Dopo avere tanto fatto (e continuare a fare) discutere nell’isola, i rifiuti siciliani sono finiti al centro delle preoccupazioni anche di chi sta all’estero. In Finlandia, uno dei tanti Paesi europei in cui la spazzatura da anni viene esportata per bruciare nei termovalorizzatori, da circa un anno si parla delle ecoballe che arrivano dall’estremo sud del continente. La Sicilia e la Finlandia hanno poco in comune. Tra le cose che tradizionalmente stanno più agli antipodi c’è il rispetto per l’ambiente, la pulizia dei luoghi: dalle nostre parti, scendere di casa e imbattersi in un cumulo di immondizia è cosa non rara, sia che si viva nelle città metropolitane che più in disparte tra le stradelle di campagna; un finlandese, invece, davanti alla stessa scena si chiederebbe se non sia finito nel set di un film distopico. Eppure nel Paese scandivano, in particolar modo nei dintorni del porto di Loviisa, c’è chi ha iniziato a chiedersi con insistenza cosa contengano i rifiuti siciliani, se siano stati trattati in maniera adeguata prima di partire o se invece possono rappresentare una minaccia per l’ambiente e per la salute.
Il caso di recente è finito all’attenzione della testata giornalistica Yle che a inizio mese ha dedicato un reportage all’attività di export. Una troupe è arrivata in Sicilia il mese scorso, per riprendere gli stabilimenti di Sicula Trasporti a Lentini. È infatti dagli stabilimenti dell’azienda sequestrata nel 2020 ai fratelli Antonello e Salvatore Leonardi, arrestati e poi condannati nell’inchiesta su corruzione e reati ambientali ribattezzata Mazzetta Sicula, che è partita la spazzatura arrivata in Finlandia. Il Quotidiano di Sicilia ha dedicato tanti approfondimenti alle spedizioni all’estero dei rifiuti. Un fenomeno che, per quanto fonti dalla Regione sottolineino rappresenti pochi punti percentuali rispetto alla produzione complessiva di spazzatura, testimonia l’attuale insufficienza del sistema di gestione regionale. A partire dalla carenza di impianti.
Termovalorizzatori in Sicilia e gestione rifiuti: la strategia del governo Schifani
Per quanto riguarda lo smaltimento il governo Schifani ha deciso di puntare tutto sui termovalorizzatori: uno da costruire a Palermo, l’altro a Catania, dovrebbero insieme trattare 600mila tonnellate all’anno. Una soluzione che per il presidente della Regione, così come il predecessore Nello Musumeci, è l’unica possibile per voltare pagina rispetto all’era delle discariche, ormai per larga parte sature e che comunque rappresentano un problema ambientale. Il servizio mandato in onda dall’emittente finlandese, però, proietta nuove ombre sui materiali che finirebbero nei forni. “Secondo le informazioni raccolte in almeno una delle spedizioni c’erano balle di rifiuti rotte e i rifiuti sono stati immagazzinati all’aperto. Un forte odore si è diffuso in un’ampia area attorno al porto e i residenti hanno cambiato le loro abitudini”, è il racconto che arriva dalla Finlandia.
Porto di Loviisa, Legionella e controlli ambientali sui rifiuti siciliani
Qui le autorità hanno anche accertato – il caso è finito in un documento del tribunale – la presenza di tracce del batterio della Legionella all’esterno di abitazioni non troppo distanti dallo scalo in cui arrivano i rifiuti. La testata ha raccolto testimonianze di persone che dopo essere stati esposti agli odori fastidiosi, alla fine dell’estate del 2024 hanno sofferto di diversi disturbi, tra febbre alta, mal di testa e difficoltà respiratorie.
