Roma, 1 apr. (askanews) – Cinquantaquattro anni dopo, l’umanità si riaffaccia sulla Luna: nella notte fra mercoledì e giovedì Artemis II sarà la prima missione con equipaggio a uscire dall’orbita terrestre dall’ormai lontano 1972, quando l’Apollo 17 comandato da Gene Cernan mise fine – almeno temporaneamente – all’esplorazione lunare. La partenza è prevista per le 00.24 (ora italiana) di giovedì, con una finestra di lancio di circa due ore; le previsioni meteo sono buone e l’unica incognita tecnica è la pressurizzazione del vettore, che ha già causato in passato due rinvii della missione.
Per l’allunaggio vero e proprio occorrerà però attendere la missione Artemis IV, in programma nel 2028: quella che partirà questa notte con a bordo Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen è una missione orbitale non dissimile da quella storica dell’Apollo 8. In realtà la capsula si limiterà ad effettuare una traiettoria di rientro libero attorno alla Luna, esattamente come – in una situazione di emergenza – dovette fare l’Apollo 13, un paragone che la Nasa è comprensibilmente restia a pubblicizzare troppo.
Il comandante Reid Wiseman e il pilota Victor Glover sono alla seconda missione, così come la mission specialist Christina Koch; l’altro mission specialist, il canadese Jermy Hansen, è invece al suo primo volo; in particolare, va notato che Glover sarà il primo afroamericano a uscire dall’orbita bassa, Koch (che già vanta il record di presenza femminile nello spazio) la prima donna e Hansen il primo non statunitense. Quanto all’Europa, è presente attraverso il modulo di servizio ESM (European Service Module), che ospita il sistema di propulsione principale del veicolo e i pannelli solari. Rispetto ai loro predecessori, gli astronauti del programma Artemis potranno viaggiare in relativa comodità: la capsula Orion, con un diametro di circa cinque metri, è la più grande della storia – e soprattutto è dotata di una toilette completa; Apollo potrà però continuare a vantare un primato, quello del vettore più potente: Il sistema Sls – simile a quello utilizzato per gli Space Shuttle – ha un carico utile minore rispetto al vecchio Saturno V.
La missione durerà dieci giorni, con una prima fase che vedrà la capsula entrare in un’orbita terrestre con un apogeo di 70mila km, il che costituisce un record; dopo un giorno in cui verranno effettuati diversi test di sistema e manovrabilità Orion (battezzata “Integrity”) verrà inserita su una traiettoria di ritorno libero verso la Luna e salvo occasionali correzioni non dovrà più effettuare altre accensioni del propulsore prima del rientro. Il sorvolo lunare è previsto il sesto giorno: i quattro astronauti passeranno a una distanza minima dalla superficie compresa tra 6.500 e 10.000 chilometri, contro i 250 chilometri dell’Apollo 13; tuttavia potranno osservare meglio la faccia nascosta del nostro satellite perché sarà illuminata dal sole (i lanci delle missioni Apollo venivano effettuati con l’obbiettivo di un allunaggio in una zona illuminata della faccia visibile, quindi con quella opposta in ombra).
La fase critica sarà quella del rientro, che avverrà a una velocità di quasi 40.000 km/h, molto superiore ai circa 28.000 km/h delle navicelle che rientrano dall’orbita terrestre bassa; di conseguenza, lo scudo termico della capsula raggiungerà temperature di quasi 2.800 °C. Nella missione senza equipaggio Artemis I del 2022 era stata riscontrata infatti un’usura dello scudo termico molto maggiore di quella prevista; dopo numerose analisi e notevoli controversie, la Nasa ha deciso finalmente di non riprogettare lo scudo ma di modificare la traiettoria di rientro per ridurre il carico termico. L’ammaraggio è previsto nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste della California.

