Tagliare il poltronificio, tagliare le indennità - QdS

Tagliare il poltronificio, tagliare le indennità

Carlo Alberto Tregua

Tagliare il poltronificio, tagliare le indennità

venerdì 03 Maggio 2019 - 09:12

Siri non doveva diventare sottosegretario

Il sottosegretario al Mit, Armando Siri, non doveva essere nominato dal presidente del Consiglio, perché chi ha patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta a un anno e otto mesi non può entrare a far parte del Governo, secondo un principio etico universalmente riconosciuto per il quale non ci devono essere ombre neanche sulla moglie di Cesare.
Ma una volta che l’errore è stato commesso, risulta improponibile il rovescio della medaglia e cioè che chi riceva un’informazione di garanzia debba lasciare la sua poltrona.
Ricordiamo che l’informazione di garanzia viene emessa per tutelare il cittadino, il quale, con questo documento viene a conoscenza che su di lui si stanno svolgendo indagini. Ma esso non comporta automaticamente un’accusa da parte delle Procure, in quanto al compimento del periodo di indagini che dura sei mesi, se non prorogato, verrà deciso se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio dell’indagato. Ragion per cui, Siri deve restare dov’è in attesa della conclusione delle indagini.


Luigi Di Maio, capo politico dell’M5s ha fatto depositare alla Camera un Ddl recante norme per il taglio del poltronificio nelle Province ormai svuotate di contenuto. Nelle stesse però vi è comunque un’elezione, seppure di secondo grado. Significa che i componenti di Consiglio saranno eletti dai consiglieri dei Comuni che fanno parte di quella provincia.
Ricordiamo che la buona riforma costituzionale presentata dal governo Renzi fu approvata in doppia lettura dalla Camera e dal Senato, cioè ben quattro volte, ma poi bocciata dal cosiddetto Popolo quando fu sottoposta a referendum confermativo, che ebbe un esito negativo.
La riforma aveva almeno quattro buoni atout: il primo consistente, nell’abolizione delle Province, un ente intermedio tra Regione e Comune ormai del tutto inutile, perché si occupa solo di manutenzione di strade provinciali e scuole di secondo grado.
Il secondo riguardante la cancellazione del Cnel (Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro), un ente del tutto inutile, che costa decine di milioni.
Il terzo riguarda l’attribuzione allo Stato di molte materie concorrenti con le Regioni che oggi bloccano di fatto tante leggi.

Vogliamo ricordare un quarto punto della riforma: riguardava l’eliminazione diretta di 315 senatori lasciando un Senato con elezioni di secondo grado, azzerando le prebende di coloro che sarebbero stati eletti da Regioni e Comuni.
Renzi commise l’errore di metterci la faccia, nel senso: o con me o contro di me. In tal modo coalizzò tutti i suoi avversari politici e quelli dentro il suo partito e realizzò il noto risultato di ricevere il 60% di No. Errore di gioventù.
Di Maio ha fatto presentare un altro Ddl per tagliare le indennità di vario tipo dei parlamentari e riportarle alla media europea. Non sappiamo se questa maggioranza si troverà su questa linea .
Il taglio della spesa pubblica, mediante un’apposita revisione, è il cruccio dei governi degli ultimi 25 anni: nessuno ci è mai riuscito, con la conseguenza che non solo la spesa pubblica non è stata tosata, ma è sempre aumentata, e con essa il debito pubblico.


Non c’è dubbio che i cittadini veramente bisognosi, forse sei o settecentomila, debbano essere assistiti in tutti i sensi, ma non è pensabile di elargire assegni a chi invece si trovi in condizione di lavorare.
Un’opera diseducativa dei vari sindacati riguarda la litanìa del posto di lavoro. La Costituzione non tutela il dipendente affinché trovi un posto di lavoro ma affinché abbia opportunità di lavoro. Chi impedisce a un dipendente di crearsi un lavoro autonomo? Chi impedisce a un operaio meccanico di aprire una sua officina? Chi impedisce a un giornalista di diventare editore? E così via.
Certo, per fare il salto da dipendente a lavoratore autonomo occorrono coraggio, inventiva, spirito di sacrificio e volontà ferrea, nonché tenacia e perseveranza. Non tutti sono dotati di queste qualità, con la conseguenza che non solo non trovano il lavoro come lo vorrebbero, ma non si formano continuamente per migliorare le proprie competenze e mettersi in fase con le offerte di lavoro che ci sono, sono tante, ma solo per chi ha capacità professionali.

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