Sanità Sicilia, insoddisfatti cinque malati su sei - QdS

Sanità Sicilia, insoddisfatti cinque malati su sei

Serena Giovanna Grasso

Sanità Sicilia, insoddisfatti cinque malati su sei

giovedì 11 Luglio 2019 - 08:05
Sanità Sicilia, insoddisfatti cinque malati su sei

Corte dei Conti: nel 2018 finanziamento di oltre 9 miliardi di euro, più 0,69% sul 2017. Aliquota di compartecipazione statale del 49,11%. Eppure la spesa sanitaria vale il 10,3% del Pil regionale

PALERMO – Sanità, la Sicilia spende, ma non sempre spende bene i suoi soldi.

Secondo la Corte dei Conti, la Regione siciliana ha acquisito nel 2018 un finanziamento di poco più di 9 miliardi di euro con un incremento dello 0,69 per cento sul 2017 e con un’aliquota di compartecipazione fissata dal 2009 nella misura del 49,11 per cento del suo fabbisogno sanitario”.

Sono numeri da capogiro quelli del settore sanitario, eppure la qualità delle performance sanitarie non rappresentano l’ordinario nella nostra isola: secondo il report di Demoskopika, appena un siciliano su sei si reputa soddisfatto dei servizi sanitari offerti nella propria regione.
Si tratta del terzo tasso più contenuto in Italia: infatti, una situazione ancor più disastrosa si osserva solo in Calabria (13,3%) e Campania (15,1%).

L’analisi concentra la propria attenzione sui servizi erogati legati al ricovero: si va dall’analisi sull’assistenza medica a quella infermieristica, dal vitto fino ai servizi igienici.

Anche in questo caso, come in molti altri parametri critici della sanità, le performance peggiori si osservano nelle regioni meridionali e nel Lazio. Infatti, a seguire troviamo Puglia, Basilicata, Sardegna e Lazio, regioni in cui il livello di soddisfazione oscilla tra il 17 e il 26,2%.

A livello nazionale, più o meno un italiano su tre si dichiara soddisfatto dei servizi legati al ricovero (31,7%), un andamento in calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente.

I valori osservati nella nostra regione sono ben distanti rispetto a quelli del Trentino Alto Adige, regione in cui più della metà dei cittadini si reputa soddisfatta (53,2%). Seguono a distanza Valle d’Aosta (46,9%) e Friuli Venezia Giulia (46,8%). Mentre il Molise è l’unica regione del Mezzogiorno che si colloca in alto nella classifica: infatti, il 45,4% dei cittadini è soddisfatto dei servizi sanitari ricevuti, il quarto valore più elevato a livello nazionale.

L’incidenza della spesa sanitaria sul Pil siciliano è pari al 10,3 per cento a fronte della media italiana del 6,6 per cento, quindi non si può certo dire che il settore sanitario non sia supportato da costi adeguati per il suo funzionamento. A questo punto, è d’obbligo una riflessione sulla qualità della spesa, su come cioè questi soldi vengono spesi ed è proprio su questo fronte che l’assessore regionale Ruggero Razza deve continuare a lavorare, come sta già facendo alacremente, potendo contare anche su una buona sintonia con i sindacati.

Altre criticità
Personale e fornitori

ll costo del personale in Sicilia è diminuito del 3,09 per cento tra il 2013 e il 2017 passando da 2.780.697 milioni di euro a 2.694. 720. Il rapporto percentuale tra costo del personale e spesa totale è pari al 30,07 per cento collocando l’isola grosso modo nella media nazionale. Ad oggi, tuttavia, resta da risovlere il grave problema legato alla carenza di personale medico e infermieristico. L’assessore Razza ha annunciato l’intenzione di bandire un maxi concorso.

La sanità siciliana paga i suoi fornitori in ritardo. Le spese per il personale e i servizi hanno beneficiato di un consistente piano di rientro, ma soffrono i fornitori costretti ad aspettare tempi lunghi: il 30 per cento dei pagamenti è stato effettuato oltre i termini previsti.
I ritardi maggiori a Messina e Palermo.

