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Turismo: nella Sicilia regina del mare, uccise dall’inquinamento alcune delle spiagge più belle

Rosario Battiato

Turismo: nella Sicilia regina del mare, uccise dall’inquinamento alcune delle spiagge più belle

giovedì 13 Giugno 2019 - 00:00
Turismo: nella Sicilia regina del mare, uccise dall’inquinamento alcune delle spiagge più belle

Alla luce dell’ultima relazione annuale sulla “Qualità delle acque di balneazione nell’Ue”, una guida dettagliata per analizzare la situazione di tutta la costa siciliana e avere un quadro complessivo del motivo per cui siamo ultimi in Italia per bandiere blu. Ci sono però alcuni segnali confortanti: in Regione finalmente qualcosa si muove, anche se la strada per raggiungere risultati concreti appare ancora lunga

PALERMO – Poche bandiere blu, tratti interdetti alla balneazione, depurazione ancora inadeguata e turismo che pesa anche a livello “ecologico”. Il mare siciliano si prepara a un’altra stagione di passione.

ACQUA ITALIANA SCARSA.
Nel 2018 l’Italia ha fatto registrare il numero più elevato di siti di balneazione con qualità delle acque “scarsa” (89 siti, pari all’1,6 % del totale dei siti analizzati). Si tratta del primo risultato tra i Paesi Ue, che supera la Francia (54 siti, pari all’1,6 %) e la Spagna (50 siti, pari al 2,2 %). Un dato preoccupante, soprattutto se si considera che, a fronte di una diminuzione registrata nel territorio francese (da 80 a 54, tra il 2017 e il 2018), in Italia la tendenza è stata superiore di dieci unità.

Lo rileva l’ultima relazione annuale sulla qualità delle acque di balneazione nell’Ue, pubblicata all’inizio di giugno dalla Commissione europea e dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) di Copenaghen, anche se bisogna considerare come il primato negativo in valore assoluto dell’Italia risulta viziato dalla sproporzione nel numero di siti di balneazione analizzati (5.539), di gran lunga superiore a quello di qualunque altro Stato membro. A distanza ci sono Francia (3.351), Germania (2.289), Spagna (2.282) e Grecia (1.598). Andando in dettaglio, l’Italia ha con qualità scarsa solo l’1,6% del totale dei siti, e va molto meglio di Olanda e Irlanda (entrambe 3,4%), Regno Unito (3,3%) e Ungheria (3,2).

DISTRIBUZIONE REGIONALE: I CASI SICILIANI
La qualità delle acque si misura in base al tasso di batteri fecali rilevato: la classificazione passa da “eccellente”, a “buona”, a “sufficiente” o “scarsa”. Nel caso in cui l’acqua risulta di scarsa qualità gli Stati membri devono prendere provvedimenti, vietando o sconsigliando la balneazione, informandone il pubblico e adottando misure correttive. In Italia ci sono 4.987 siti eccellenti, circa il 90%, ce ne sono poi 279 considerati “buoni” (5%) e quelli che soddisfano appena i requisiti minimi (2,1%). Sul sito dell’agenzia europea c’è una mappatura interattiva che segnala tutti i punti “rossi”, cioè con qualità “scarsa”. Diversi ce ne sono in Sicilia: la Foce Torrente Inganno, nel messinese, oppure a Ovest del Fiume Gela. Per avere il quadro preciso, occorre consultare il portale delle acque del ministero della salute.

LE SINGOLE PROVINCE
(In rosso le zone vietate)
CATANIA. Quindici le aree segnalate nel territorio catanese. Per i bagnanti etnei la buona notizia è che sono tutte balneabili, ma la qualità dell’acqua non è uguale per tutti. Lo stato è “scarso” nel sito “Stazione Centrale”, mentre risulta “sufficiente” a San Giovanni Li Cuti e “immissione piazza Europa 15 M. Sud”. “Buono” ed “eccellente” è il livello raggiunto negli altri punti come “Plaia – Torrente Acquicella 350 m Sud”, “Contrada Vaccarizzo”, “Paradiso degli Aranci – Campo di Mare”, “Sbocco canale Arci”, “Sbocco canale Forcile”.

SIRACUSA. Nel comune aretuseo sono ben 38 le aree monitorate in quanto potenzialmente adibite alla balneazione. Tra queste ben 7 sono “temporaneamente vietate per inquinamento”. Alla “Fonte Aretusa” il divieto risale al 2010 ed è ancora in corso, stessa situazione per il “lungomare Alfeo”, “Punta Carrozza”, “Punta Spinazza” (che risulta “chiusa”), “Spiaggetta Marina”, “Spiaggia della Maddalena” (insufficientemente campionata) e “Torre Ognina”, che ha un’ordinanza di divieto dal 2014.

MESSINA. Poco meno di 30 le aree adibite alla balneazione a Messina, quattro quelle temporaneamente vietate per inquinamento. Dal 2015 sono vietate le aree “M 50 Nord Torrente Annunziata” e “Torre Faro M 100 Sud Sbocco Canale Lago Piccolo”, mentre dal 2018 la “M 50 Sud. Osp. ‘Regina Margherita”. Risale al 2017 la prima ordinanza di divieto, poi rinnovata anche per le ultime due stagioni, per l’area “Mili Marina Vallone Canneto”.