L’ipotesi di una correlazione tra la presenza del batterio e le attività nel porto non ha avuto ancora conferme ufficiali ed è stata esclusa dal gestore dello scalo. Tuttavia, la preoccupazione nei dintorni di Loviisa è rimasta. Le autorità finlandesi hanno invece effettuato approfondimenti su ciò che riguarda i permessi ambientali che hanno reso possibile l’importazione dei rifiuti dalla Sicilia. A essere coinvolti nelle spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono le autorità di entrambi i Paesi coinvolti, oltre che quelle dei Paesi di transito chiamate a dare il bene stare all’attraversamento del proprio territorio. A settembre del 2023, la Regione siciliana ha autorizzato la spedizione di 60mila tonnellate di rifiuti in uscita dall’impianto di trattamento meccanico-biologico di Sicula Trasporti con destinazione l’impianto di recupero della Loviisan Satama Oy Satamatalonkuja. A svolgere il ruolo di notificatore, ovvero di fatto di soggetto intermediario che si occupa materialmente del recapito della spazzatura, è stata la società Vibeco, con sede in provincia di Milano.
Poche settimane dopo, un’altra autorizzazione con destinazione finale lo stabilimento della Vantaan Energy Oy è stata rilasciata dall’allora dirigente generale Maurizio Costa. In quel caso, il quantitativo è stato di 15mila tonnellate nel giro di un anno e a fare da notificatore la società Enki, anch’essa con sede legale a Milano. Ad agosto 2024, invece, sarà la Vibeco a ottenere una nuova autorizzazione della durata di dieci mesi per fare arrivare nel porto di Loviisa altre 90mila tonnellate.
Ma a essere arrivati in Finlandia non sono stati solo i rifiuti lavorati da Sicula Trasporti. Nel 2024, la Regione ha dato il proprio via libera anche a spedizioni in partenza dalla parte occidentale dell’isola. In quel caso l’impianto produttore è stato quello della ditta D’Angelo Vincenzo. La trasmissione finlandese si è soffermata anche sul periodo in cui le autorizzazioni sono state rilasciate dalla Regione: in quegli anni, infatti, a guidare la Sicula Trasporti erano già gli amministratori giudiziari nominati dal tribunale di Catania dopo il sequestro ai Leonardi. Fa parte oggi del consiglio d’amministrazione il commercialista Salvatore Belfiore. Il Quotidiano di Sicilia ha provato a contattarlo – senza successo – per porre domande su quanto denunciato in Finlandia e più in generale, considerata la futura realizzazione degli impianti in Sicilia, se i processi adottati all’interno dell’impianto del Tmb di Lentini diano sufficienti garanzie sulla capacità di trattare i rifiuti destinati ai termovalorizzatori.
Finora di problemi relativi all’export dei rifiuti si era parlato, peraltro proprio per la posizione di Sicula Trasporti, nell’estate del 2024. Il tema, tuttavia, aveva riguardato perlopiù il piano formale delle autorizzazioni in capo alla società. Alcune richieste di integrare le operazioni che è possibile effettuare all’interno dell’impianto erano rimaste pendenti alla Cts della Regione per un tempo eccessivo e ciò aveva portato il Tribunale di Catania, che come detto nomina gli amministratori giudiziari, a informare il governo Schifani della necessità di chiudere i cancelli per l’impossibilità di continuare a esportare in deroga alle norme che regolano i rifiuti in regime di recupero energetico. Alla fine, le autorizzazioni sono state aggiornate.
Inchiesta Mazzetta Sicula, mafia e rifiuti: le ombre sul sistema
Nell’inchiesta della testata finlandese, a parlare è anche Raffaella Vinciguerra, magistrata della procura di Catania titolare del fascicolo del processo Mazzetta Sicula, in cui sono stati condannati – la sentenza non è ancora definitiva – gli imprenditori Leonardi. Vinciguerra ha ricordato di come l’indagine abbia fatto emergere anche interferenze da parte di ambienti criminali, dentro e fuori gli impianti. Una correlazione quella tra mafia e rifiuti che i siciliani conoscono bene. Mentre in Finlandia, anche questo tipo di prospettiva deve sembrare qualcosa di irreale, lontano. O perlomeno così era fino a qualche tempo fa.
