CATANIA – Con il suo 51 per cento in mano a Città Metropolitana e Comuni, la Sie quanto è considerabile una società soggetta agli adempimenti che si richiedono alle realtà controllate dal pubblico? La domanda da settimane aleggia tra le chat dei sindaci e di quanti, all’interno del mondo politico, hanno un qualche ruolo, anche marginale, nella fase di transizione che il settore idrico sta vivendo in provincia. Dall’estate 2024 la società, che per il 49 per cento è in mano a Hydro Catania, impresa che a propria volta ha tra i propri soci sia privati che alcune partecipate pubbliche, è gestore unico ma di fatto deve ancora completare il subentro in larga parte degli enti locali.
I ritardi hanno riguardato anche la gestione di un finanziamento da quasi 17 milioni che il ministero delle Infrastrutture, attingendo dal Pnrr, ha assegnato all’Assemblea territoriale idrica con l’obiettivo di effettuare lavori per la riduzione delle perdite nelle reti in alcuni dei Comuni gestiti da Sie. All’origine dei problemi, a detta della società che ha in Sergio Cassar il proprio amministratore delegato, ci sarebbe la mancata approvazione del nuovo piano d’ambito, comprensivo del piano economico-finanziario, e della manovra tariffaria. L’Ati, dal canto proprio, ha bollato queste motivazioni come mere scuse. La prossima settimana qualcosa dovrebbe accadere: il 24 febbraio, infatti, i sindaci si riuniranno per votare l’aggiornamento dei documenti. Se prevarranno i voti favorevoli, lo stallo denunciato da Sie dovrebbe essere superato.
Relazione Consiglio di sorveglianza Sie e nodo società a controllo pubblico
All’appuntamento, tuttavia, si arriverà in un contesto che sembra ideale per lo scoppio di una nuova polemica tra le parti. Nelle ultime ore, infatti, ad attirare l’attenzione è la relazione annuale del Consiglio di sorveglianza di Sie. L’organismo ha il compito di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto sociale da parte del Consiglio di gestione. La relazione è stata inviata all’Ati e contiene alcuni passaggi che, c’è da scommetterci, rilanceranno la disputa tra pubblico e privato in un momento in cui – davanti alle giustificazioni di Sie sui ritardi nell’avvio del progetto finanziato con il Pnrr – il presidente dell’Ati Fabio Mancuso ha espressamente invitato i colleghi sindaci ad adottare le iniziative necessarie a far valere il ruolo di socio di maggioranza dentro Sie.
“L’organo amministrativo ha ritenuto di poter escludere che Sie possa qualificarsi come società a controllo pubblico”, è la comunicazione che il Consiglio di sorveglianza fa richiamando la posizione di Cassar riferita già nella primavera dello scorso anno e suffragata da alcuni pareri legali.
“Di conseguenza – si legge nella relazione visionata dal Quotidiano di Sicilia – a dire dell’Ad (Cassar, nda), Sie non è tenuta a adottare un provvedimento contenente criteri e modalità per il reclutamento del personale, ovvero a rispettare le procedure aziendali selettive dettate all’art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 165/2001”. Il riferimento è alla legge che disciplina le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni. Per Cassar, che in primavera si è comunque detto pronto a dialogare “e condividere eventuali procedure che possano, ove possibile, implementare i criteri selettivi non vincolanti”, il discorso può essere esteso anche in materia di trasparenza e pratiche stabilite dalle normative per garantire che le attività nelle pubbliche amministrazioni avvengano al di sopra di ogni sospetto.
“Allo stesso modo – ricostruisce il Consiglio di sorveglianza richiamando i contenuti delle interlocuzioni con l’ad di Sie – l’esclusione del controllo pubblico influirebbe sia sull’applicabilità delle misure di prevenzione e repressione della corruzione che sugli obblighi di pubblicità e trasparenza”. Per ultimo, secondo l’amministratore delegato, Sie sarebbe nella condizione di essere esonerato dall’applicazione del codice degli appalti in materia di procedure per l’affidamento di forniture, servizi e lavori a terzi.
Appalti, modello 231 e possibili conflitti di interesse
A quelle considerazioni il Consiglio di sorveglianza aveva replicato invitando Sie ad adottare il modello 231, ovvero il documento in cui, all’interno di un’azienda, si definiscono i protocolli adottati per prevenire la commissione di reati. La richiesta seguiva il pronunciamento di Anac secondo cui tale procedura è applicabile “per ragioni di opportunità” anche “alle società a partecipazione pubblica non di controllo”. Sempre richiamando l’Anac, l’organismo di controllo aveva segnalato la necessità di sottoporre Sie, in quanto gestore di un servizio pubblico, alle previsioni in materia di accesso civico e obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni.
Per quanto riguarda invece il personale, il Consiglio di sorveglianza aveva invitato la società a seguire procedure assunzionali che seppure “non strettamente concorsuali” rispettassero “basilari principi di trasparenza, comparazione ed evidenza pubblica”. Mentre per i contratti di fornitura e servizi, a detta dell’organismo, l’esclusione dall’applicabilità del codice degli appalti avrebbe potuto riguardare solo i lavori che Hydro si è aggiudicato nell’ambito della gara di metà anni Duemila per la selezione del socio privato di Sie, ma non per tutti gli affidamenti. “La norma non può essere utilizzata di per sé per sostenere che ogni contratto passivo della società sia automaticamente affidabile senza il rispetto delle norme del codice dei contratti pubblici”, ha scritto il presidente del Consiglio di sorveglianza Giuseppe Meli.
Osservazioni a cui Cassar ha replicato mantenendo salde le proprie convinzioni e dicendosi comunque aperto a “estendere anche alla Sie le norme in materia di prevenzione e corruzione”. La relazione si conclude con una serie di raccomandazioni una delle quali riguarda i ruoli che i vertici di Sie hanno anche all’interno dei soci privati.
“Si deve rilevare – si legge – come la composizione delle compagini societarie di Sie e del socio privato Hydro Catania, nonché i rispettivi assetti organizzativi, possano apparire tali da creare un rischio di commistione che risulterebbe contraria a tale regola di adeguatezza nonché ai complementari principi di trasparenza e separazione, in virtù dei quali dovrebbe essere garantito un corretto esercizio dei poteri di controllo nel rapporto tra gestore e socio privato. Nel dettaglio, si fa presente che attualmente l’amministratore delegato di Sie (Cassar, nda) coincide con il presidente del consiglio d’amministrazione del socio di maggioranza assoluta di Hydro Catania (Csgi, nda)”. A ciò si aggiunge che il direttore generale di Sie (Giovanni Rao, nda) è, altresì, l’amministratore delegato di Hydro Catania.
“Ora va da sé – conclude il Consiglio di sorveglianza – che a fronte di ciò possa adombrarsi il dubbio che tale assetto possa ingenerare il pericolo di un conflitto di interessi tra soggetti che dovrebbero reciprocamente presentare autonomia decisionale”.

