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Taormina, “sanificazione contabile” in corso

Massimo Mobilia

Taormina, “sanificazione contabile” in corso

mercoledì 07 Ottobre 2020 - 00:01
Taormina, “sanificazione contabile” in corso

Il documento è stato esitato dal Consiglio comunale, ma con il parere negativo dei Revisori. Pesa una “cattiva capacità di riscossione” che priva le casse dell’ente di entrate essenziali

TAORMINA – Nella la tormenta economica causata dall’emergenza sanitaria, il Comune ha ripreso il percorso di “sanificazione contabile”, arrivando finalmente ad approvare il Rendiconto 2018.

Presentato dalla Giunta lo scorso luglio il Conto consuntivo, la cui annualità è stata contesa dalla precedente Amministrazione di Eligio Giardina con quella attuale del sindaco, Mario Bolognari, è stato esitato dal Consiglio comunale nell’ultima seduta del 28 settembre. Non senza polemiche e un ampio dibattito in Aula.

Ancora una volta, infatti, il Collegio dei Revisori contabili (il cui mandato è in scadenza) ha dato parere negativo, perché il documento sarebbe privo di allegati necessari a giustificare la copertura finanziaria a un disavanzo di circa 6 milioni di euro. Tutto in regola, invece, secondo l’Amministrazione, che ha risposto ritenendo pretestuoso il giudizio dei Revisori, se si considera che nel 2016, a fronte di una situazione contabile molto simile, era stato dato al contrario parere favorevole.

Ci sarà ancora da lavorare, insomma, alla Corte dei Conti per valutare i bilanci taorminesi, che sono al vaglio dei giudici da diversi anni. Eppure gli uffici di Palazzo dei Giurati hanno intrapreso negli ultimi due anni l’arduo obiettivo di rimettersi in linea con l’approvazione, nei tempi previsti dalla legge. Obiettivo rallentato adesso dall’emergenza pandemica.

Approvare in tempo i bilanci significherebbe sbloccare i trasferimenti statali, almeno 4 milioni di euro destinati a Taormina che al momento sono congelati al ministero dell’Interno, e poi poter assumere nuovo personale e risolvere le emergenze di sotto organico che attanagliano gli uffici e la Polizia Locale. La città del Centauro ha le mani legate anche dal Piano di riequilibrio finanziario, approvato nel 2018 per far fronte al rischio default e ripianare 18,4 milioni di euro in debiti fuori bilancio, di cui 11,8 milioni risalenti addirittura a prima del 2001. Situazione che ha privato il Comune anche della possibilità di chiedere anticipazioni di liquidità al Governo, consentite dai vari decreti rilancio.

Nonostante negatività e polemiche, andando a leggere il Rendiconto 2018 l’Amministrazione ha comunque ritenuto che “l’Ente non presenti una situazione tale da considerarsi strutturalmente deficitario”. Dichiarazione scaturita dalla valutazione dei parametri che il Ministero dell’Economia indica per accertare lo stato deficitario dei Comuni, e sui quali Taormina ha superato la prova in sette valori su otto. Unica criticità confermata la “cattiva capacità di riscossione”. Tanto è vero che il valore dei residui attivi continua a mantenersi decisamente alto, con circa 9,2 milioni di euro di imposte non riscosse, di cui 6 milioni e mezzo sarebbero da considerarsi ormai di dubbia esigibilità. Quella dei residui in bilancio non è certo l’unica nota dolente. Continua a esserci, infatti, il solito larghissimo margine di differenza tra le spese correnti, che nel 2018 hanno chiuso a 17,8 milioni di euro, e le spese in conto capitale, ferme ad appena 405 mila euro. Diciassette milioni di euro che sono venuti meno agli investimenti e, quindi, allo sviluppo della città. Si è dovuto ricorrere, infatti, a un avanzo di cassa per circa 10,9 milioni per pareggiare i conti con le entrate e chiudere a pareggio con circa 39,6 milioni di euro.

Si lavora adesso per chiudere in fretta il Previsionale 2020, mentre continua la trattativa con lo Stato per le quote di ristoro per le minori entrate. Gli iniziali 978 mila euro che erano stati assegnati a Taormina sono stati giudicati, a ben vedere, insufficienti per coprire i mancati introiti dovuti alla crisi. La correzione riguarderebbe 1 milione e 680 mila euro che arriverebbero, in aggiunta, per coprire l’Imu e le tasse del suolo pubblico, oltre a un altro milione e mezzo che il Decreto di Agosto avrebbe sbloccato soltanto per far fronte alle perdite derivanti dalla tassa di soggiorno.

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