Stretti i cordoni della borsa, quante grosse balle sull’Europa dei 19 - QdS

Stretti i cordoni della borsa, quante grosse balle sull’Europa dei 19

Carlo Alberto Tregua

Stretti i cordoni della borsa, quante grosse balle sull’Europa dei 19

giovedì 02 Aprile 2020 - 00:00

Le principali istituzioni europee, ve lo ricordiamo, sono: la Commissione, che equivale al Governo o all’esecutivo; il Parlamento, che ha funzioni ridotte rispetto all’organo legislativo di ogni stato membro; il Consiglio europeo, il Consiglio dell’Unione europea ed infine la Banca centrale europea (Bce), che ha però la funzione di super banca solo per diciannove Paesi aderenti alla Uem, su ventisette.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ed il suo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, continuano a fare la voce grossa contro l’Europa, solo ai fini del consenso nazionale perché, com’è logico pensare, a Bruxelles e Strasburgo, si può solo negoziare e non imporre la propria volontà.
Vero è, d’altra parte, che il Governo italiano ha una leva su cui contare e riguarda il proprio voto sul Piano operativo 2021-27, cioè il bilancio del prossimo settennio. Questa leva non può essere adoperata ad libitum, ma con buon senso per evitare ritorsioni da parte delle stesse istituzioni Ue.

La presidente della Commissione, Ursula Von Der Leyen, si è espressa con una frase sibillina: “Non si esclude alcuna opzione (s’intende nei confronti degli Stati bisognosi colti dal virus) entro i limiti del Trattato”. Dunque ciò significa che non sono possibili opzioni al di fuori dei limiti del Trattato stesso.
Da parte del Governo italiano si chiede con voce alta, ma con poca obbiettiva forza, di potere contrarre un debito illimitato per distribuire a pioggia a chiunque risorse finanziarie, sotto la motivazione della crisi virale.
Questo non sarà possibile comunque in vigenza del Trattato di Dublino, ma anche perché vi sono dieci Paesi, con a capo la Germania, che si oppongono ai cosiddetti “Coronabond” e comunque all’allargamento dei cordoni della borsa utilizzando il Mes.
Non solo perché occorre una maggioranza qualificata, che non c’è, ma anche perché i finanziamenti ad un Paese in difficoltà, sono subordinati a precise condizioni di ristrutturazione del debito che comportano pesanti tagli alla spesa corrente del Paese debitore.
Veniamo al Mes (Meccanismo europeo di stabilità) o Esm, istituito con regolamento Ue (che ha valore di legge) numero 407/2010. Serve per attivare condizioni e procedure atte a concedere assistenza finanziaria al Paese dell’Unione che, a causa di eventi estranei al suo controllo, si trova o rischia di trovarsi in una situazione di grave disordine economico o finanziario.
L’assistenza viene concessa sotto forma di prestito o di linea di credito, deliberata con decisione del Consiglio dell’Ue a maggioranza qualificata. L’assistenza è fatta insieme alla Bce che valuta il fabbisogno di finanziamento e che impone condizioni. Le stesse vengono verificate periodicamente e solo il loro regolare adempimento comporta l’erogazione delle varie tranches del finanziamento medesimo.
Vi è anche un altro strumento e cioè il Fondo europeo per la stabilità finanziaria (Fesf), ma sia quest’ultimo che il Mefs sono stati riuniti nel Mes che è ormai operativo, con una capacità massima di 500 miliardi di euro.

Dal quadro che abbiamo delineato, si comprende perfettamente come tutte le richieste che il Governo italiano continua a formulare trovino poca audience nelle istituzioni europee, che sono obbligate al rispetto delle norme in vigore, da cui non possono derogare, anche volendo.
Ne consegue che tutti quelli che urlano, strepitano, insultano e imprecano (la cosa dispiace trattandosi di persone che rappresentano le istituzioni italiane) raccontano balle colossali che tentano di fare bere al popolo credulone, pronto ad ingerire qualunque sostanza perché incapace di filtrarla alla luce della conoscenza e della cultura.
Tutti i rappresentanti delle istituzioni e dei partiti italiani, di qualunque colore politico, continuano a parlare alla pancia dei cittadini per acquisire il loro consenso giorno dopo giorno. Ma essi dimenticano il proprio dovere che è quello di guidare il popolo al di là di ciò che esso chiede, mediante piani poliennali capaci di rimettere a posto le scarse finanze e di ricostruire dalle macerie Italia e Sud in modo da competere alla pari con i partner europei.

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