Roma, 26 giu. (askanews) – Il mosciolo selvatico di Portonovo è a rischio di estinzione: una minaccia concreta, perché il numero di esemplari di questo mitile, riconosciuto Presidio Slow Food nel 2004, è in costante calo già da alcune stagioni, a causa dell’aumento delle temperature, dell’elevata presenza di mucillagine e dell’eccessivo sfruttamento, poiché pescato anche in modo illegale e da moltissimi privati. Gli anni scorsi il periodo della pesca si è chiuso in anticipo. Quest’anno, l’apertura è stata posticipata di oltre un mese, dal 15 maggio al primo luglio. Ma non basta: serve, come evidenziato dalla comunità scientifica che da mesi monitora la situazione nella baia di Portonovo, uno stop più lungo, per dar tempo ai mitili di riprodursi e alle popolazioni di crescere di numero.
Per questo motivo, Slow Food Italia ha inviato al ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste una richiesta di chiusura ufficiale della pesca del mosciolo selvatico di Portonovo e di ristori economici per i pescatori professionali.
Contestualmente, Slow Food Italia, d’accordo con la sua rete locale che segue da anni il progetto di valorizzazione del mosciolo, ha deciso di sospendere il Presidio Slow Food fino a quando non si sarà verificata una reale ripresa della specie.
“È necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, pescatori, privati, ristoranti locali compresi, e evitare di pescare i moscioli selvatici, per sperare di rivederli in futuro. Occorre però nel frattempo sostenere la ricerca e i pescatori, con i necessari ristori, e attendere la ripresa di questa risorsa”, spiega Raffaella Ponzio, responsabile del progetto Presìdi Slow Food in Italia.

