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Simeto, un ecosistema fluviale da liberare. “Diversi i benefici da rimozione traversa”

Simeto, un ecosistema fluviale da liberare. “Diversi i benefici da rimozione traversa”

CATANIA – Il ripristino di un tratto dell’ecosistema fluviale del Simeto attraverso la rimozione della traversa di Passo Martino. Un caso studio di cui si è discusso ieri all’auditorium “Enzo Zappalà”, organizzato dall’unità di ricerca del Prin 2022 “Restoring Biodiversity as a tool for Climate Change Mitigation”, progetto avviato dalle Università di Catania, Palermo e Messina per individuare misure di riparazione ambientale in ambito urbano e naturalistico. Si tratta di uno sbarramento artificiale costruito tra il 1984 e il 1987, a circa 7 km dalla foce, al fine di derivare le acque del Simeto e distribuirle alla Zona Industriale di Catania. L’impianto, però, non è mai entrato in funzione ed oggi versa in uno stato di abbandono. Abbiamo intervistato Umberto Troja, direttore della Riserva “Oasi del Simeto”, che ha delineato le attuali condizioni del tratto di fiume interessato dalla traversa, evidenziandone le criticità ambientali.

Biodiversità del fiume Simeto e impatto della traversa sulla connettività fluviale

Direttore, quanto incide questa infrastruttura sulla biodiversità della riserva e sulla connettività fluviale?

“Studi scientifici preliminari documentano che nel tratto a monte della traversa mancano specie autoctone tipiche, tra cui l’Anguilla europea e varie specie di cefali, che un tempo risalivano il fiume. Predominano, invece, specie alloctone invasive quali rovella, carpa, carassio, gambusia e pesce gatto — indicatori di degrado biologico e di forte alterazione della comunità ittico-ecologica. Questo avviene perché la traversa crea una barriera ecologica che blocca la risalita principalmente dell’anguilla, interrompendo il flusso di sedimenti, nutrienti e organismi lungo il corso d’acqua. Questi dati indicano un peggioramento qualitativo dello stato ecologico locale”.

Il nuovo Regolamento europeo sul ripristino della natura cambia concretamente le prospettive di intervento sul Simeto?

“Sì, il nuovo Regolamento Ue sul ripristino della natura (entrato in vigore nel 2024) introduce obblighi vincolanti di ripristino per gli Stati membri. Innanzitutto, mira a ripristinare almeno 25.000 km di fiumi a flusso libero entro il 2030, rimuovendo barriere artificiali che impediscono la connettività fluviale. In più, richiede piani nazionali di ripristino con obiettivi chiari e monitoraggio di habitat e specie. Questo quadro normativo rafforza le basi legali per intervenire anche sul Simeto, perché la traversa è esattamente il tipo di struttura che il regolamento indica come candidabile per la rimozione e gli Stati membri devono includere tali piani nei loro strumenti di attuazione e di rendicontazione europea”.

Benefici ambientali della rimozione della traversa di Passo Martino

Se la traversa venisse rimossa, cosa cambierebbe concretamente per il territorio e per la riserva?

“L’eliminazione della traversa produrrebbe diversi effetti positivi, tra cui benefici ecologici come il ripristino della connettività, il miglioramento dell’habitat per specie autoctone e la riduzione delle specie alloctone invasive nei tratti a monte, e l’aumento della resilienza ecologica del fiume verso stress ambientali e cambiamenti climatici. Verrebbero ripristinati i processi sedimentari, idraulici e biologici, non solo per la fauna ma anche per piante acquatiche e zone umide adiacenti, con possibili ricadute positive anche per la qualità dell’acqua e per i servizi ecosistemici. Gli studi propongono l’utilizzo di modelli idraulici e idromorfologici per valutare il comportamento del fiume dopo la rimozione, garantendo che non vi siano impatti negativi sulle infrastrutture (ponti, argini, strade)”.

Quale dovrebbe essere il ruolo della Regione e degli enti locali in un’operazione di questo tipo?

“Servono azioni politiche e amministrative coordinate come pianificazione e autorizzazioni ambientali (es. Procedura di valutazione di incidenza ambientale – DPR 357/97, rilascio di pareri da parte dell’Autorità di Bacino e del Genio Civile) e accesso a fondi europei e nazionali per la realizzazione di opere di rinaturalizzazione fluviale. Bisognerebbe anche prevedere ed attuare programmi di educazione ambientale e monitoraggio partecipato indirizzato alle scuole di ogni ordine e grado”.

Se l’Europa chiede fiumi più liberi e connessi, il Simeto potrebbe essere il primo banco di prova siciliano. Il lavoro del team accademico punta ora a trasformare lo studio in proposta operativa, coinvolgendo enti locali e Regione in un percorso condiviso di ripristino ambientale del fiume Simeto.