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Tangenti alla Regione, Giuseppe Lombardo evita i domiciliari: il gip respinge la richiesta della Procura

Tangenti alla Regione, Giuseppe Lombardo evita i domiciliari: il gip respinge la richiesta della Procura
Giuseppe Lombardo, MpA. Foto da profilo Facebook

Il gip rigetta le misure cautelari per il deputato Mpa-Grande Sicilia. La decisione riguarda anche altri indagati nell’inchiesta

Il deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo, esponente di Mpa-Grande Sicilia e nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, non andrà agli arresti domiciliari. La gip di Palermo, Giuseppa Zampino, ha infatti respinto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che ha coinvolto anche l’ex vicepresidente della Regione, l’avvocato Gaetano Armao, finito agli arresti domiciliari.

La decisione riguarda anche altri indagati. Il giudice ha rigettato le richieste di misure cautelari nei confronti degli imprenditori Mario Lupo e Sergio Vella e dei manager Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne. Respinta anche la richiesta di obbligo di dimora avanzata nei confronti della manager Benedetta Costanzo.

Giuseppe Lombardo: “Piena fiducia nella magistratura”

Dopo la decisione del gip, il deputato regionale ha affidato a una nota il proprio commento, esprimendo soddisfazione per il rigetto della richiesta cautelare. “Apprendo con grande soddisfazione la notizia del rigetto della richiesta di misura cautelare”, ha dichiarato Lombardo. “Ho sempre riposto massima fiducia nell’operato della magistratura, inquirente e giudicante e, nella piena consapevolezza di avere sempre agito nell’assoluto rispetto della legge, confido che la mia posizione sia definitivamente chiarita”.

Il parlamentare ha anche parlato delle settimane trascorse dall’emergere dell’inchiesta e della tensione legata alla possibilità di un provvedimento restrittivo. “Non faccio mistero della tensione con cui ho vissuto questi giorni”, ha aggiunto ringraziando i familiari e “la comunità politica autonomista” per la vicinanza ricevuta.

L’interrogatorio e il caso dell’assunzione alla Samo

Alla vigilia della decisione, Lombardo era stato ascoltato per quasi tre ore dal giudice per le indagini preliminari e dai pubblici ministeri nell’ambito dell’interrogatorio preventivo. Il deputato si era presentato assistito dai suoi legali, gli avvocati Vincenzo Maiello e Maria Licata. Al termine dell’audizione, Maiello aveva descritto il confronto come approfondito sottolineando che il proprio assistito aveva fornito risposte dettagliate sui fatti contestati.

Tra gli episodi al centro dell’indagine figura l’assunzione di una consigliera comunale di Gravina di Catania alla Samo, realtà che opera nel settore delle cure palliative. Secondo l’ipotesi accusatoria, Lombardo avrebbe imposto l’inserimento della donna all’interno della struttura. Una ricostruzione che la difesa contesta. Secondo i legali, il deputato avrebbe ricevuto richieste di personale per il settore delegando successivamente la questione al proprio capo staff. Non si sarebbe quindi occupato direttamente né dell’assunzione né delle successive proroghe contrattuali.

Lombardo avrebbe inoltre riferito di non essere presente alla seduta della commissione Sanità durante la quale era stato affrontato il tema delle cure palliative.

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