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Spreco alimentare, oltre mezzo chilo di cibo gettato a settimana

Spreco alimentare, oltre mezzo chilo di cibo gettato a settimana

Foodbusters: “passare dalla carità al lavoro professionale”

Roma, 3 feb. (askanews) – In Italia lo spreco alimentare resta un problema strutturale, nonostante i segnali di miglioramento registrati nell’ultimo anno. Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, nel 2025 ogni cittadino ha sprecato in media 555,8 grammi di cibo a settimana, in calo rispetto ai 683 grammi del 2024 (-18,6%), ma ancora al di sopra della media europea e lontano dall’obiettivo di dimezzamento fissato dall’Agenda Onu al 2030.

In occasione della Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare, l’associazione Foodbusters ODV, nata nel 2017 e attiva in tutta Italia con iniziative di raccolta delle eccedenze alimentari, ha presentato una ricerca sullo spreco alimentare in Italia, lanciando un atto d’accusa durissimo verso le istituzioni: “il contrasto allo spreco in Italia è ostaggio di un’inerzia sistemica che preferisce scaricare i costi sul volontariato gratuito piuttosto che riconoscere il valore professionale e ambientale del recupero”.

Le differenze territoriali restano marcate. Il Centro Italia registra il dato più basso (490,6 grammi settimanali), seguito dal Nord (515,2 grammi), mentre Sud e Isole rimangono l’area più critica con 628,6 grammi pro capite. Tra i nuclei familiari, le famiglie con figli mostrano i comportamenti più virtuosi (461,3 grammi settimanali), confermando una maggiore attenzione alla pianificazione degli acquisti.

Il dato domestico rappresenta però solo una parte del fenomeno. Nella ristorazione collettiva e scolastica, quasi il 30% del cibo preparato non viene consumato: il 17% resta nei piatti e il 13% è cibo integro che finisce nei rifiuti invece di essere recuperato. A monte, la Grande distribuzione e la ristorazione commerciale continuano a generare eccedenze significative, spesso gestite come un problema di smaltimento più che come una risorsa.

Lo spreco ha un impatto economico e ambientale rilevante. A livello globale, circa un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato, contribuendo a circa il 10% delle emissioni climalteranti. In Italia, nel solo 2025, gli eventi meteorologici estremi hanno causato quasi 12 miliardi di euro di perdite agricole, rendendo ancora più critico lo spreco di risorse alimentari, idriche ed energetiche già prodotte. Le richieste: obbligo di cessione gratuita del cibo edibile sul modello francese per grande distribuzione, mense scolastiche e ristorazione.

L’associazione Foodbusters ODV chiede un cambio di passo nelle politiche pubbliche. “Il modello basato esclusivamente sul volontariato non è più sostenibile – spiega l’associazione – Il recupero delle eccedenze deve diventare un’infrastruttura di welfare e di economia circolare”.

Tra le proposte: il rafforzamento della Legge Gadda con l’introduzione di obblighi di cessione gratuita delle eccedenze per la grande distribuzione, (come avviene in Francia, con multe e pene severe), una maggiore applicazione delle riduzioni TARI legate alle donazioni e la creazione di food hub territoriali con sedi pubbliche stabili per le organizzazioni specializzate nel recupero.

“Ogni chilo di cibo salvato è un costo evitato per il sistema dei rifiuti e una risorsa redistribuita – sottolineano i Foodbusters -. Lo spreco alimentare non è solo una questione etica, ma una grande inefficienza economica che il Paese non può più permettersi”.