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Stellantis, Fiom: situazione emergenziale, dal piano attese garanzie

Stellantis, Fiom: situazione emergenziale, dal piano attese garanzie

Lodi: Italia esclusa da partnership, dossier automotive passi a Chigi

Milano, 20 mag. (askanews) – Il piano industriale che il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, presenterà da Detroit dovrà dare risposte su tutti gli stabilimenti italiani, a partire da Cassino, e garantire produzioni aggiuntive, investimenti e tutela della filiera nazionale della componentistica. È la richiesta della Fiom-Cgil, alla vigilia dell’Investor Day del gruppo.

Per Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, la situazione italiana resta “a livello emergenziale”. Secondo il sindacato, Stellantis Italia ha perso in cinque anni oltre 12mila posti di lavoro e oggi conta circa 30mila dipendenti; il 56% degli addetti è interessato da ammortizzatori sociali. La produzione italiana è scesa del 20,6% da 480mila veicoli nel 2024 a 381mila nel 2025 di cui 214mila auto(-26%). Nei primi quattro mesi 2026 sono stati prodotti 150mila veicoli. L’utilizzo della capacità installata auto nel 2025 è rimasto “intorno al 23%, comunque sotto il 30%”, secondo Matteo Gaddi, del Centro studi Fiom nazionale. Sul quadro pesano anche le vendite: tra 2020 e 2025 Stellantis ha perso 620mila veicoli e 6,1 punti di quota in Europa, con volumi in calo del 20,4%, di cui 122mila veicoli e 11,2 punti in Italia, dove le vendite sono scese del 19,8%. In Italia, inoltre, dal 2021 le svalutazioni degli asset materiali, soprattutto piattaforme, superano 1,3 miliardi e gli accantonamenti legati a oneri e contenziosi con i fornitori superano i 2,1 miliardi.

L’annuncio del progetto E-Car a Pomigliano è giudicato “importante”, ma non sufficiente. La Fiom chiede di capire come si inserisca rispetto al piano Italia 2024, che prevedeva dal 2028 due modelli su piattaforma Stla Small e dal 2030 la nuova Pandina, e sollecita l’anticipo dei progetti annunciati, con il mantenimento delle due linee per garantire almeno gli attuali livelli occupazionali. La priorità resta Cassino, dove la produzione è scesa a 19.500 veicoli nel 2025 e a 2.900 nei primi quattro mesi 2026, con soli 20 giorni di lavoro. A pesare la cancellazione delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio elettriche che saranno sostituite da versioni multi-energy con avvio della produzione ancora da definire.

Per Melfi, dimensionato per circa 300mila auto l’anno e fermo a 32mila veicoli nel 2025, la Fiom chiede un modello mass market accanto a DS, Lancia Gamma e nuova Compass. Atessa resta il sito più solido, con 167mila veicoli nel 2025 e 71mila nei primi quattro mesi 2026, ma servono il nuovo Ducato e garanzie occupazionali rispetto all’automazione. A Modena, Maserati produce circa cinque auto al giorno su una capacità di dieci e per la Fiom serve un piano specifico di rilancio del marchio.

Riguardo le partnership industriali con i cinesi, la Fiom apre ad accordi, ma con produzioni “aggiuntive e non sostitutive”. “Non abbiamo bisogno di fabbriche cacciavite”, ha detto Lodi, riferendosi agli accordi con Dongfeng e Leapmotor, dai quali “per il momento l’Italia è esclusa”.

La Fiom solleva anche il nodo batterie dopo lo stop al progetto Acc a Termoli: con l’E-Car a Pomigliano “serve almeno un sito che produca batterie” in Italia, per evitare che il Paese diventi solo importatore di tecnologie e componenti, ricordando l’accordo di Stellantis con Catl per una gigafactory in Spagna.

Duro il giudizio sul governo. Per Lodi il Tavolo automotive del Mimit, nato con l’obiettivo di un milione di vetture poi trasformato in un milione di veicoli, “non ha prodotto nulla, anzi è stato dannoso”. In quasi tre anni non sono arrivati né il milione di veicoli né nuovi costruttori in Italia: per questo il dossier deve passare a Palazzo Chigi.

La Fiom chiede un nuovo fondo automotive e un confronto con il ministero del Lavoro per ammortizzatori sociali legati alla transizione. Il governo, dopo aver tagliato “dell’80%” il fondo da 6 miliardi, oggi parla di “1,5-1,6 miliardi al 2030: stiamo parlando di nulla”. Anche i fornitori rischiano di restare senza coperture.

Sul costo dell’energia, la Fiom contesta che possa diventare un alibi. Gaddi stima l’incidenza dei costi energetici per Stellantis in Italia intorno al 2% dei costi totali di produzione: 311 milioni su 2,3 miliardi di costi dei servizi e 15 miliardi di costi per materie prime. “È evidente che sul costo dell’energia ci giocano un po’. C’è una differenza significativa rispetto a Francia e Spagna, ma un conto è la siderurgia e un conto è l’auto”, ha aggiunto Lodi.