Home » Province » Siracusa » Trasformare la tonnara di Capo Passero in un resort di lusso: il progetto da 31 milioni di una società milanese

Trasformare la tonnara di Capo Passero in un resort di lusso: il progetto da 31 milioni di una società milanese

Trasformare la tonnara di Capo Passero in un resort di lusso: il progetto da 31 milioni di una società milanese

La Lio Hospitality Venture già nel 2024 ha stipulato dei contratti preliminari per acquisire le aree dai proprietari, ovvero Francesco Bruno di Belmonte, Franzo Bruno Statella, Maurizio Bruno di Belmonte, Felice Bruno di Belmonte, Maria Dora di Bemonte, Ornella Orsi Bertolini, Angelo Giglio, Vincenzo Giglio.

Trasformare la vecchia tonnara di Capo Passero in una struttura per il turismo di lusso, dotata di camere con tutti i comfort, piscina e spazi ricreativi all’interno di una cornice legata all’economia della pesca e, più in generale, alla storia della Sicilia.

Il progetto presentato nell’ambito della Zes, la zona economica speciale, è di una società che ha sede a Milano. Si chiama Lio Hospitality Venture ed è di proprietà per il 90 per cento della Lhove Holding e per il restante 10 per cento della Egnazia Ospitalità Italiana.

Tra le autorizzazioni da ottenere c’è quella sulla valutazione ambientale del progetto che è localizzato a ridosso del mare e in particolare di due tratti sottoposti a tutela: la zona speciale di conservazione Fondali dell’isola di Capo Passero e la zona di protezione speciale Area Marina di Capo Passero.

Per questi motivi la Regione ha trasmesso la documentazione alla commissione tecnica-specialistica guidata da Gaetano Armao.

Dall’abbandono al lusso

L’intervento di recupero e riconversione della tonnara, in variante al piano regolatore, è stato valutato dalla società amministrata da Francesco Molinari oltre 31 milioni di euro.

La Lio Hospitality Venture già nel 2024 ha stipulato dei contratti preliminari per acquisire le aree dai proprietari, ovvero Francesco Bruno di Belmonte, Franzo Bruno Statella, Maurizio Bruno di Belmonte, Felice Bruno di Belmonte, Maria Dora di Bemonte, Ornella Orsi Bertolini, Angelo Giglio, Vincenzo Giglio.

“La tonnara di Portopalo, un tempo fulcro di un’economia fiorente e cuore pulsante della pesca del tonno, versa da decenni in uno stato di obsolescenza funzionale e strutturale – si legge nella relazione illustrativa –. Gli edifici, che un tempo ospitavano i tonnaroti, gli spazi di lavorazione e le strutture di servizio, mostrano i segni inesorabili del tempo e dell’abbandono. Le antiche murature in pietra appaiono oggi erose dagli agenti atmosferici e dalla salsedine, con ampie porzioni crollate o fortemente compromesse. L’intonaco, laddove ancora presente, è screpolato e sgretolato, lasciando emergere – continua il documento – la struttura originaria in molte parti esposta agli elementi atmosferici. I tetti, ormai perlopiù inesistenti o ridotti a scheletri di travi spezzate, non offrono più riparo e all’interno degli edifici la vegetazione spontanea ha preso il sopravvento”.

Il progetto di rilancio

A essere interessati dagli interventi di recupero sono tutte le aree in cui la tonnara era suddivisa, compresa la chiesa della Santissima Annunziata. “Che un tempo rappresentava il cuore spirituale della tonnara”, viene ricordato.

I documenti presentati alla Regione contengono numerosi rendering di quello che sarà, secondo i proponenti, il nuovo volto di uno dei luoghi simbolo della Sicilia sud-orientale. Turisti di primissima fascia affacciati sul mare in quello che finora è stato un sito di archeologia industriale. 


La tonnara ricade nella fascia di 150 metri dalla battigia. “Il progetto – si legge in un passaggio oin cui si fa riferimento ai vincoli previsti dalla legge regionale 78 del 1976 – è finalizzato al mero restauro e/o alla ricostruzione degli edifici preesistenti nel rispetto della conformazione e delle volumetrie originarie e, pertanto, risulta coerente con la limitazione indicata”.

Rischio idrogeologico

Tra gli aspetti che la commissione tecnica-specialistica dovrà valutare c’è anche quello riguardante la particella che in progetto dovrebbe ospitare i parcheggi. 

“Risulta parzialmente intersecata da una fascia censita dal Piano per l’assetto idrogeologico della Sicilia quale settore a pericolosità P4 (molto elevata) in virtù del dissesto attivo per crollo che interessa la scarpata di valle”, si legge nella relazione.

Per ovviare ai rischi, la società prevede di posizione una recinzione di protezione “in corrispondenza della cresta della scarpata” e assicura comunque che “il progetto non comporta scavi o riporti degni di nota” né prevede “la creazione di superfici impermeabili”. Nulla dunque che potrà determinare modifiche all’assetto geostatico del versante.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it

Segui QdS.it su Google  Non perderti inchieste, news e video

WhatsApp Le notizie anche sul canale di QdS.it