Su Comuni e cittadini siciliani macigno da oltre 300 € a tonnellata. Intanto avanzano i termovalorizzatori: affidata verifica progetti
Con gli oltre trecento euro a tonnellata – la scorsa estate Catania, principale cliente, ne pagava 310 – il tema della gestione dei rifiuti negli ultimi si è intrecciato, ancor più che con le istanze ambientali, con la questione finanziaria. I Comuni, che a Sicula Trasporti portano l’indifferenziata da sottoporre al trattamento meccanico-biologico, processo obbligatorio prima di passare allo smaltimento, sono vincolati alle richieste del privato. Mancando gli impianti pubblici, altro da fare non c’è. La spazzatura non può rimanere nelle strade e dunque le impennate dei costi vanno inghiottiti come bocconi amari. Amari per le finanze degli enti locali, ma anche per il consenso dei sindaci e dei consigli comunali che finiscono a ripetizione nel mirino delle invettive dei cittadini alle prese con Tari sempre più esose.
La Regione, dal canto proprio, ha provato ad ammortizzare il peso con dei contributi straordinari stanziati dall’Ars, ma si tratta periodicamente di soluzioni tampone. Il vero motivo che sta all’origine dell’aumento dei costi, perlomeno stando alle dichiarazioni degli attori coinvolti, è uno: la Sicilia non è più capace di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dell’isola e portare all’estero la spazzatura comporta delle spese aggiuntive.
Il caso della Finlandia, con i dubbi riguardanti la qualità del rifiuto partito dalla Sicilia e destinato ai termovalorizzatori del Paese scandinavo, riporta inevitabilmente l’attenzione allo scenario regionale. Il governo Schifani è sicuro che, nonostante le polemiche e i ricorsi alla giustizia amministrativa che ci sono stati e ci saranno, in Sicilia sorgeranno due termovalorizzatori.
La strada da fare è ancora lunga ma qualche novità c’è: giovedì scorso, infatti, è stata aggiudicata la gara per assegnare il servizio di verifica dei progetti. Quello di fattibilità tecnica-economica dei due impianti era stato affidato l’anno scorso, quello di livello esecutivo verrà sviluppato successivamente e inserito nella gara che riguarderà anche la realizzazione delle opere.
A occuparsi in entrambi della gara d’appalto è stata Invitalia, dopo che Schifani, nei panni di commissario straordinario per la valorizzazione energetica dei rifiuti, ha stipulato una convenzione per sigillare il rapporto di collaborazione con l’agenzia del governo. La vittoria nella procedura per i servizi di verifica è andata al raggruppamento di imprese costituito da Rina Check srl, Bureau Veritas Italia e Conteco Check. Le tre società firmeranno un contratto del valore di 3.111.112,53 euro, importo frutto del ribasso del 53,94 per cento presentato in sede di gara.
“Le prestazioni oggetto del presente appalto dovranno essere eseguite contestualmente allo sviluppo dei progetti da verificare. I termini per l’esecuzione delle prestazioni oggetto dell’appalto sono strettamente legati alla tempistica per la realizzazione dei progetti”, si legge nel capitolato. Nel dettaglio si parla di complessivi 140 giorni per ciascun termovalorizzatore. Questo il cronoprogramma nello specifico: per la verifica dei progetti di fattibilità tecnica-economica 80 giorni, mentre 60 per i progetti esecutivi.
Tali termini, tuttavia, non consentono di stabilire quando la partita riguardante la progettazione sarà definitivamente conclusa. A spiegarlo è indirettamente lo stesso capitolato d’appalto: “Resta inteso che l’avvio della prestazione di verifica in progress dei progetti esecutivi è subordinato all’individuazione e attivazione del progettista a seguito di una specifica procedura di appalto integrato, che sarà indetta a valle della validazione e approvazione dei progetti di fattibilità tecnica economica”.

