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Strage di Crans-Montana: ecco perchè il poliuretano ha ucciso in pochi istanti

Strage di Crans-Montana: ecco perchè il poliuretano ha ucciso in pochi istanti
Esplosione in Svizzera, gli aggiornamenti

La strage di Capodanno a Crans-Montana non è stata soltanto fatalità, ma anche un mix letale di chimica e fisica dei materiali

La strage di CapodannoCrans-Montana non è stata soltanto fatalità, ma anche un mix letale di chimica e fisica dei materiali. Le testimonianze dei sopravvissuti, che descrivono un incendio “lampo” capace di saturare l’aria in meno di sessanta secondi, stanno portando gli inquirenti verso un’unica direzione: la composizione del soffitto del locale interrato. Le scintille prodotte dalle candele pirotecniche avrebbero innescato una reazione a catena su un rivestimento altamente infiammabile, trasformando l’area dancing in un forno.

Il ruolo del poliuretano nella tragedia

​Al centro dei rilievi tecnici c’è la schiuma poliuretanica utilizzata per l’insonorizzazione. Se non trattato con additivi ritardanti di fiamma, questo materiale plastico non solo brucia con estrema rapidità, ma subisce un processo di liquefazione: il cosiddetto “gocciolamento ardente”. Chi era presente ha raccontato di una vera e propria pioggia di fuoco che cadeva dall’alto, rendendo impossibile la fuga e incendiando istantaneamente i vestiti sintetici dei presenti.

Il fumo ha favorito l’esplosione

​Oltre al calore, l’altro grande killer è stato il fumo. Il poliuretano, bruciando, rilascia monossido di carbonio e acido cianidrico, un gas che può rendere incoscienti le vittime dopo appena due o tre respiri. In un ambiente seminterrato, con una ventilazione limitata, la concentrazione di questi fumi ha trasformato le vie di uscita in corridoi ciechi e letali.

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