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Sud, grave gap infrastrutturale

Sud, grave gap infrastrutturale
Ponte sullo Stretto di Messina

I signor “No” non capiscono

Quando si costruì l’Autostrada del Sole (1958-1964), essa si fermò a Napoli. Quando, all’inizio del XXI secolo, si cominciò a costruire la linea ferroviaria ad alta velocità (350 km/h) e quella ad alta capacità (250 km/h), i Governi dell’epoca decisero che l’Italia finiva a Salerno. Lì si trova l’ultima stazione della rete.

Politica settentrionalistica e 20 milioni di cittadini di serie B

Dai due fatti sopra indicati, risulta evidente come, chi ha governato il Paese dal 1948 in avanti, ha considerato i 20 milioni di cittadini che abitavano nel Mezzogiorno di serie inferiore agli altri 40 milioni, che abitavano nel Centro-Nord.

La politica settentrionalistica ha favorito lo sviluppo di quelle regioni che oggi hanno un Pil nettamente superiore a quello delle otto regioni del Sud.

Attenzione, questa non è una lamentazione, ma una fotografia a prova di smentita.

Chi ha perseguito questa politica dissennata e arrogante non ha fatto il bene del Paese, perché avere un terzo dei territori sottosviluppato è un danno per tutta la Nazione. Ma si sa, l’ottusità prende gli egoisti, i quali non vedono al di là del proprio naso.

Autostrade, porti, ferrovie e digitale: cosa manca al Sud per avvicinarsi al Nord

Alla lunga, però, questo comportamento danneggia tutti, italiani e italiane. Cos’è che manca al Pil del Sud per avvicinarsi a quello del Nord? Risposta univoca: le infrastrutture autostradali, stradali, porti, aeroporti, linee ferroviarie ad alta velocità e ordinarie e via elencando.

Per costruirle e portarle a livello medio di quelle settentrionali occorrono massicci investimenti, preceduti da una volontà politica di portare il Mezzogiorno a un livello economico e sociale uguale a quello del Centro-Nord.

Se si iniziasse una politica di tal fatta oggi, come programma della prossima legislatura (2027-2032), probabilmente alla fine del quinquennio, alcuni punti di differenza sarebbero cancellati. Sì, perché per arrivare a una situazione di totale pareggio occorrerebbero, forse, tre o quattro lustri di saggezza governativa, la quale finora non c’è stata. Mentre è auspicabile che arrivi al più presto, in quanto è inaccettabile questa grave differenza economica tra Nord e Sud.

I “Signor No” e le infrastrutture: protestano a prescindere mentre il Sud non cresce

Le infrastrutture, ecco cosa serve con urgenza per la crescita del Meridione. Ma contro di esse sono sempre intervenuti i “Signor No”, i quali protestano “a prescindere”, come diceva Totò.

Non capiscono, lor signori, che esse sono tassativamente indispensabili per la crescita del sistema economico e sociale del Paese. Più autostrade, più strade, più linee ferroviarie ad alta velocità, potenziamento di porti e aeroporti, reti e collegamenti digitali e via enumerando sono essenziali.

Pnrr da 194 miliardi: l’Italia ne spenderà solo 150-155

Qualcuno obietterà che ci vogliono le risorse finanziarie. Certo, il ridicolo della questione riguarda proprio le risorse finanziarie, che ci sono e non vengono usate per la grave incapacità del ceto politico e per una Pubblica amministrazione sconquassata, che non riesce a realizzare nessun programma nel tempo stabilito. Una irresponsabilità generalizzata che non vede termine.

Come è noto ai cortesi lettori, l’Unione europea ha messo a disposizione del nostro Paese, per il Pnrr, ben 194,4 miliardi di cui 71,8 a fondo perduto (cioè da non restituire, in regalo) e 122,6 invece che dovrebbero essere restituiti entro il 2058, con gli interessi.

Perché la faccenda è ridicola? Perché le istituzioni nazionali, alla fine del periodo, cioè il 31 dicembre 2026, non riusciranno a spendere l’intera somma. Dai dati che riusciamo a ottenere, con molta fatica, dal Ministero competente, sembra che si riuscirà a spendere e certificare una somma intorno a 150/155 miliardi. Ora, per la parte da restituire, non è una perdita, ma per quella regalata significa perdere tra i 10 e i 15 miliardi: un obbrobrio.

Dal Ponte sullo Stretto ai “Signor No”: un appello finale per costruire il Mezzogiorno

Un’ultima riflessione sui “Signor No”: studiate cosa serve al Paese, evitate di contrastare chi cerca di costruire le infrastrutture indispensabili, soprattutto al Sud, a cominciare dal Ponte sullo Stretto, che darà un impulso formidabile all’economia e all’occupazione non solo di Sicilia, Calabria e Mezzogiorno, ma dell’intero Paese.