Taormina, una “cura del ferro” per la rivoluzione dei trasporti - QdS

Taormina, una “cura del ferro” per la rivoluzione dei trasporti

Massimo Mobilia

Taormina, una “cura del ferro” per la rivoluzione dei trasporti

mercoledì 30 Giugno 2021 - 00:01

Passi in avanti per l’iter legato alla realizzazione del raddoppio ferroviario Messina-Catania: per la capitale del turismo siciliano sono previste due nuove stazioni, di cui una collegata al centro

TAORMINA (ME) – Prosegue l’iter per la realizzazione del raddoppio ferroviario Messina-Catania, che coinvolge direttamente Taormina, in un mega progetto che porterà alla luce due scali totalmente nuovi nella capitale del turismo siciliano. Nei giorni scorsi, Rfi ha aggiudicato infatti la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori del primo lotto funzionale riguardante la tratta tra Fiumefreddo e Taormina-Letojanni, al gruppo WeBuild per un valore di circa 640 milioni di euro.

Lo stesso consorzio che vede impegnato per il 70% la ditta già conosciuta in passato come Impregilo, affiancata da Pizzarotti al 30%, era stato l’aggiudicatario anche del secondo lotto funzionale, per la stessa linea nel tratto compreso tra Messina-Giampilieri e Taormina, del valore di oltre 1 miliardo di euro. Come più volte spiegato in queste colonne, la Perla dello Ionio si trova insomma al centro di questo nuovo grande investimento da parte di Rete ferroviaria italiana, necessario per rendere più veloce il collegamento su rotaie tra Messina e Catania, e contestualmente fino a Palermo, sia per il traffico merci che per quello passeggeri.

A lavori conclusi, si calcola che per percorrere la distanza tra Taormina e il capoluogo etneo ci vorranno soltanto trenta minuti di treno. Una svolta importantissima per la mobilità turistica della Sicilia orientale, per i visitatori che ogni anno circolano tra lo scalo aeroportuale di Fontanarossa e la città del Centauro, che nell’ambito di questo progetto avrà finalmente anche una propria stazione collinare, direttamente collegata al centro storico. Il nuovo scalo sorgerà infatti, a circa sessanta metri di profondità nell’attuale zona di sosta denominata Madonnina, nei pressi del parcheggio Lumbi all’ingresso Nord della città. Attraverso un sistema di ascensori e tapis roulant, i viaggiatori potranno raggiungere, in tutta comodità, il sovrastante parcheggio e poi scegliere il modo più congeniale per raggiungere le altre vie, se attraverso gli autobus di linea o tramite gli ulteriori ascensori che Rfi si è impegnata a realizzare insieme al Comune, tra le opere compensative, utili ad avvicinare ancor di più la stazione ferroviaria al centro pedonale.

La seconda stazione nascerà invece, nella frazione di Trappitello, studiata per sostituire l’attuale scalo Alcantara e servire l’intera e popolosa vallata, grazie a un tratto di ferrovia totalmente nuovo, che partirà dalla stazione di Letojanni, per raggiungere i due nuovi scali taorminesi attraverso un complicato sistema di viadotti e gallerie, e riallacciarsi infine al doppio binario già esistente nella stazione di Fiumefreddo. È proprio quest’ultimo il lotto appena aggiudicato e lungo 15 km, attraverso i quali verrà dismessa la vecchia linea costiera, con la costruzione della stazione interrata a Taormina, una galleria artificiale a Fiumefreddo, tre gallerie naturali (a Calatabiano, Letojanni e a Taormina) e due viadotti (sul torrente Fogliarino e lungo l’Alcantara per circa 1 km). Insomma, la parte di cantiere più impegnativa che, secondo le stime della ditta aggiudicataria, darà lavoro a circa 8 mila persone. L’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, ha auspicato che si possa partire con i lavori a febbraio del 2022.

Il fato ha voluto quindi che, ancora una volta le strade tra la città di Taormina e la ditta costruttrice Impregilo (oggi WeBuild) si incrociassero. Come sappiamo, tra le parti è in corso una contesa legale, ormai ventennale, a seguito dei lavori che portarono alla realizzazione dei grandi parcheggi taorminesi Lumbi e Porta Catania. Nonostante i contenziosi che si sono sviluppati negli anni siano ancora suddivisi in diversi processi (se ne contano almeno sei), c’è stato comunque un pronunciamento da parte della Corte di Cassazione che ha dato ragione al Comune, bloccando un decreto ingiuntivo del valore di 28 milioni di euro, e rimandando le parti in Corte d’Appello.

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