ROMA – Per molti anni il turismo è stato interpretato soprattutto attraverso una logica quantitativa, in cui il successo di una destinazione coincideva con l’aumento dei flussi. Questo modello oggi mostra limiti evidenti: da un lato la pressione crescente su alcune mete consolidate, dall’altro la marginalità persistente di ampie aree rurali e interne.
In questo squilibrio strutturale si inserisce una trasformazione più ampia che riguarda sia la domanda sia le politiche pubbliche europee. Il turismo non viene più letto soltanto come settore di crescita, ma come infrastruttura economica e sociale capace di generare o redistribuire valore sui territori. Una parte significativa del cambiamento arriva dai comportamenti dei viaggiatori. Le evidenze più recenti indicano una crescente attenzione verso sostenibilità, qualità dell’esperienza e riduzione dell’impatto dei flussi.
Le nuove preferenze dei viaggiatori tra sostenibilità e qualità
Secondo Travel & Sustainability Report 2026 di Booking.com , l’85% dei viaggiatori attribuisce importanza alla sostenibilità nelle proprie scelte, mentre circa il 75% dichiara l’intenzione di adottare comportamenti più responsabili nei prossimi viaggi. Tra le tendenze emergenti si segnala anche una maggiore propensione a evitare destinazioni sovraffollate (43%) e a scegliere periodi di bassa stagione (42%). Il dato non riguarda solo le intenzioni, ma anche i comportamenti effettivi: cresce la ricerca di esperienze autentiche meno standardizzate e più legate ai contesti locali.
Turismo europeo e strategie contro l’overtourism
La trasformazione della domanda turistica non è uniforme. Le fasce più giovani mostrano una forte sensibilità ai temi ambientali e sociali, mentre i viaggiatori più maturi mostrano una maggiore coerenza tra sensibilità dichiarata e scelte effettive. Sul fronte istituzionale, le politiche turistiche europee stanno assumendo una crescente funzione di indirizzo sulle trasformazioni del settore, soprattutto in risposta agli effetti dell’overtourism e alla necessità di una maggiore distribuzione dei benefici sui territori.
In questo quadro, il Consiglio dell’Unione europea ha recentemente adottato il documento “Costruire un turismo sostenibile e competitivo per il futuro”, che definisce alcune direttrici strategiche: lo sviluppo del turismo sostenibile nelle destinazioni periferiche, rurali, insulari, montane e remote, la riduzione dell’impronta ambientale del settore, l’importanza dell’accessibilità dei modi di trasporto per tutti i passeggeri, compresi quelli con mobilità ridotta e disabilità, la promozione delle competenze digitali (utilizzo di dati interoperabili e orientamenti sull’Ia) e il miglioramento del livello delle competenze dei lavoratori. In parallelo, il Regolamento Ue 2024/1028 introduce un sistema comune per la raccolta e condivisione dei dati sulle locazioni di alloggi a breve termine. L’obiettivo è fornire alle Amministrazioni pubbliche informazioni più complete e affidabili per comprendere meglio l’evoluzione del mercato e predisporre politiche territoriali più efficaci.
Destinazioni alternative e redistribuzione dei flussi turistici
Uno degli effetti più evidenti del modello turistico attuale è la concentrazione delle presenze in un numero limitato di destinazioni. Le principali città turistiche e le località iconiche assorbono una quota elevata dei flussi globali, generando pressioni su infrastrutture, servizi e qualità della vita. Questa dinamica rende sempre più urgente un ripensamento delle politiche di distribuzione dei flussi e rafforza l’attenzione verso territori alternativi, spesso meno conosciuti ma potenzialmente attrattivi.
Turismo enogastronomico e sviluppo dei territori
All’interno di tale scenario, il turismo enogastronomico assume un ruolo particolare. A differenza di altre forme di offerta turistica, si radica direttamente nei territori e nelle filiere locali, senza possibilità di delocalizzazione. Le esperienze legate al cibo, al vino e alle produzioni tipiche attivano una rete economica diffusa che coinvolge agricoltura, ristorazione, ospitalità e artigianato. Il valore generato dal turismo tende quindi a distribuirsi in modo più capillare rispetto ai modelli concentrati sulle destinazioni più visitate.
Certificazioni ambientali e competitività delle imprese turistiche
Cresce, in questo modo, anche l’importanza della misurazione e della trasparenza. Le destinazioni e le strutture turistiche sono sempre più chiamate a rendere visibili le proprie pratiche sostenibili, non solo dichiarandole ma dimostrandole in modo verificabile. Le certificazioni ambientali si stanno progressivamente affermando come strumenti di orientamento per i viaggiatori e, allo stesso tempo, come leve competitive per le imprese ricettive. La sostenibilità non è più soltanto un elemento valoriale, ma una componente che incide sulle scelte di mercato.
Il futuro del turismo tra sostenibilità e valorizzazione locale
La combinazione tra politiche europee, evoluzione della domanda e centralità crescente dei territori sta contribuendo a ridisegnare la geografia del turismo europeo. Se questa trasformazione continuerà a consolidarsi, il turismo enogastronomico potrà rappresentare uno degli ambiti più coerenti con il nuovo paradigma, proprio perché fondato su un legame strutturale e non sostituibile con i territori.