PALERMO. Statisticamente più complicata la situazione nel comune capoluogo, dove ci sono 22 aree segnalate e sette “temporaneamente vietate per inquinamento”. Dal 2017 l’ordinanza di divieto riguarda “100 M E Sbocco Ferro di Cavallo-Lauria”, “100 M W Sbocco Ferro di Cavallo-Locamare”, “Antistante Stab. Bagni (Lido Olimpo)”, “Antistante via C. Colombo N.C. 886”, la “Spiaggia Vergine Maria”, “Via Barcarello”. Non ci sono, invece, ordinanze di divieto riportate sul sito per “Via Messina Marine” che risulta comunque temporaneamente vietata per inquinamento.

RAGUSA. Dodici aree e 3 divieti temporanei per altri motivi: a 200 mt a sinistra dell’ ex scarico fognante c’è un’interdizione dal 2015, poi ci sono anche “Spiaggia Irminio” e “Spiaggia Scalo Trapanese”.

LE ALTRE. Quattro le aree segnalate a Trapani, con un divieto temporaneo per inquinamento: “Lungomare Dante Alighieri – V. G. Errante”. Dieci i punti selezionati ad Agrigento, tutti balneabili.

LE AREE TURISTICHE. A Taormina, la regina del turismo isolano, ci sono 12 aree segnalate, tra queste soltanto una (“Stazione FF. SS.”) è temporaneamente vietata per altri motivi. Tutte balneabili le dieci aree di Cefalù, così come le cinque di Pozzallo, nel ragusano, e le sette di Marsala, in provincia di Trapani.

CRITICITÀ NELLA SEGNALAZIONE DELLE BANDIERE BLU. Un segnale di allarme si era avuto qualche mese fa dalla Foundation for Environmental Education (FEE) che aveva assegnato i riconoscimenti a quei Comuni rivieraschi particolarmente attenti alla gestione del territorio e all’educazione ambientale per preservare l’ambiente e promuovere un turismo sostenibile. Per la Sicilia soltanto sette bandiere, una in più dello scorso anno, eppure lontanissima dalla Liguria con 30 località e dalla Toscana e dalla Campania, rispettivamente con 19 e 18 località. L’Isola è ultima pur avendo a disposizione, con circa 920 chilometri di costa, il più lungo litorale balneabile d’Italia, pari a circa un quinto del totale nazionale. La Liguria ne ha un terzo, eppure ottiene il quadruplo delle località premiate.

LA COSTA VIETATA PER LEGGE
Il decreto dell’assessorato della Salute, come di consueto, ha sintetizzato e ufficializzato i tratti di costa vietati per inquinamento. Complessivamente si tratta di circa 45 chilometri, che ovviamente non tengono conto della porzione interdetta per altre ragioni come la presenza di aree portuali, le immissioni a mare di fiumi e torrenti o altre ragioni di sicurezza.


In Sicilia 250 “agglomerati” nel mirino dell’Unione europea

PALERMO – La Commissione ha voluto ricordare, in una recente nota, che proprio i requisiti stabiliti dall’Ue sulle acque di balneazione hanno permesso di far migliorare il livello della qualità delle acque europee nel corso degli ultimi quarant’anni. Le principali fonti di inquinamento restano le acque reflue e le acque di drenaggio che provengono da aziende e terreni agricoli.

La Sicilia è nel mirino dell’Ue: sull’Isola incombono quattro procedure di infrazione comunitaria per circa 250 agglomerati ancora fuori norma. L’elenco comincia dalla più antica che è la 2004/2034, per agglomerati con carico generato superiore a 15 mila abitanti equivalenti, che si trova già in sentenza di condanna (19 luglio 2012) e riguarda 110 agglomerati isolani, pari al 63% di quelli coinvolti a livello nazionale. Si prosegue con la procedura 2009/2034, destinata agli agglomerati con carico generato superiore a 10 mila abitanti equivalenti che scaricano in aree definite “sensibili”. Quest’ultima è in sentenza di condanna (10 aprile 2014) per 41 agglomerati nazionali, di cui 5 siciliani (5% del totale). La terza, la 2014/2059, si riferisce agli agglomerati con carico generato superiore a 2 mila abitanti equivalenti per 817 agglomerati e 32 aree sensibili, 175 in Sicilia, cioè il 21% di tutti quelli considerati in infrazione. L’ultima è la 2017/2181 per 15 regioni e 276 agglomerati sopra i 2 mila abitanti.


La Regione finalmente si muove, ma la strada è ancora lunga

PALERMO – A livello nazionale il commissario unico, Enrico Rolle, sentito in Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti lo scorso 9 maggio, aveva tracciato un quadro generale del lavoro fin qui svolto sulle due procedure d’infrazione (cause C-565/10 e C-85/13) su cui l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea: “Le attività – ha spiegato – sono già in corso in tutti i 104 agglomerati affidati alla struttura commissariale: secondo i nostri cronoprogrammi, entro il 2019 tutte le gare di progettazioni saranno bandite, entro il 2020 lo saranno tutte le gare di lavori e probabilmente verranno avviate anche tutte le opere. Ad oggi abbiamo bandito ottanta gare per indagini progettazione e lavori per un valore di oltre170 milioni di euro, quarantotto di queste sono concluse, 43 invece sono i contratti stipulati” .

Anche in Sicilia proseguono i lavori: alla fine di maggio consegnati i lavori per 13 chilometri di nuove fognature per la periferia urbana a Marsala e a Palermo sono stati consegnati i lavori per la nuova rete fognaria a Sferracavallo. Via libera dalla giunta regionale, appena qualche giorno fa, alla proposta dell’assessore all’Energia, Alberto Pierobon, di stanziare 2,6 milioni di euro per consentire la messa in funzione di depuratori e dissalatori per Lipari e Vulcano.

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