccia.
Il riferimento è al recupero di Trentuno. Classe ’94, conosciuto come Tony, l’uomo nel 2021 era sfuggito al blitz Quadrilatero. La fuga lo aveva portato dall’altra parte dell’Adriatico, in Albania e in Grecia. Ed è proprio di ritorno dal Paese ellenico che viene recuperato da Michele e Marco Idà, oggi rispettivamente di 28 e 34 anni, Filippo Mazzotta, di 37, e Santo Livoti, di 38 anni. Quest’ultimo è catanese e dal 2024 è diventato collaboratore di giustizia.
“La gravità indiziaria a carico degli indagati si ricava dall’esame incrociato degli esiti dell’attività tecnica e delle immagini di videosorveglianza; elementi, questi, che hanno condotto alla cattura del latitante”, scrive la gip.
Era l’inizio del 2022, quando la polizia seguì il movimento di due automobili, una Jeep Renegade e una Lancia Y, che dopo avere imboccato l’autostrada A2 in direzione Salerno arrivarono fino al territorio di Bari. “Risultava evidente dalla osservazione dei due veicoli che gli stessi viaggiassero in modalità staffetta”, si legge nell’ordinanza in cui si ricorda che “le due autovetture venivano riprese presso la stazione di servizio Agip mentre effettuavano il rifornimento di carburante, che veniva pagato, per entrambe, da Idà Marco”.
La comparsa a bordo della Lancia Y di Tony Trentuno avvenne quando le automobili, arrivate a Bari, iniziarono il viaggio di ritorno verso la Calabria. A seguirle furono gli agenti della polizia, finché poco prima delle 13.30 una pattuglia della stradale fermò l’utilitaria. Sul sedile del passeggero c’era un uomo che si presentò come Sebastiano Scalia.
Sotto falso nome
Presa in mano la carta d’identità intestata a Scalia ed emessa apparentemente dal Comune di Catania, gli agenti ebbero subito il dubbio di avere a che fare con un documento falso.
“La fotografia apposta sullo stesso non riportava il timbro a secco del Comune che l’aveva rilasciata”, viene riportato nell’ordinanza. Portato in questura, di lì a poco si scoprì che Sebastiano Scalia era in realtà il latitante Tony Trentuno.
“Durante la perquisizione personale è stato possibile rinvenire diversi telefoni cellulari e schede Sim, nonché un biglietto per il traghetto intestato a Scalia Sebastiano con partenza da Atene il 24 febbraio 2022 alle ore 23:59 e arrivo a Bari in data 25 febbraio alle ore”.
Legami importanti
Nonostante la giovane età, Trentuno in questi anni è finito più volte al centro di inchieste giudiziarie. L’uomo è stato più volte accostato a Salvuccio Scheletro, al secolo Lorenzo Saitta esponente di primo piano dei Santapaola-Ercolano con legami di parentela con il boss Maurizio Zuccaro.
“È un trafficante di cocaina e la vende a chili ai trafficanti di Catania, e fa base a San Cocimo. Ha dei canali di importazione esterni alla Sicilia”, ha detto di Trentuno il collaboratore di giustizia Silvio Corra.
L’attivismo di Trentuno nel traffico di droga lo ha portato da una parte al riconoscimento in lui di un certo prestigio criminale – “nonostante la giovane età in diverse circostanze e nelle conversazioni telefoniche viene indicato come “u ziu” in evidente segno di rispetto”, si legge in un’ordinanza – ma anche al centro di tensioni con gruppi rivali.
Nell’autunno del 2018, Trentuno dopo avere affrontato e schiaffeggiato un rivale subì un attentato. La vittima dell’umiliazione “per reazione sparava all’indirizzo di Trentuno senza procurargli alcun danno mentre questi era a bordo della propria macchina unitamente alla convivente e alla bambina”. Un’azione che portò a un’ulteriore azione violenta, con l’incendio dell’abitazione della madre del giovane che era stato schiaffeggiato da Trentuno, e che portò all’interessamento anche di Grazia Santapaola, la cugina del capomafia Nitto.
Qualche anno dopo, a febbraio del 2021, stando a quanto raccontato dai collaboratori Michael e Ninni Sanfilippo, il gruppo che faceva capo a Trentuno fu protagonista di un conflitto a fuoco in viale Mario Rapisardi con un altro gruppo. A essere coinvolto era stato anche Enzo Timonieri, il giovane ucciso che di lì a poco sarebbe sparito e poi ritrovato cadavere mesi dopo. Un assassinio legato a contrasti interni al mondo degli stupefacenti.
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