Politici, in vendita la madre per 1 € bucato - QdS

Politici, in vendita la madre per 1 € bucato

Carlo Alberto Tregua

Politici, in vendita la madre per 1 € bucato

venerdì 23 Agosto 2019 - 00:00

Ci dispiace certificare la commercializzazione della politica, secondo la quale ogni rappresentante delle istituzioni eletto agisce prima nel proprio interesse e dopo, se ne avanza, per quello generale.
Non si tratta di una valutazione catastrofista, bensì di una serie di fotografie che abbiamo scattato in questi ultimi venticinque anni.
Già prima, nel 1992, scoppiò il bubbone di Mani Pulite con l’arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, che aveva appena intascato una mazzetta da sette milioni di lire.
Il sistema politico era corrotto fino al midollo, eppure riusciva a mantenere il Paese in una rotta decente di crescita, seppure inferiore a quella della media europea.
Quando, invece, vi è stata la cosiddetta rivoluzione post Mani Pulite e le attese della popolazione erano elevate, tenendo conto che sembrava ci si fosse liberati dalla cappa della corruzione, cominciò la nuova era che ha visto avvicendarsi governi di centrodestra e di centrosinistra, ma tutti con uguali, cattivi, risultati.

Poi arrivò la crisi del 2007 che trascinò il Paese verso il basso, su tutti i versanti economici e sociali, molto di più che i partners europei e ciò per la fragilità endemica del sistema Italia.
Si sperò che il rinnovamento della classe politica potesse cambiare l’andamento delle vicende, ma la speranza fu delusa. Questo anche perché la sottostante classe burocratica non era cambiata per niente: direttori generali, direttori e funzionari di più basso livello erano sempre lì. Pur cambiando in relazione all’avvicendarsi dei rispettivi vertici politici, l’insieme dei dirigenti e funzionari non cambiò.
La minore qualità culturale e professionale, le sempre minori competenze del ceto politico, l’hanno reso debole, fragile e perforabile. Soprattutto, l’hanno posto in balìa dei burocrati.
La discesa della qualità del ceto politico è proseguita, con la conseguenza di renderlo sempre più permeabile alla corruzione. Sono arrivati nuovi parlamentari, nuovi ministri, viceministri e sottosegretari, ma la musica non è cambiata: la loro incompetenza li ha portati a trascinare l’Italia verso il baratro.
In un vecchio fumetto, creato da Gianluigi Bonelli e uscito per la prima volta l’1 maggio del 1948, quando i nostri eroi (Tex Willer e Kit Carson) riferiscono ai corrotti, ripetono: “Venderebbero la propria madre per un dollaro bucato”, perché le vicende si svolgono negli Stati Uniti d’America intorno al 1865.
A distanza di oltre centocinquant’anni, riteniamo che si possa parafrasare ed adattare ai nostri tempi, dal momento che la corruzione è sempre più dilagante e i corrotti aumentano indefinitivamente di numero.
Tutto questo porta alla disfunzione della macchina pubblica e, quindi, a una sorta di semi-paralisi dell’economia.
Ma al di là dell’incompetenza del ceto politico, a nostro sommesso avviso, vi è un disegno: mantenere in stato di bisogno la popolazione, in particolar modo quella del Sud, in modo che l’elargizione corrisponda allo scambio con il consenso, cioè con il voto.

Da secoli la questione si ripete.
I governanti che agiscono come malfattori non hanno nessun interesse a vedere decollare culturalmente ed economicamente i cittadini.
Chi è libero dai bisogni non è condizionabile. Chi ha bisogno è debole e sensibile a coloro che gli elargiscono qualche cosa.
C’è un rimedio a questo disastroso stato dei fatti? C’è ma non è stato mai messo in atto perché dovrebbe provvedervi la classe dirigente della società civile, cioè quella non politica e non burocratica.
Provvedervi come? Facendo sentire il peso della propria civiltà per indurre coloro che hanno responsabilità politiche e burocratiche ad agire nell’interesse generale del popolo e non in quello delle lobbies o di coloro che hanno solo interessi privati.
Ma la classe dirigente della società civile, salvo una stretta minoranza, viene meno al proprio dovere con la conseguenza che le cose continuano ad andare così come sono andate: male, anzi malissimo.

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