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Spiagge, dopo Harry è in arrivo il “Ciclone Ue”. Un anno per i bandi, ma mancano ancora i Pudm

Spiagge, dopo Harry è in arrivo il “Ciclone Ue”. Un anno per i bandi, ma mancano ancora i Pudm

I dati della Regione al 30 marzo 2026: solo Milazzo su 120 Comuni ha già approvato il Piano di utilizzo del demanio. Scatta il conto alla rovescia per la Bolkestein. De Luca (ScN): “Va rinviata”. Ma il rischio è una nuova multa all’Italia

La tempesta che ha colpito le coste siciliane nei giorni del ciclone Harry ha lasciato dietro di sé chilometri di arenili erosi, stabilimenti danneggiati, tratti di litorale impraticabili. Ma, insieme alle coste devastate dalla potenza del mare, a essere tornato di moda è il tema delle aree marittime e della loro corretta regolamentazione. Dal 21 gennaio scorso, proprio nei territori più colpiti dagli eventi meteo estremi, è infatti cresciuta la pressione per il rinvio dell’approvazione dei nuovi Piani di utilizzo del demanio marittime (Pudm), strumenti urbanistici che dovrebbero certificare la corretta applicazione della direttiva europea sui servizi nel mercato interno, la cosiddetta Bolkestein voluta dall’Ue. Un eventuale rinvio che, però, rischia di trascinare la Sicilia – e con essa l’Italia – in un ulteriore stallo giuridico, alimentando il numero di procedure di infrazione già aperte dall’Unione europea nei confronti dell’Italia. Anche per la gestione del capitolo rinnovi delle concessioni balneari.

De Luca all’Ars: “Senza certezze sui Pudm nessuno investirà per ricostruire gli stabilimenti”

Il tema è arrivato a essere discusso dall’Assemblea regionale siciliana, dove nelle scorse settimane l’attuale sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, ha sollecitato una riflessione politica sul rinvio dei Pudm nei territori colpiti dal maltempo, evocando l’esigenza di tutelare imprese e lavoratori messi in ginocchio dalle mareggiate. Un richiamo che intercetta un disagio reale, ma che si scontra con una questione giuridica di portata nazionale ed europea: senza Piani aggiornati e conformi alle linee guida regionali e al diritto comunitario, oltre al capitolo sanzioni, i Comuni siciliani restano esposti al rischio di contenziosi, commissariamenti e sanzioni indirette che pesano sull’intero sistema delle concessioni demaniali marittime.

La direttiva 2006/123/CE impone agli Stati membri di garantire procedure trasparenti e concorrenziali per l’assegnazione delle concessioni demaniali a fini turistico-ricreativi. L’Italia, nonostante ripetuti richiami della Commissione europea e una giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia dell’Unione europea, ha accumulato ritardi e deroghe, prorogando negli anni le concessioni esistenti. La conseguenza è stata una lunga sequenza di procedure di infrazione che, sebbene formalmente indirizzate allo Stato centrale, ricadono in modo concreto sui territori, chiamati a rendere operativa la disciplina attraverso strumenti urbanistici e regolamentari. Un passaggio che si concretizza prima a livello regionale e poi nei consigli dei singoli Comuni.

In Sicilia, il Pudm rappresenta il perno di questo processo. Senza un piano approvato e conforme alle linee guida regionali, i Comuni non possono per l’appunto governare in modo organico l’uso del demanio marittimo, né predisporre bandi coerenti con i principi europei di concorrenza e imparzialità su lungo termine. “Chi oggi, per la ricostruzione degli stabilimenti balneari, deve investire e ammortizzare in due anni è un folle. Per questo occorre chiarire immediatamente la questione della direttiva Bolkestein. Ribadiamo la richiesta di uno slittamento di questa direttiva”, ha sottolineato Cateno De Luca sollecitato proprio dal QdS. “Non c’è dubbio che la Bolkestein debba essere rimandata e ci stiamo battendo per questo obiettivo. I titolari dei lidi e degli stabilimenti balneari dal 2027 non saranno più titolari delle concessioni. Oggi nessuno investirà per ripristinare le strutture se poi non può rientrare degli investimenti. Serve individuare una soluzione, anche ponendo la questione in ambito europeo, per avere una finestra derogatoria di almeno cinque anni per la Sicilia”, ha aggiunto il leader di Sud chiama Nord.

In Sicilia solo Milazzo ha il Pudm approvato: il quadro comune per comune al 31 marzo

Il rinvio invocato rischia però di allungare ulteriormente un ritardo strutturale che dura da quasi 20 anni, da quando di fatto la Bolkestein è stata approvata ed estesa a tutti gli Stati membri. Il Quotidiano di Sicilia, in esclusiva, è riuscito a ottenere i documenti non ancora pubblicati da parte della Regione sullo stato di avanzamento dell’iter nei Comuni costieri dell’Isola. Al 31 marzo, l’unico Comune ad aver completato l’intera procedura è quello di Milazzo, che ha ottenuto l’ok dalla Regione lo scorso 26 marzo. La maggior parte dei Comuni (41, ndr), però, si trova ancora nella fase dell’adozione o della trasmissione alla Vas. “Snellire e velocizzare il procedimento” l’obiettivo indicato nella direttiva che l’assessore regionale Savarino ha firmato lo scorso 5 dicembre, indicando nel documento 14 adempimenti necessari per la nuova procedura semplificata che i Comuni devono osservare per recuperare il ritardo sull’approvazione dei piani di utilizzo delle aree demaniali marittime (Pudm). Da allora, le amministrazioni procedono però ancora a passo di lumaca. Un caso divenuto ancor più emblematico e necessario dopo quanto accaduto sul litorale di Mondello e denunciato dal duo La Vardera – Hallissey.

