PALERMO – Quello annunciato da Cateno De Luca è “un percorso in solitaria in attesa che magari all’interno delle singole coalizioni maturino le convinzioni, intanto per una proposta unitaria; cosa che ancora non è avvenuta, né da parte del centrosinistra né da parte del centrodestra”. Questo è il presupposto per un confronto, secondo il leader di Sud chiama Nord, sia per il programma che per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione siciliana. Il sindaco di Taormina, fresco di ulteriori interlocuzioni con il centrodestra, ha anche “spoilerato” la prossima autocandidatura di Marco Falcone per Forza Italia, ponendo però fondati dubbi sul concreto sostegno che candidati come Giorgio Mulè e Marco Falcone possono riscuotere sia dal loro stesso partito di appartenenza che dal resto della coalizione.
Sondaggio Swg: Sud chiama Nord al 12%, centrodestra 45,5% e centrosinistra 40,5%
Sullo stato delle coalizioni in itinere, il sindaco di Taormina propone una disamina chiara che porta al centro del dibattito in modo ineludibile il proprio partito anche alla luce del sondaggio commissionato all’istituto demoscopico Swg: “È evidente che c’è per ora una operazione di cannibalismo all’interno delle stesse coalizioni, che non sta portando un voto in più rispetto a quello che è andare oltre e naturalmente conquistare una fascia di elettorato che fa la differenza”. La differenza quindi la farebbe solo Sud chiama Nord, e su questo sta giocando le sue carte Cateno De Luca che in conferenza stampa ha mostrato come secondo le rilevazioni di Swg al 5 giugno il consenso stimato per il partito autonomista dei sindaci vale il 12% e la somma delle intenzioni di voto degli attuali schieramenti è calcolata con il 45,5% per la coalizione di centrodestra ed il 40,5% per il campo largo di centrosinistra. Senza Cateno De Luca non si vince.
La Vardera secondo con il 18%, Musumeci terzo al 14%
Questa è la deduzione univoca di chi, sempre secondo il sondaggio, gode della fiducia del 20% del campione per le proprie capacità di risolvere le criticità della Sicilia. L’attuale golden boy della politica siciliana, unico candidato alla Presidenza della Regione e schierato con il campo largo, cioè il fondatore di Controcorrente Ismaele La Vardera, per Swg arriva al secondo posto con il 18%. Seguono poi Nello Musumeci (14%) e Renato Schifani (12%). Con percentuali a una sola cifra e raggruppati tra il 6 e il 2% di fiducia Giorgio Mulè (FI), Giuseppe Antoci (M5s), Peppe Provenzano (Pd), Barbara Floridia (M5s), Anthony Barbagallo (Pd), Nuccio Di Paola (M5s), Marco Falcone (FI), Luca Sammartino (Lega), Gaetano Galvagno (FdI).
Sull’ipotesi che alle prossime regionali il candidato alla Presidenza del centrodestra – stando ai sondaggi che vedono Fratelli d’Italia sorpassare Forza Italia anche in Sicilia – possa essere nuovamente il precedente governatore Nello Musumeci, Cateno risponde con una battuta al vetriolo: “Su Nello Musumeci, come ha fatto lui per la frana di Niscemi, mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Non era una battuta. Nello Musumeci è fuori gioco“. Altra ipotesi categoricamente scartata da De Luca è quella dell’appoggio di Sud chiama Nord a un cosiddetto “papa straniero” che dovesse venire imposto quale candidatura alla Presidenza della Regione.
De Luca con il centrodestra al 54%, con il centrosinistra al 44%, da solo al 20%
Resta che allo stato attuale dei fatti, e dei sondaggi, i soggetti con maggiore consenso sono entrambi leader di movimenti politici regionali, Cateno De Luca e Ismaele La Vardera, ed entrambi costituiscono una spinta verso Palazzo d’Orleans. Ma cosa accadrebbe se la sintesi, per entrambi gli schieramenti, dovesse essere quella di un De Luca o un La Vardera presidente della Regione? Il leader di ScN risponde a questa eventualità sostenendo che “potremmo dire una espressione carina, come tipica siciliana: sarebbero c…i amari”.
Tornando al sondaggio, i numeri e le percentuali rese da Swg affermano che se Cateno De Luca fosse il candidato alla Presidenza con il sostegno del centrodestra si arriverebbe al 54%, se andasse sostenuto dal centrosinistra si attesterebbe al 44%. Da solo, cioè sostenuto soltanto da Sud chiama Nord, arriverebbe al 20%. Quattro punti percentuali in meno quindi, al momento, rispetto al risultato del 2022. Ma un 20% su cui aveva già visto lungo Gianfranco Micciché sostenendo la necessità per il centrodestra di accogliere De Luca per vincere alle prossime regionali.
De Luca punta su Palermo e scalata ai consigli comunali
Ci sono però due problemi che al sindaco di Taormina non consentono di prendere la decisione delle decisioni. Uno è che secondo De Luca “gli interlocutori in Sicilia non ci sono, né nel centrosinistra né nel centrodestra, sono tutti in fila a Roma per aspettare ordini”. Una questione di “ascarismo” per l’autonomista convinto De Luca. L’altra criticità riguarda l’attuale stato dei rapporti tra gli stessi (ex) alleati del centrodestra. “Io non mi faccio tirare dalla giacca da un pezzo della coalizione, da un pezzo di un partito o da una corrente di un partito per far fare fuori gli altri”.
La sintesi della manovra politica di Cateno De Luca è che non ha cambiato idea sul non voler correre da solo né sul volersi nuovamente candidare alla Presidenza della Regione, ma che mentre mette sul tavolo i risultati dei sondaggi, che rilevano il gradimento di Sud chiama Nord non più localizzato nella sola provincia di Messina, uniti a un voto potenziale valutato 31% e ai 74.471 voti che il suo partito ha ottenuto in Sicilia alle amministrative dei comuni con il proporzionale, ma mentre attende che i due schieramenti – centrodestra e centrosinistra – decidano chi saranno interlocutori, candidati e programmi, continuerà a scalare consigli comunali. Una scalata che sta puntando adesso su Palermo, dove assicura che a luglio cinque consiglieri passeranno con Sud chiama Nord e che punterà alle prossime elezioni a Palazzo delle Aquile: “Noi avremo il nostro candidato a sindaco, sarà lo stesso modello usato a Messina”.

