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Slovenia a Milano-Cortina tra sport, confine e turismo lento

Slovenia a Milano-Cortina tra sport, confine e turismo lento

Da Casa Slovenia alle regioni di frontiera, la strategia per il mercato italiano

Bolzano, 9 feb. (askanews) – A Cortina la Slovenia ha scelto di esserci in modo riconoscibile, nel centro del paese, lungo la via principale, in uno dei luoghi simbolo delle Olimpiadi invernali. Casa Slovenia è una delle poche “case nazionali” attive durante i Giochi ed è il segno di una scelta precisa: usare lo sport come piattaforma per parlare anche di turismo, economia e relazioni.

“Casa Slovenia è la casa degli sportivi sloveni, ma anche una piattaforma aperta – spiega Aljoša Ota, direttore dell’Ente Sloveno per il Turismo in Italia – con eventi business e momenti di promozione”. Il calendario segue quello olimpico, con appuntamenti pensati per intercettare pubblico e operatori durante le gare. Tra questi anche un evento organizzato dall’ente il 12 febbraio, ideato per presentare il Paese mentre sulle piste si gioca per le medaglie.

La Slovenia arriva alle Olimpiadi con 37 atleti, un numero rilevante se rapportato ai poco più di due milioni di abitanti. In Slovenia si fa sport fin da piccoli, spiega Ota, ed è parte della crescita. Nel salto con gli sci, in particolare, i nomi dei Prevc sono ormai una presenza costante, confermato dalla medaglia d’argento di Nika al trampolino da 90 metri ottenuto a Predazzo, in val di Fiemme. Le Olimpiadi diventano così anche un momento di riconoscersi come Paese, prima ancora che una gara a chi vince più medaglie.

Il legame con il turismo passa anche dal confine con l’Italia. Molte delle novità presentate arrivano da territori che guardano direttamente oltre la frontiera, da Brda (il Collio sloveno) a Nova Gorica, dalla valle del Vipava fino all’Istria slovena. Zone che per anni hanno segnato una separazione e che oggi vengono proposte come aree di attraversamento, dove natura, vino, gastronomia e storia si intrecciano.

Brda, in particolare, è una delle aree su cui l’ente punta di più: una regione vinicola al confine con l’Italia, conosciuta per vini premiati a livello internazionale, una forte identità agricola e un calendario di eventi legati al territorio, come la storica Festa delle ciliegie. Tra Brda e Vipava c’è Nova Gorica, città nota anche per l’offerta di intrattenimento e per il ruolo centrale nel progetto transfrontaliero con Gorizia, che ha portato allo sviluppo di nuovi prodotti turistici legati alla storia del confine, come il tour del contrabbando e il treno del vino lungo le antiche ferrovie austro-ungariche.

Lungo la costa, da Capodistria a Pirano e Portorose, la Slovenia lavora su una proposta attiva tutto l’anno, tra wellness, gastronomia e turismo congressuale. L’area registra circa 3,2 milioni di pernottamenti, con Austria e Germania come primi mercati esteri e l’Italia oggi al terzo posto, dopo anni in cui era stata il principale bacino di riferimento.

Qui si lavora per evitare concentrazioni e spalmare il turismo su più mesi. Treni storici trasformati in percorsi enogastronomici, itinerari bike and wine, cantine aperte senza prenotazione, esperienze pensate per chi sceglie di fermarsi. “Lavoriamo su un turismo di qualità – spiega Ota – fatto di esperienze personalizzate, costruite insieme ai territori. Un turismo centrato sulle persone, capace di distribuire i flussi”.

È una filosofia frutto di una scelta precisa, che orienta anche le politiche di sviluppo. La Slovenia parla apertamente di crescita sostenibile, di destagionalizzazione, di equilibrio. L’attenzione si concentra sulle stagioni meno affollate, in particolare l’inverno e la primavera.

Lo sport funziona da motore di questa strategia. “È un linguaggio universale, un messaggio positivo”, conclude Ota. A Cortina, mentre si assegnano medaglie, la Slovenia prova a giocare una partita di più ampio respiro: usare l’Olimpiade per presentare un Paese che rallenta, attraversa i confini e sceglie la qualità. Una strategia che va oltre il podio e oltre l’evento olimpico.