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Tajani domani in Cina: missione riequilibrio deficit commerciale

Tajani domani in Cina: missione riequilibrio deficit commerciale

Tre giorni di incontri di alto profilo tra Pechino e Shanghai

Pechino, 15 apr. (askanews) – Questa sera, al termine della conferenza umanitaria sul Sudan a Berlino, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani prenderà un aereo che lo porterà in Cina per un ‘”importante missione economica” di tre giorni al via domani, volta a rafforzare, riequilibrandole, le relazioni economiche tra i due Paesi.

Nella capitale Pechino e nell’ancora più popolosa Shanghai il ministro incontrerà i vertici di importanti imprese cinesi e italiane ma la missione rappresenterà anche, aveva spiegato ieri lo stesso Tajani, “un’occasione preziosa per discutere del ruolo di Pechino per la pace”.

L’appuntamento clou della tre giorni del vicepremier sarà infatti l’incontro nella capitale con l’omologo Wang Yi previsto per domani pomeriggio alle 18,30 (le 12,30 in Italia), nel corso del quale il potente ministro degli Esteri cinese cercherà nel nostro Paese una nuova “sponda” occidentale rispetto alla percepita erraticità statunitense sulla guerra all’Iran. Erraticità peraltro avvertita ora in modo preoccupante anche a Roma, dopo le critiche del presidente Donald Trump alla premier Giorgia Meloni che, a suo dire, non lo starebbe aiutando a risolvere il problema dello Stretto di Hormuz.

La questione è di estrema importanza anche per la Cina, che importa tramite lo Stretto ampia parte delle proprie forniture di greggio. E’ praticamente certo, quindi, che Wang illustrerà al vicepremier italiano il piano per la pace in 5 punti promosso dal presidente Xi Jinping che prevede: il cessate il fuoco immediato; l’avvio di negoziati nel rispetto della sovranità dell’Iran e degli Stati del Golfo; la protezione dei civili e delle infrastrutture civili, comprese quelle energetiche e nucleari; la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale; e il primato della Carta delle Nazioni Unite come quadro per una pace duratura.

Tornando all’aspetto economico della missione, prima di Wang, alle 15 (le 9 in Italia) Tajani vedrà il ministro per il commercio cinese Wang Wentao, insieme al quale parteciperà prima alla riunione della Commissione economica mista e poi a un “Dialogo imprenditoriale” con un numero ristretto e selezionato di imprese italiane e cinesi. Per inquadrare l’importanza degli incontri va sottolineato che la Cina è il principale Paese di destinazione delle esportazioni italiane nell’Asia-Pacifico, con una quota del 27% sul totale dell’export regionale, e rappresenta anche il principale Paese di origine delle importazioni italiane dall’area, con il 63% del totale. Ma soprattutto, la Cina è il nostro primo partner commerciale in Asia e il secondo tra i Paesi extra-Ue (dopo gli Usa), con un interscambio di quasi 75 miliardi nel 2025 (+11,2% rispetto al 2024). Pechino è inoltre il secondo fornitore dell’Italia e il 10º mercato di destinazione dell’export italiano.

I dati provvisori relativi al 2026 (gennaio-febbraio) – segnala la Farnesina – certificano una crescita dell’interscambio (12,6 miliardi di euro, +8,3% rispetto allo stesso periodo del 2025), dovuta ad un aumento delle nostre importazioni di beni cinesi (+9,2%) e delle nostre esportazioni (+4,5%), con un relativo peggioramento del nostro deficit commerciale, a conferma della natura strutturalmente squilibrata delle nostre relazioni econ Pechino. E infatti la missione del ministro Tajani punta anche ad avviare un’azione di riequilibrio delle relazioni economiche attraverso rimozione delle barriere non tariffarie che limitano l’accesso al mercato cinese dei prodotti italiani, in particolare del settore agro-alimentare, attraverso il rafforzamento della tutela della proprietà intellettuale, la rimozione delle restrizioni all’accesso per le aziende straniere agli appalti pubblici cinesi e il miglioramento delle condizioni per le imprese straniere che operano in Cina.

L’esigenza di riequilibrio riguarda anche gli investimenti: mentre l’Italia continua ad investire in Cina (nel 2024 lo stock di ‘Ide’ italiani in Cina è stato pari a 15,9 miliardi di euro, in leggero aumento rispetto ai 15 miliardi del 2023), gli investimenti cinesi in Italia sono decisamente al di sotto del potenziale (4,3 miliardi nel 2024, in aumento rispetto ai 2,8 miliardi del 2023).

Non solo economia, però. Anche dal punto di vista culturale le relazioni tra Italia e Cina vengono definite dalla Farnesina “ottime e proficue”, dopo la celebrazione, lo scorso anno, del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche. A febbraio di quest’anno in occasione della visita in Cina del ministro Giuli, sono state inaugurate le mostre “Geometria Armonia Vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antico al Classico” e “Pompei. Un’eterna scoperta”.

Domani mattina invece Tajani, prima di fare rotta verso Shanghai, inaugurerà, presso il Museo Nazionale di Arte della Cina, la mostra “Omaggio ai grandi maestri. Da Leonardo a Caravaggio. Capolavori del Rinascimento italiano”, la prima di tre mostre che gli Uffizi e il National Art Museum of China hanno concordato di organizzare a Pechino. Saranno esposte 36 opere, che abbracciano un arco temporale che va dal 1470 circa fino al 1610, provenienti dalle Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, di Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Caravaggio.

(di Massimo Santucci)