Roma, 1 apr. (askanews) – A distanza di 52 anni da Apollo 17, l’uomo torna in orbita lunare. Domani parte la missione spaziale Artemis. Secondo Matteo Massironi, Referente per la Geologia Planetaria della Società Geologica Italiana, Presidente della Società Italiana di Scienze Planetarie, Responsabile Scientifico nel Corso ESA PANGAEA, “a differenza della corsa allo spazio degli anni 60 vissuta come sfida bipolare tra USA e URSS, Artemis e’ un programma globale sottoscritto da oltre 40 Nazioni, mentre la Cina avanza parallelamente rendendo la luna il nuovo scacchiere del XXI secolo. La prospettiva oggi è dunque totalmente diversa dal momento che Artemis II è la seconda missione di un intero programma che mira a stabilire l’uomo sulla luna in maniera permanente ed ad utilizzare il nostro satellite come base di lancio per la futura esplorazione di Marte. Da qui il forte coinvolgimento di compagnie private ed industrie che dovrebbero aiutare a garantire già negli anni 30 di questo secolo missioni lunari a cadenza annuale. Una programmazione simile per il prossimo futuro e’ già state annunciate daIl’Agenzia Spaziale Cinese”.
Obiettivo è il Polo Sud della Luna dove ci sarebbe ghiaccio. Questa e le prossime missioni lunari non avranno l’obiettivo esclusivo di test tecnologico ed esplorazione scientifica ma mireranno ad individuare siti e risorse da utilizzare in loco. Ci sarà dunque un’analisi geologica che diventa disciplina cardine
“I siti di maggiore interesse per future basi stabili – dice Massironi in una nota – sono concentrati al polo sud lunare dove zone in ombra permanente contengono ghiaccio d’acqua, risorsa fondamentale per sostentamento e propellente, mentre aree quasi costantemente illuminate garantirebbero il necessario approvvigionamento energico. Questa e le future missioni lunari non avranno quindi esclusivi obiettivi di test tecnologico ed esplorazione scientifica, ma dovranno mirare ad individuare siti idonei e risorse da utilizzare in loco. In questa prospettiva gioca un ruolo fondamentale l’analisi geologica che diventa oggi disciplina cardine per qualsiasi programma spaziale dal momento che dovrà garantire un atterraggio sicuro, una programmazione efficace delle traverse esplorative, l’individuazione di siti idonei per basi permanenti, il reperimento e la stima delle risorse da utilizzare in situ, tra cui volatili come l’acqua, materiale che, con utilizzo di adeguati additivi e stampanti 3D, diventi utile per la costruzione di insediamenti umani ed eventuali terre rare. Per tutti questi motivi gli astronauti oggi vengono specificatamente istruiti alla geologia planetaria e di terreno – ha concluso Massironi – dal momento che, avendo una visione di contesto unica, una volta sulla Luna saranno occhi e braccia di team di scienziati a terra”.

