Milano, 1 feb. (askanews) – Cosa vuol dire “restare intelligenti” in un’epoca che pretende risposte in un clic, in cui la comunicazione è filtrata da uno schermo e i venditori di soluzioni facili hanno sempre offerte allettanti? A tentare una risposta è Paolo Borzacchiello con il suo ultimo “Restiamo intelligenti. La scienza delle interazioni umane”, il nuovo original book per Audible, la società di Amazon che produce e distribuisce audio entertainment.
Autore di numerosi titoli per Audible ed esperto di intelligenza linguistica, Borzacchiello accompagna l’ascoltatore in un viaggio lungo otto puntate (ciascuna di 45 minuti) in cui “parla di cose che ci riguardano tutti”, partendo da un concetto che è anche uno dei suoi titoli: “Usate il cervello senza esserne usati. Questa – ha detto presentando il suo ultimo lavoro – è un po’ la mia fissazione perché io sono letteralmente fissato su questa cosa. Per questo da piccoletto sono sempre stato definito un tipo molto strano, poi hanno cominciato a pagarmi, e hanno detto che sono diventato brillante!”.
L’audiolibro, in arrivo il prossimo 6 febbraio, esplora come funziona la scienza alla base delle nostre relazioni, comunicazioni e percezioni e attraverso ogni capitolo smonta miti e false credenze, dati e spunti concreti alla mano. “Sono balbuziente eppure faccio teatro e registro audiolibri – ha fatto notare – Quando devo parlare in modo disciplinato, riesco a farlo. È una soddisfazione personale, ma soprattutto mi piace pensare di poter ispirare gli altri: ognuno ha la sua forma di balbuzie, fisica o mentale”.
Nel mirino i “falsi miti” sulla crescita personale: “Purtroppo a volte ci propinano a basso prezzo frasi tipo ‘diventa intelligente in 21 giorni, pensa positivo, se pensi positivo la tua vita andrà bene, poi uno non riesce a farlo o la vita gli dimostra che a volte le cose vanno anche in modo inaspettato e uno ci resta male”. “L’opera di divulgazione che faccio io è proprio finalizzata ad aiutare le persone a capire come usarsi meglio, con i limiti che abbiamo, perché abbiamo dei limiti che sono invalicabili. Il mito del ‘se vuoi puoi, volere potere’ è uno dei miti che ha condannato così tante persone all’infelicità” ha detto. Basandosi su conoscenze di neuroscienze, psicologia e studi sul linguaggio, Borzacchiello affronta temi come la “sindrome dell’impostore”, che colpisce il 70% dei professionisti. “Io ho una vocina in testa che mi dice: ‘perché sei qui a parlare di questa cosa, cosa vuoi che glie ne importi?’ E ci devo fare i conti tutti i giorni, quindi il mio scopo è divulgare cose che non ti aiutano forse a dimenticare il bambino piccolo che sei stato, perché probabilmente non si può, ma a fare le cose lo stesso”.
Borzacchiello lambisce anche questioni di attualità, ampliando la riflessione all’importanza delle parole. “In Restiamo intelligenti spiego come funzionano veramente le parole, quando noi parliamo credendo di dire delle cose o credendo di fare il bene per noi e per gli altri e invece facciamo dei disastri totali”. E la tecnologia è inevitabilmente parte di questo ragionamento. “In questo momento stiamo delegando tantissimo all’intelligenza artificiale, l’interazione umana sta diventando una rarità e, invece, è una cosa preziosa, e non lo dico in modo critico rispetto alla tecnologia perché sono in grande fan della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, ma questa cosa sta impoverendo il cervello di sinapsi nervose e ci sta rendendo tutti quanti un po’ meno intelligenti”.
Secondo l’autore, la comunicazione digitale costringe il cervello a pensarsi in un modo diverso, a usare un linguaggio sempre più povero. “Per essere efficaci su WhatsApp o Instagram abbreviamo, togliamo avverbi, eliminiamo le virgole. Ma così togliamo al cervello la capacità di processare l’esperienza in modo ampio, e quindi l’intelligenza emotiva”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: “Diventiamo delle bestie pronte a scatenarci su Instagram e a infamare le persone e a perdere la capacità di gestire in modo empatico i rapporti”. “I social – avverte – non sono cattivi di per sé, ma vanno usati bene. Ascoltare un audiolibro, leggere, scrivere a mano serve a evitare una neuroplasticità inversa che fa regredire il cervello”.
Inevitabile un commento sul recente episodio che ha visto protagonista Federica Pellegrini e suo marito Matteo Giunta sui social. “Lì evidentemente c’è la mancanza di competenza a usare i social, a certi livelli quando hai una certa visibilità servirebbe la patente per usarli – ha detto – e poi secondo me, e lo dico in modo non oltraggioso rispetto alla protagonista di questa vicenda, ci può anche essere una difficoltà cognitiva: persone che hanno raggiunto magari la notorietà in certi campi, ma non riescono a pensare in termini metacognitivi”.