27 Comuni siciliani non hanno mai trasmesso il Pudm: il quadro che espone l’Italia alle sanzioni Ue

Sui 123 Comuni costieri della Regione Sicilia, di cui 120 chiamati a dotarsi di Pudm, in base al documento di cui è entrato in possesso in esclusiva il QdS, sono 41 i Comuni fermi alla fase di “Pre-valutazione positiva ai sensi del D.A. 152/2019 e parere Vas in corso”. Tra questi anche Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani e Agrigento. Tre sono i Comuni “in attesa di nuova documentazione per redigere decreto di approvazione”, altri tre sono esenti “dall’obbligo di pianificare su Demanio marittimo”: Pace del Mela, San Filippo del Mela e Paceco (esclusi dalla lista dei 120, ndr). Palermo con altri 7 enti è invece nella fase della “Pre-valutazione positiva ai sensi del D.A. 152/2019”; Catania, con altri 23 Comuni, è in fase di “Pre-valutazione in corso” con il Comune che “ha presentato il Pudm aggiornato al DA 152/2019”. Ancora 16 – tra cui Aci Castello, Giardini Naxos e Santa Teresa di Riva (località colpite dal ciclone) – si trovano in “pre-valutazione positiva ai sensi del D.A. 152/2019” con delibera del Consiglio comunale di pre-adozione. Sono addirittura 27, invece, i Comuni in alto mare tra documentazione da “da ri-prevalutare dopo modifiche del Comune”, o fermi a “Il Comune ha ricevuto prevalutazione di non conformità o negativa e non ha ancora ritrasmesso Pudm corretto” e alla fase “Il Comune non ha mai trasmesso il Pudm per la pre-valutazione”.

Questo il quadro generale siciliano, e non è neppure il peggiore tra le regioni italiane. Ma in assenza dell’approvazione del documento richiesto dalla Direttiva 2006/123/CE (Bolkestein) e dall’art. 49 TFUE, l’Italia sarà ancora costretta a pagare sanzioni carissime nei confronti dell’Ue. Uno stato di inadempienza che costa molto caro al nostro Paese, come raccontato nell’inchiesta del QdS della scorsa estate sulle infrazioni europee che, dal 2011 a oggi, hanno costretto l’Italia al pagamento di oltre un miliardo di euro di multe da versare nelle casse di Bruxelles.

La lunga strada per l’approvazione dei piani

Come funziona l’iter per l’approvazione dei Pudm? Nel mosaico incompleto dei Piani di utilizzo del demanio marittimo in Sicilia, emerge con chiarezza il nodo procedurale che rallenta l’intero sistema. Il percorso di approvazione si articola in tre fasi principali: redazione, adozione e approvazione. Nella prima fase, il Comune elabora il piano e lo trasmette alla Regione per il “visto di conformità” alle linee guida.

Qui si verifica la correttezza tecnica: dagli shapefile alla dimensione dei lotti, fino al rispetto dei parametri urbanistici. Solo dopo questo passaggio il piano torna al Comune, che può procedere con l’adozione in Consiglio comunale. È proprio l’adozione a rappresentare uno spartiacque: consente già l’emissione di bandi temporanei, fino a sei anni, ma non conclude l’iter.

Il Pudm adottato deve infatti essere trasmesso alla Valutazione ambientale strategica (Vas), con il relativo rapporto ambientale e la valutazione d’incidenza. Il fascicolo passa quindi al Comitato tecnico-scientifico regionale, che esprime il proprio parere.
Solo con il decreto di Vas il piano rientra nella disponibilità del Comune, che ne prende atto e lo ritrasmette alla Regione siciliana per l’approvazione finale. A quel punto, con decreto assessoriale, il Pudm diventa pienamente efficace: si aprono concessioni fino a vent’anni e avviene la formale consegna delle aree demaniali.

Tutto parte dalla Legge regionale n.32 del 16 dicembre 2020 della Regione Sicilia “Disposizioni in materia di demanio marittimo. Norme in materia di sostegno della mobilità”. Secondo quanto previsto dalla legge, in attesa dell’approvazione dei Pudm da parte dei Comuni, è consentito il rilascio di nuove concessioni per una durata di sei anni, purché siano coerenti con le previsioni del piano preliminare già adottato dal Comune o in corso di approvazione.

Se, una volta approvato definitivamente il Piano, la concessione risulta in contrasto con le sue previsioni, il concessionario ha un termine (almeno 90 giorni) per adeguarsi; altrimenti la concessione può essere revocata. Le richieste per occupazione di nuove aree devono essere corredate da attestazione di coerenza con il Pudm, le istanze che invece non contengono tale attestazione sono inammissibili. Il rilascio delle concessioni per sei anni è dunque subordinato all’espletamento di procedure ad evidenza pubblica, ai sensi della normativa regionale vigente (art. 7, comma 7 della L.R. 16 aprile 2003, n. 4).

Il 5 dicembre scorso, compreso il ritardo strutturale nell’adozione (con circa venti anni di ritardo, ndr) della normativa, la Regione Siciliana ha pubblicato una nuova direttiva che ridefinisce la procedura per l’approvazione dei Pudm, sostituendo le parti incompatibili delle precedenti circolari. Il documento, emanato dall’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente, stabilisce un percorso più dettagliato che coinvolge i Comuni, il Dipartimento regionale dell’Ambiente e il procedimento di Valutazione ambientale strategica.

La finalità era quella di introdurre tempi certi per le verifiche di conformità e per il rilascio del parere Vas, fino al termine perentorio entro cui l’Assessorato deve pronunciarsi sull’approvazione definitiva.