Sprechi alimentari, essere solidali è un gesto che conviene - QdS

Sprechi alimentari, essere solidali è un gesto che conviene

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Sprechi alimentari, essere solidali è un gesto che conviene

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venerdì 05 Febbraio 2021 - 07:50

Oggi ricorre l’ottava edizione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare. La legge 166/2016 prevede degli incentivi per le aziende operanti nel settore alimentare che effettuano la cessione gratuita a fini solidali di cibo.

Se lo scorso 29 settembre si celebrava la
prima Giornata internazionale della consapevolezza su sprechi e perdite
alimentari, risale al 2014 l’istituzione in Italia della Giornata nazionale
contro lo spreco alimentare
ad opera della campagna Spreco Zero e dell’Università
di Bologna, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari (Distal), in
collaborazione con il Ministero dell’Ambiente.

Oggi, 5 febbraio, ricorre l’ottava
edizione, ancora una volta incentrata sulla sensibilizzazione e sulla responsabilizzazione
dei cittadini su un problema che riguarda l’intero pianeta. Stando ai dati
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura
(FAO) sulle stime globali, ogni anno viene sprecato o perso circa un terzo dei
beni alimentari prodotti per il consumo umano.

SPRECO ALIMENTARE, POVERTÀ E FAME.
PROBLEMATICHE PARADOSSALI

Una problematica, quella dello spreco
alimentare, che entra in contrasto con un altro radicato e sempre attuale
dramma che colpisce milioni di persone nel mondo: la fame. Oggi circa 690
milioni di individui non riescono a racimolare il cibo utile a nutrirsi; le
persone che invece non possono condurre una sana vita alimentare raggiungono i
3 miliardi. Un paradosso che la pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che
accentuare dal momento che tra i suoi effetti collaterali vi è anche un aumento
della povertà.

Nel rapporto 2020 stilato da Caritas
Italiana
, facendo riferimento ai dati provenienti dai vari centri di
ascolto, il tasso dei “nuovi poveri” rispetto al 2019 si è innalzato passando
dal 31% al 45%: ciò significa che almeno un individuo su due si rivolge alla
Caritas per la prima volta.

A CATANIA L’INVENDUTO NON VIENE SPRECATO

Dati allarmanti ai quali si contrappone un
flebile spiraglio di luce rappresentato dai commercianti catanesi. In Sicilia,
terra di grande ospitalità, non ci si poteva aspettare altrimenti. Alcuni
piccoli imprenditori del settore alimentare ci hanno raccontato che, al fine di
ridurre al minimo gli sprechi di cibo, poco prima che i prodotti scadano li
dividono tra i propri dipendenti e, nei panifici, l’invenduto viene anche
consegnato alle persone più bisognose mentre parte del pane viene reimpiegato
per produrre confezioni di mollica da rivendere successivamente.

LO SPRECO ALIMENTARE NELLA GDO

Differente il discorso riguardante la Grande
Distribuzione Organizzata. Grazie alla legge n. 166 del 2016 promulgata “per la
cessione gratuita degli alimenti a fini di solidarietà sociale e per la
limitazione degli sprechi alimentari”, anche le catene di supermercati possono
donare i prodotti in scadenza e ciò avviene anche a Catania.

Due, tre giorni prima della scadenza indicata
sulla confezione, i prodotti vengono ceduti a enti come “Banco
Alimentare” o ‘”Comunità di Sant’Egidio” – ci fa sapere un
dipendente della GDO -. È bene precisare che tale donazione riguarda solamente
i prodotti confezionati, non quelli rotti perché questi ultimi potrebbero
essere contaminati. Dei prodotti in scadenza vengono destinati agli enti
sopracitati quelli che riportano sulla loro confezione la formula “da consumarsi preferibilmente
entro…”
. Se nella confezione non è presente la dicitura
“preferibilmente” o viene riportata solo la data di scadenza, la
merce non viene donata per paura che possa essere nociva. I prodotti che non
possono essere né venduti né donati sono pochissimi – specifica il dipendente –
e vengono smaltiti dallo stesso supermercato ad eccezione di quella merce per
la quale l’azienda fornitrice prevede il reso, in quest’ultimo caso le confezioni
vengono restituite al mittente.

DATA DI SCADENZA O PERIODO MINIMO?

Al fine
di ridurre gli sprechi in ambito domestico, è opportuno fare un distinguo delle
formule utilizzate sui prodotti per indicarne la scadenza. La dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”
indica il termine minimo di conservazione del prodotto. Ciò significa che se
quest’ultimo viene conservato correttamente, trattiene tutte le sue proprietà e
potrà essere consumato anche nei giorni successivi la data indicata sulla
confezione senza correre alcun rischio di sicurezza. Qualora sulla confezione
del prodotto venga indicata solo la scadenza – utilizzata generalmente per i
cibi rapidamente deperibili ossia i freschi (latticini, pasta fresca, carni,
pesce etc.) – senza la formula contenente il “preferibilmente”, questo dovrà
essere consumato entro la data indicata, superata la quale il prodotto in
questione potrebbe risultare nocivo a causa della proliferazione batterica.

COMBATTERE LO SPRECO ED ESSERE SOLIDALE
CONVIENE

La
legge 166/2016 prevede, all’articolo n. 17, degli incentivi per le aziende
operanti nel settore alimentare che effettuano la cessione gratuita a fini
solidali di cibo, in particolare, il Comune “può applicare – si legge – un
coefficiente di riduzione della tariffa (relativa alla tassa sui rifiuti ndr) proporzionale alla quantità,
debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita e
oggetto di donazione”.

Fungendo da stimolo per le attività commerciali che si occupano di vendita di prodotti alimentari, tale incentivo è altresì un contributo utile a contrastare il fenomeno dello spreco alimentare.

Alessandra La Farina

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