Demoskopika, nell’Isola la spesa più elevata: 31,5 milioni, cioè 86.300 euro al giorno

Nel solo 2018 le spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli sostenute dal comparto sanitario italiano hanno superato i 190 milioni di euro, ovvero 522 mila euro al giorno (+8,9%rispetto all’anno precedente). Circa un sesto dell’ammontare complessivo deriva da contenziosi originati nella nostra regione: nello specifico, si parla di 31,5 milioni di euro (circa il 16,5%), l’importo più elevato in tutta Italia.

Questi sono solo alcuni dei dati contenuti all’interno del report “La
performance sanitaria – Indice di misurazione e valutazione dei sistemi regionali italiani”, diffuso recentemente dall’istituto Demoskopika. Si tratta di un salasso pari a 86.300 euro al giorno e 6,30 euro per abitante. Basti pensare che in una regione con popolazione doppia come la Lombardia questo tipo di spese ammonta a 8,4 milioni di euro, esattamente un quarto del valore sborsato in Sicilia.

La nostra regione rispecchia il quadro generale meridionale: infatti, sono le strutture sanitarie del Mezzogiorno ad essere più litigiose, concentrando ben il 63% delle spese legali complessive, pari a 120 milioni di euro. A seguire troviamo quelle del Centro con 42,6 milioni di euro (22,4%) ed infinequelle del Nord con una spesa generata pari a 28,2 milioni di euro (14,8%).

A livello procapite, è la Calabria la regione in cui si spende di più: infatti, la spesa media calcolata su abitante risulta pari a 9,90 euro, determinando un esborso complessivamente ammontante a 19,5 milioni di euro. In termini procapite, Toscana e Abruzzo fanno peggio della Sicilia: infatti, in questo caso la spesa media in entrambi i casi risulta pari a 8 euro, mentre in termini globali si parla rispettivamente di 29,9 e 10,5 milioni di euro.

Rispetto alla spesa legale complessiva, alla Sicilia segue la già citata Toscana con 29,9 milioni di euro, la Campania con 25,5 milioni di euro (pari a 4,40 euro procapite) e la Puglia con 21,2 milioni di euro (corrispondenti a 5,20 euro procapite).

Tra le regioni meridionali, si “distingue” la Basilicata: infatti, sebbene si trovi tra gli ultimi dieci posti, il livello di spesa procapite è relativamente basso, sfiorando appena i due euro (precisamente 1,90 euro, pari a un milione di euro complessivi).
Mentre tutte le regioni settentrionali si trovano nella parte alta della classifica, confermandosi come le meno litigiose.

In particolare, spiccano Piemonte, Liguria e Lombardia, regioni in cui il livello di spese legali non raggiunge nemmeno un euro procapite. In Piemonte si spendono appena 0,60 euro per abitante (complessivamente 2,4 milioni di euro), 0,70 euro in Liguria (in totale 1 milione di euro) e 0,80 euro in Lombardia (globalmente 8,4 milioni di euro).

Famiglie indigenti costrette a rinunciare alle cure

Nel 2017 circa 283.500 famiglie siciliane hanno rinunciato alle cure mediche a causa della mancata disponibilità economica. In termini assoluti, si tratta del numero più elevato a livello nazionale, pari al 14,2% delle famiglie siciliane.

In termini relativi, un’incidenza maggiormente marcata si osserva solo in Calabria: infatti, in questa regione sono state 119.650 circa le famiglie che non avevano i soldi per curarsi, corrispondenti al 14,9% delle famiglie calabre complessive.
Questi sono solo alcuni dei dati contenuti all’interno del report “La performance sanitaria – Indice di misurazione e valutazione dei sistemi regionali italiani”, diffuso recentemente dall’istituto Demoskopika.

In generale, a finire nell’area del disagio economico, a causa della mancata disponibilità economica per fronteggiare la cura di malattie, sono tutte le realtà del Mezzogiorno. Proprio in queste regioni è possibile osservare l’incidenza più marcata di famiglie che rinunciano a curarsi sul totale delle famiglie.

Un’incidenza abbastanza elevata, seppur più contenuta rispetto a quella siciliane e calabrese, contraddistingue la Campania: qui sono quasi 224 mila i nuclei che si sottraggono alle cure necessarie per indisponibilità economica e rappresentano il 10,3% delle famiglie. A seguire troviamo Basilicata e Puglia, regioni in cui le difficoltà all’accesso sanitario riguardano rispettivamente il 9,2% e il 9,1% delle famiglie (in ordine 21.665 e 145.719 nuclei).

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