Sono numerosi i Comuni siciliani fuori controllo, verifiche interne inadeguate e rischi medio-alti - QdS

Sono numerosi i Comuni siciliani fuori controllo, verifiche interne inadeguate e rischi medio-alti

Paola Giordano

Sono numerosi i Comuni siciliani fuori controllo, verifiche interne inadeguate e rischi medio-alti

martedì 17 Dicembre 2019 - 00:00
Sono numerosi i Comuni siciliani fuori controllo, verifiche interne inadeguate e rischi medio-alti

Secondo la Corte dei Conti nell’85% degli Enti locali presi in esame le criticità gestionali rimangono dietro l’angolo. Come un’organizzazione inadeguatapuò pregiudicare un’intera gestione. GUARDA L'INFOGRAFICA ALL'INTERNO

PALERMO – Nei Comuni siciliani i controlli interni scarseggiano. L’85 per cento degli Enti locali dell’Isola risulta infatti incapace di assicurare che le proprie attività operative vengano svolte nel rispetto delle norme regolamentari, degli atti di programmazione e della sana gestione finanziaria.

A decretarlo è l’analisi 2019 dalla Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti relativa al sistema dei controlli interni degli Enti locali per l’esercizio finanziario 2017, che fa luce sulle caratteristiche strutturali e funzionali del sistema nel suo complesso ed evidenzia il grado di maturazione raggiunto da ogni singolo Ente. Oggetto dell’indagine dei magistrati contabili sono le Città metropolitane, le Amministrazioni provinciali e i Comuni che, a norma dell’art. 156, c. 2 del Tuel, registravano alla data del 31 dicembre 2016, secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, una popolazione residente superiore a 15.000 abitanti.

Dalla relazione emerge una panoramica dei Comuni “assai eterogenea”: si passa infatti dalla perfomance “che caratterizza soprattutto gli Enti della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, tra i più numerosi della classe a ‘basso’ rischio di controllo, a quella di segno opposto propria di diversi Comuni della Campania e della Sicilia che si collocano nella classe di rischio più elevata”. E i risultati degli Enti siciliani difatti sono inquietanti: escludendo Partinico e Rosolini poiché – segnala la Corte dei conti, inottemperanti, su 65 Comuni analizzati – solo dieci rientrano nella zona “verde”, la classe di merito cioè a “basso” rischio, dove si registrano sistemi di controllo che riescono ad identificare, monitorare e gestire le principali criticità gestionali con adeguati livelli di tempestività e qualità.

I restanti 55 risultano sparpagliati nelle classi dove il rischio è medio-alto: la fascia intermedia – che è quella in cui si rileva una maggiore attenzione prestata dagli Enti “all’adeguatezza delle strutture di controllo (sotto il profilo della dotazione organica e strumentale) piuttosto che ai loro processi operativi ed al raggiungimento delle finalità tipiche assegnate a ciascuna tipologia di controlli” – conta 12 Comuni in zona gialla e ben 29 in quella arancione. Chiude il cerchio la fascia rossa, quella in cui vi è l’inesistenza dei controlli strategici sulle partecipate e sulla qualità dei servizi e la contestuale presenza di evidenti lacune nell’attuazione dei restanti controlli.

Discrete le performance dei Comuni capoluogo: bene Ragusa, Trapani e Caltanissetta, benino Messina e Palermo, sotto quota 50 per cento di rischio. Le altre superano abbondantemente tale soglia, con Catania e Siracusa addirittura in zona arancione, con rispettivamente 59 e 66 per cento.

 

 


 

 

Come un’organizzazione inadeguata
può pregiudicare un’intera gestione

 

 

PALERMO – L’attività istruttoria alla base della relazione della Corte dei conti ha permesso di individuare tre macro-fasce di rischio.

Alla classe a “basso” rischio appartengono gli Enti più “virtuosi”, quelli che, secondo i magistrati contabili, “presidiano, con approccio olistico ed integrato, tutti i tipi di controlli senza manifestare particolari criticità nei diversi settori, offrendo, quindi, la best practice nell’ambito dei controlli interni”.

Tratti distintivi degli Enti della fascia “intermedia” di rischio di controllo sono, invece, la “scarsa incisività dei controlli interni sulle attività gestionali” che “offre terreno fertile al persistere di diffuse sacche di resistenza al cambiamento e di zone d’ombra connotate da ridotta regolarità e trasparenza” da un lato e la “carenza del controllo sulla qualità dei servizi erogati” che è sintomo “di una diffusa sottovalutazione di tale tipologia di controllo, capace di intercettare, attraverso la misura della soddisfazione del cittadino, i bisogni dell’utenza e, quindi, di fornire all’Amministrazione le reali dimensioni dello scostamento” dall’altro.

Nella fascia ad “alto” rischio di criticità del sistema di controllo interno rientrano gli Enti in cui “l’inesistenza, di fatto, dei controlli strategici, sulle partecipate e sulla qualità dei servizi, e la contestuale presenza di evidenti lacune nell’attuazione dei restanti controlli” sono posti nella condizione “di non poter evitare il verificarsi di violazioni di leggi e di regolamenti, frodi, abusi, sprechi o altra cattiva amministrazione delle risorse e del patrimonio pubblico”.

A livello contabile, prosegue la Corte dei conti, “è alto il rischio di manipolazioni o errori nella registrazione delle transazioni giornaliere, con conseguenti implicazioni economiche e finanziarie”.

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