Home » Askanews » Su stupri destra adotta testo Bongiorno. Opposizioni: tradito patto

Su stupri destra adotta testo Bongiorno. Opposizioni: tradito patto

Su stupri destra adotta testo Bongiorno. Opposizioni: tradito patto

Via la parola ‘consenso’. Pd: “Faremo di tutto per bloccarlo”. Fdi e Fi defilate

Roma, 27 gen. (askanews) – Dal patto Meloni-Schlein al muro contro muro. Dal voto unanime alla Camera allo scontro totale tra maggioranza e opposizione al Senato. La commissione Giustizia del Senato ha adottato oggi con i voti del centrodestra (12 a 10) il testo sulla violenza sessuale che riscrive l’articolo 609 del codice penale messo a punto dalla presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, la leghista Giulia Bongiorno. Un unico articolo dal quale sparisce la parola “consenso”, che in prima lettura a Montecitorio aveva raccolto l’appoggio bipartisan, e compare il “dissenso”.

“La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”, recita il testo.

Per il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, “è stato tradito un patto e qualcuno dovrà rispondere”. Bongiorno non è dello stesso avviso: “Il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, quindi il patto è stra-rispettato”. Anzi. Secondo la leghista “questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera perché lì tutta la parte del ‘freezing’ non c’era. Ora c’è una ‘presunzione di dissenso’ ogni qualvolta la donna non dice né sì né no perché è colta di sorpresa oppure c’è una situazione in cui è paralizzata, congelata dalla paura, il freezing”.

La seduta pomeridiana della commissione inizia subito incandescente. La presidente arriva con un testo ulteriormente rimaneggiato rispetto a quello della scorsa settimana. Quindi, oltre alla cancellazione della parola ‘consenso’, si prevede anche un inasprimento delle pene: da 7 a 13 anni nei casi di atti sessuali con violenza, minacce e abuso di autorità e da 6 a 12 anni per quelli compiuti contro la volontà della vittima (nella prima versione, le pene erano di 6-12 anni nel primo caso e di 4-10 nel secondo). Si alzano i toni tra Bongiorno e le senatrici del Pd Valeria Valente e Anna Rossomando e in un clima acceso si va al voto.

“Il testo Bongiorno peggiora la situazione per le donne rispetto all’attuale giurisprudenza e quindi è inaccettabile”, dice Valente annunciando che il Pd farà “tutto quello che il regolamento ci consente per impedire l’approvazione di un testo di cui non condividiamo assolutamente nulla”. Stesso spirito da M5s: “Abbiamo chiesto – dice Ada Lopreiato – la trasformazione da sede redigente a referente”, quindi un iter più lungo che vede sfumare l’approdo in aula previsto per il 10 febbraio.

Intanto le opposizioni hanno chiesto nuove audizioni, entro giovedì ogni gruppo presenterà la lista di chi vuole sentire. “Il testo base è un punto di partenza”, spiega Bongiorno che non rinuncia all’obiettivo “di trovare un accordo”. La strada tuttavia sembra tutta in salita. Sia Boccia che il leader M5s Giuseppe Conte chiamano in causa la premier Meloni: “Dica cosa ne pensa”. Bongiorno non rivela se ha consultato la presidente del Consiglio (“Non credo sia corretto”) mentre dice che con Salvini ha avuto “una breve interlocuzione”. Invece Boccia accusa la presidente della commissione Giustizia di aver eseguito “l’ordine e l’indicazione del suo partito che ha un approccio patriarcale”. Mentre, “Fi e Fdi balbettano e provano vergogna”.

Il partito di Tajani e quello della premier non si prodigano in dichiarazioni pubbliche sul nuovo testo. “Forza Italia è favorevole al testo base. Si riserva di presentare emendamenti. Oggi si è votata l’adozione del testo base che non è il testo finale”, si limita a dire il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri. Fdi non si sbottona: “Sentiremo le audizioni e a valle faremo le nostre valutazioni, sentiamo anche cosa ci dicono i tecnici, chiederemo anche noi un’audizione”, dice il senatore Fdi Gianni Berrino, componente della Commissione, unico a commentare. “Ad oggi – osserva – le posizioni tra maggioranza e opposizione sono molto distanti”. Mentre Carolina Varchi, deputata Fdi, correlatrice alla Camera del testo bipartisan, preferisce non commentare.