Milano, 30 gen. (askanews) – S&P conferma il suo giudizio sull’Italia, BBB+, e aumenta la fiducia sul Paese, alzando l’outlook da stabile a positivo. “La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga”, ha commentato il ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti.
Per gli analisti di S&P, “la prospettiva positiva riflette l’aspettativa che, nonostante la persistente incertezza nel commercio internazionale, il settore privato diversificato dell’Italia continuerà a sostenere le eccedenze delle partite correnti, mentre il settore pubblico dovrebbe ridurre gradualmente il proprio indebitamento netto, portando il debito pubblico su un lento trend di declino nel 2028”.
L’economia italiana, viene ribadito nell’analisi, “è l’ottava al mondo per dimensioni e beneficia di una notevole ricchezza privata, con una posizione patrimoniale netta del solo settore delle famiglie stimata a 11,2 mila miliardi di euro, pari a 5,2 volte il PIL (per il 2023, secondo i dati Istat). Il disavanzo pubblico complessivo dell’Italia dovrebbe scendere al di sotto del 3% del PIL nel 2026 su base accrual, per poi ridursi solo marginalmente negli anni successivi”.
Stime che hanno indotto S&P ad alzare l’outlook. “Aumenteremmo i nostri rating se l’Italia continuerà a rafforzare la propria posizione finanziaria esterna e a ridurre il disavanzo di bilancio su base contabile, portando il rapporto debito pubblico/PIL su un percorso discendente”.
In ogni caso, ricordano gli analisti, serve cautela perché se le “prospettive economiche dell’Italia – sono migliorate rispetto al periodo pre-pandemia, rimangono inferiori a quelle degli altri paesi dell’area euro. La crescita economica dovrebbe aumentare fino a circa lo 0,8% nel 2026 dallo 0,5% stimato nel 2025, grazie all’accelerazione dell’attuazione dei progetti finanziati dall’UE e all’aumento dei redditi reali. Prevediamo quindi che la crescita del PIL si stabilizzerà intorno allo 0,8% nel 2027-2028, con l’attenuarsi delle pressioni commerciali, a meno di un altro shock commerciale e nonostante il rallentamento degli investimenti pubblici”.
Sullo sfondo restano le tensioni geopolitiche, con “il rischio per il commercio europeo rimane elevato, poiché la frammentazione commerciale e le politiche imprevedibili degli Stati Uniti creano incertezza, distorcono la concorrenza ed espongono le vulnerabilità della catena di approvvigionamento”.

