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Il M5s presenta ddl per reintrodurre in Sicilia il reddito di cittadinanza: “Fattibile con 200 milioni all’anno”

Il M5s presenta ddl per reintrodurre in Sicilia il reddito di cittadinanza: “Fattibile con 200 milioni all’anno”

Nella proposta di reintroduzione del reddito di cittadinanza, quest’ultimo viene definito “non solo un ammortizzatore sociale, ma anche un percorso di reinserimento attivo nel mercato del lavoro attraverso la formazione e la riqualificazione professionale”.

Reintrodurre il reddito di cittadinanza e ritagliarlo su misura delle esigenze dei siciliani. A un anno o poco più dalla conclusione della legislatura, sempre che prima non intervengono ulteriori scossoni all’interno della maggioranza di centrodestra, non è facile stabilire se il disegno di legge presentato dal Movimento 5 Stelle all’Ars abbia più i tratti della proposta politica da trasformare in legge prima del rompete le righe a sala d’Ercole oppure se non sia un primo biglietto da visita in vista della prossima campagna elettorale.

Quello che è certo è che, dopo la cancellazione da parte dell’attuale governo Meloni della misura con cui i cinquestelle sono arrivati a palazzo Chigi, l’idea di reintrodurre il sussidio al reddito per coloro che vivono in condizioni di povertà e non hanno un’occupazione farà senz’altro discutere. La mancanza di lavoro in Sicilia, di un lavoro che garantisca un reddito dignitoso, continua infatti a rimanere un problema.

La proposta

“Il reddito di cittadinanza regionale della Sicilia nasce come risposta alla crescente esigenza di fornire un sostegno economico efficace alle fasce più deboli della popolazione. L’abolizione del reddito di cittadinanza nazionale ha lasciato molte famiglie in difficoltà, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno, dove la situazione economica e occupazionale è particolarmente critica”. 

Parte da qui la riflessione – allegata alla relazione illustrativa del disegno di legge – del gruppo pentastellato. Nella proposta di reintroduzione del reddito di cittadinanza, quest’ultimo viene definito “non solo un ammortizzatore sociale, ma anche un percorso di reinserimento attivo nel mercato del lavoro attraverso la formazione e la riqualificazione professionale”.

Il contributo consisterebbe in un sussidio di 400 euro mensili percepibili per 12 mesi, prorogabili nel rispetto di determinate condizioni.
In cambio il beneficiario dovrebbe dimostrare la piena volontà di cercare un’occupazione. “La percezione è condizionata – si legge – al compimento di un apposito percorso regionale di inclusione attiva, da parte di ciascun componente del nucleo familiare non già occupato e non frequentante un regolare corso di studi”.

Le condizioni economiche

L’articolo 2 del disegno di legge tratta i requisiti per fare richiesta del Rdc. La misura sarebbe rivolta a cittadini dell’Ue o di Pesi extra Ue in possesso di permesso di soggiorno che siano residenti in Sicilia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.

Inoltre servirebbe avere un Isee non superiore ai 9360 euro, con un patrimonio immobiliare che, oltre alla casa di abitazione, non superi i 30mila euro e un patrimonio mobiliare non superiore a 6mila euro. Quest’ultimo parametro è incrementabile di mille euro per ogni componente del nucleo familiare, ma fino a un massimo di 10mila euro. Infine il reddito familiare deve essere inferiore ai 6mila euro annui. “Sono altresì ammessi al beneficio del reddito di cittadinanza regionale i lavoratori che percepiscono redditi da lavoro dipendente, autonomo o parasubordinato e che, pur risultando occupati, si trovino in condizioni di povertà o di quasi povertà, in quanto titolari di un reddito complessivo insufficiente a garantire condizioni di vita dignitose”

Al posto dei navigator

Con il reddito di cittadinanza, l’Italia scoprì la figura dei navigator, personale che all’interno dei centri per l’impiego aveva il compito di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei beneficiari. Tale aspetto è stato il principale punto debole dell’iniziativa. Il gruppo del M5s all’Ars prevede che “al fine di potenziare le competenze professionali dei beneficiari e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, la Regione promuove la partecipazione agli interventi previsti dalla normativa nazionale sulle Accademie di Filiera. Tali accademie, istituite per la formazione nei settori strategici dell’economia regionale, offrono percorsi qualificanti in collaborazione con imprese, istituti tecnici superiori e università”.

In tal senso, il ddl fa riferimento anche a incentivi alle assunzioni per le aziende. Si tratterebbe di contributi a fondo perduto ma a riguardo i dettagli sono rimandati a una fase successiva. “Le disposizioni attuative sono stabilite con decreto dell’assessore regionale per la Famiglia, le politiche sociali e il lavoro, di concerto con l’assessore regionale per l’Economia, previo parere della competente commissione dell’Assemblea regionale siciliana”, si legge.

C’è invece una stima del peso finanziario che comporterebbe l’introduzione di un reddito di cittadinanza regionale. “Per l’attuazione della presente legge, la Regione Siciliana istituisce un fondo regionale con una dotazione iniziale di euro 200 milioni annui, da finanziarsi attraverso fondi regionali, nazionali ed europei destinati all’inclusione sociale e al lavoro”.

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